La Creazione di Adamo (1511 circa) di Michelangelo Buonarroti (1475-1564), uno dei più grandi artisti di tutti i tempi, è uno degli affreschi più celebri della volta della Cappella Sistina (1508-1512), all’interno dei Musei Vaticani. L’affresco (280×570 cm) è collocato nella parte più alta del soffitto a volta, in posizione centrale e fa parte della serie dei nove riquadri (piccoli e grandi in alternanza) che trattano i temi principali del libro della Genesi. Raffigura il momento della creazione dell’uomo da parte di Dio: il gesto dei due indici che si sfiorano è la metafora dell’energia vitale che passa dal Creatore (Dio) alla creatura (Adamo).
Michelangelo: La creazione di Adamo – analisi dell’opera
L’affresco raffigura il momento in cui Dio infonde la vita ad Adamo. Nel grande riquadro (280×570 cm), la parte destra è riservata al Creatore. Egli ha le sembianze di un uomo anziano dallo sguardo serafico; appare trasportato da angeli e cherubini, avvolto in un mantello rosso. Secondo alcune interpretazioni, il mantello rosso presenta somiglianza con un cervello umano, quasi a voler suggerire che Dio stia trasmettendo il dono dell’intelligenza ad Adamo; secondo altre, è la raffigurazione anatomica dell’utero materno.
La parte sinistra è riservata al creato, Adamo, appoggiato all’unico frammento di natura che si riscontra nelle opere di Michelangelo.
La composizione è impostata su un rettangolo le cui proporzioni sono molto vicine a quelle del doppio quadrato. L’uomo (Adamo) appare racchiuso in un triangolo rettangolo, forma stabile e in relazione con il terreno. Dio, il Creatore, al contrario, è inserito in una forma aerea tondeggiante, rinconducibile ad una curvatura ellittica, più complessa. Le due forme sono divise e separate da un vuoto importantissimo, un vuoto molto espressivo che contiene solo i due avambracci che diventano il punto di comunicazione tra i due soggetti. Un vuoto per sottolineare una presenza altamente “energetica”. Ma in quel vuoto si visualizza anche l’assoluta separazione che esiste tra l’infinità di Dio e la finitezza della Creazione.
Tutta la scena è concentrata nel gesto delle due mani. A destra, la mano di Dio dà un impulso, un ordine; l’indice è puntato con un gesto autorevole. A sinistra, la mano di Adamo è appena mossa da una nuova energia; si sta svegliando, fa ancora fatica a reggersi; il braccio è appoggiato sul ginocchio. Anche gli sguardi confermano la situazione: l’uno è fisso, diretto con precisione, l’altro leggermente reclinato, di sottomissione ma anche di ingenuo stupore.
Cosa rappresenta la Creazione di Adamo?
Michelangelo s’ispirò al versetto della Genesi: “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò” Genesi, 1, 27.
Michelangelo, deciso a mantenersi fedele alle Sacre Scritture, presta grande attenzione alla raffigurazione dell’uomo a immagine e somiglianza di Dio: le anatomie si somigliano; i corpi sono disposti secondo una medesima doppia torsione; sono corpi forti, robusti, valorizzati da un intenso chiaroscuro e da una serena luminosità. Adamo assomiglia a Dio, con le stesse mani, con lo stesso braccio, con la stessa gamba (le due gambe destre).
Nella resa anatomica si riscontra una grande attenzione ai particolari, che Michelangelo deriva dal Laocoonte, che, recuperato nel 1506, aveva riscosso grande ammirazione presso gli artisti d’età rinascimentale.
Creazione di Adamo – significato
Certamente l’attenzione nella Creazione di Adamo si concentra sul gesto delle due mani. Nella critica d’arte si è detto molto di queste due mani, dei due indici, della loro espressività, un microcosmo che riassume la presenza e l’importanza delle due figure.
Si è detto che tra i due indici sembra scoccare la scintilla che segnala una trasmissione di energia. Di fatto è ciò che accade metaforicamente: il divino soffio della vita è tradotto in immagine come contatto, o più esattamente “quasi” contatto. In quel “quasi” si esprime l’amore del Padre per la sua creatura e l’incolmabile scarto fra l’infinito e l’umano.
La sensazione del passaggio di un flusso è indotta e guidata dalla linea orizzontale leggermente inflessa che collega attraverso le braccia i due corpi. La vita viene infusa ad Adamo attraverso questo ponte sottile e il momento viene rappresentato dall’indice puntato.
Nel 1508 Michelangelo ricevette da papa Giulio II l’incarico di affrescare la volta, con scene ispirate dall’Antico Testamento, e completò l’incarico in quattro anni, nel 1512. Più di vent’anni dopo, nel 1532, Michelangelo fu chiamato da papa Clemente VII a realizzare il Giudizio Universale, l’enorme affresco sulla parete di fondo della Cappella Sistina.

