religione greca
Scena di sacrificio [da Pitsà (Grecia), Museo Nazionale, Atene]

La religione greca si esprimeva soprattutto nell’osservanza dei riti e nella celebrazione di feste.

I riti della religione greca

Il rito era l’atto con cui si cementava il buon rapporto tra l’individuo e le divinità. Il rito era anche uno dei momenti in cui la comunità cittadina si ritrovava insieme e si riconosceva nella comune religione.

Nei riti assumeva particolare rilievo il sacrificio animale, che prevedeva un preciso cerimoniale. Dopo aver condotto l’animale da immolare in processione all’altare, con tanto di accompagnamento musicale (di solito era previsto che ci fossero due giovinetti che suonavano rispettivamente la lira e l’aulòs [il doppio flauto]), tutti i partecipanti al rito si lavavano le mani; veniva quindi spruzzata un po’ d’acqua sul capo della vittima che, scuotendo la testa, dava il suo simbolico assenso al sacrificio. Poi, si prendevano chicchi d’orzo non macinato da un canestro e, dopo aver innalzato le mani al cielo e invocato gli dèi, si gettavano sull’altare e sulla vittima. A quel punto, il sacerdote tagliava con il coltello sacrificale alcuni peli dell’animale e li buttava nel fuoco per poi procedere immediatamente all’uccisione. Normalmente, le parti dell’animale non commestibili venivano bruciate come offerta agli dèi, mentre alcune delle interiora e le carni erano arrostite e mangiate dai partecipanti.

Un altro tipo di sacrificio era costituito dall’offerta di prodotti, spesso primizie, provenienti dalla terra, oppure di essenze o omaggi di altro genere: in tal caso i doni venivano semplicemente deposti nei luoghi sacri oppure gettati nel fuoco.

Forma di offerta importante era anche la libagione, ossia il versamento a terra o sull’altare di un liquido: vino, latte, olio oppure miele, a seconda della divinità da celebrare. La libagione veniva spesso associata a un’invocazione o a una preghiera.

La preghiera era parte integrante di ogni cerimonia. La forma di preghiera più elementare era quella costituita da semplici costruzioni verbali, a volte prive di senso, come un grido o un lamento, che solitamente accompagnavano riti, sacrifici, processioni e danze. È il caso, per esempio, dell’urlo acuto delle donne che invocavano gli dèi durante i sacrifici, oppure del grido indemoniato che accompagnava i festeggiamenti dionisiaci.
Esisteva naturalmente anche un tipo di preghiera più strutturata verbalmente, in cui l’orante, dopo aver menzionato con cura il nome e gli epiteti del dio più calzanti alla situazione, formulava la propria richiesta e, a volte, prometteva offerte o sacrifici in caso di realizzazione della domanda.

Le feste della religione greca

Un altro momento fondamentale della religione greca era quello delle feste, che scandivano l’esistenza quotidiana secondo un preciso e intenso calendario: c’erano le Tesmoforie, celebrate in onore di Demetra da sole donne, che si riunivano per giorni, spesso allontanandosi dalla polis e dagli uomini, per venerare la dea e compiere per lei il caratteristico sacrificio animale.

Sempre in onore di Demetra, ogni anno, nel santuario a lei dedicato nell’antica città greca di Eleusi, si celebravano i Misteri Eleusini. I Misteri Eleusini erano dedicati anche alla figlia di Demetra, Persefone, perché l’alternarsi delle stagioni ricordava l’alternarsi dei periodi che Persefone, strappata alla madre dal re degli inferi, Ade, trascorreva sulla Terra e nell’Ade (per un approfondimento leggi Ade, Persefone e Demetra clicca qui).

Le Carnee, in onore di Apollo, erano a Sparta la festa maggiore; era una sorta di riproduzione della vita militare: nove uomini si isolavano sotto una tenda provvisoria per celebrare un comune banchetto sacrificale.

Ad Atene i più grandi festeggiamenti erano costituiti dalle Panatenee, in onore di Atena, protettrice della città (per un approfondimento leggi Le Panatenee: feste in onore della dea Atena clicca qui).