La Guerra d’Etiopia iniziò il 3 ottobre 1935 e terminò il 5 maggio 1936. Vide contrapposti il Regno d’Italia e l’Impero d’Etiopia (allora chiamato Abissinia). L’invasione fu voluta dal regime fascista guidato da Benito Mussolini, con l’obiettivo di espandere l’impero coloniale italiano in Africa (dove l’Italia possedeva già due colonie: Somalia ed Eritrea) e rafforzare il prestigio internazionale del regime.
L’invasione, iniziata senza una formale dichiarazione di guerra, fu condotta con estrema durezza e l’uso di armi chimiche, portando alla proclamazione dell’Impero dell’Africa Orientale Italiana (AOI), ma segnando anche il definitivo allontanamento dell’Italia dalle democrazie occidentali e il suo avvicinamento alla Germania nazista, l’unico Paese a sostenere l’impresa coloniale, culminando nel 1936 con la firma dell’Asse Roma-Berlino.
Le cause politiche ed economiche della Guerra d’Etiopia
Le cause del conflitto furono sia politiche che economiche. Sul piano politico, il regime fascista mirava a riscattare la sconfitta subita dall’Italia nella battaglia di Adua del 1896 e a dimostrare la forza del Paese sul piano internazionale. Dal punto di vista economico l’Etiopia era vista come una possibile fonte di materie prime e come uno sbocco per l’emigrazione italiana.
Il casus belli della guerra d’Etiopia
Il casus belli della guerra d’Etiopia fu uno scontro a fuoco verificatosi il 5 dicembre 1934 presso l’oasi di Ual Ual, una zona di confine contesa tra la Somalia italiana e l’Etiopia. Mussolini strumentalizzò l’evento, ingigantendolo, per giustificare l’invasione in realtà già pianificata da tempo.
La guerra in Etiopia 1935-1936
La campagna d’Etiopia durò all’incirca un anno. La guerra ebbe inizio il 3 ottobre 1935 con l’avanzata delle truppe italiane dall’Eritrea e dalla Somalia italiana, che invasero quindi l’Etiopia, uno dei pochi Stati africani rimasti indipendenti, governato dall’imperatore Hailé Selassié.
L’aggressione italiana fu condannata dalla Società delle Nazioni, di cui l’Etiopia faceva parte, che impose sanzioni economiche contro l’Italia. Tali sanzioni però risultarono poco efficaci e non impedirono la prosecuzione della guerra. Anzi, esse permisero a Mussolini di coalizzare il popolo italiano contro quelle che furono chiamate le “inique sanzioni“, con le quali si voleva impedire all’Italia di conquistarsi un proprio «posto al sole», e di varare una rumorosa campagna di orgoglio patriottico e di spirito militaresco.
Gli etiopi opposero un’accanita resistenza, piegata a fatica dall’esercito italiano, anche grazie all’utilizzo di mezzi proibiti dalle convenzioni internazionali, quali il terribile gas iprite, sparato dall’aviazione contro i nemici.
Il 5 maggio 1936, le truppe italiane comandate dal maresciallo Pietro Badoglio, entrarono vittoriose nella capitale etiope Addis Abeba, mentre l’imperatore Hailé Selassié riuscì a fuggire. A quel punto l’Etiopia venne unita a Somalia ed Eritrea nella nuova colonia dell’Africa orientale italiana (AOI).
La proclamazione dell’Impero fascista
Il 9 maggio, Mussolini annunciò dal balcone di Palazzo Venezia, a Roma, alla folla plaudente la vittoria e la nascita dell’Impero; il re d’Italia Vittorio Emanuele III assunse il titolo di Imperatore d’Etiopia; Mussolini quello di Fondatore dell’Impero; a Badoglio fu concesso il titolo di Duca di Addis Abeba.
Conseguenze della guerra in Etiopia
Dal punto di vista economico la conquista italiana dell’Etiopia non rappresentò un successo perché il paese era povero di risorse naturali e poco adatto agli insediamenti agricoli.
Sul piano politico invece il successo fu clamoroso e indiscutibile. Portando infatti a termine una campagna coloniale vittoriosa, imponendo la propria volontà alle democrazie occidentali e costringendole poi ad accettare il fatto compiuto (le sanzioni furono ritirate nell’estate 1936), Mussolini diede a molti la sensazione, illusoria, di aver conquistato per l’Italia una posizione di grande potenza.
In quel periodo Mussolini toccò l’apice della sua popolarità; contemporaneamente però, mentre si scontrava con la comunità internazionale, rafforzò i legami con la Germania nazista, firmando il 25 ottobre 1936 un patto di amicizia chiamato Asse Roma-Berlino: un rapporto che accelerò la rovina dell’Italia.

