Michelangelo Buonarroti (1475-1564).
Michelangelo Buonarroti (1475-1564).

Michelangelo Buonarroti nasce a Caprese, presso Arezzo il 6 marzo 1475. Il paesaggio del paese natale gli sarà di ispirazione per La Creazione di Adamo, unico quadro, dove sarà presente un frammento di natura, soggetto non prediletto da Michelangelo. Muore a Roma il 18 febbraio 1564.

Michelangelo Buonarroti, 1511 ca., affresco, 280x570 cm, Cappella Sistina, Musei Vaticani, Città del Vaticano.
Michelangelo Buonarroti, La creazione di Adamo, 1511 ca., affresco, 280×570 cm, Cappella Sistina, Musei Vaticani, Città del Vaticano.

Michelangelo Buonarroti viene da subito considerato un genio precocissimo, dotato di un’eccezionale ispirazione già dai primi anni della sua educazione artistica, celebrato già dai contemporanei ed esaltato fin dal momento della sua scomparsa. Viene descritto come un uomo scontroso, che preferiva lavorare da solo.

Michelangelo è un uomo religioso e risulta scosso dagli anni della Riforma protestante e della Controriforma: vive questi eventi in prima persona, ponendosi come principale interprete del culmine e della crisi dei valori del Rinascimento.
Nelle sue opere intende descrivere l’uomo e attraverso la potenza muscolare rappresenta una condizione esistenziale, l’andare oltre se stessi per comprendere sé e il mondo circostante.

La prima formazione di Michelangelo Buonarroti è a Firenze, presso il Ghirlandaio. Studia accuratamente le regole dell’arte classica ed è appassionato alle opere dei grandi innovatori dell’arte fiorentina: Giotto, Masaccio, Donatello.

Entra in contatto con la famiglia Medici negli ultimi anni di governo di Lorenzo il Magnifico, subendo l’influenza della filosofia neoplatonica e potendo studiare la scultura dell’età greco-romana. Ciò che Michelangelo iniziava a realizzare era una sintesi tra la spiritualità antica e quella cristiana. La produzione artistica di Michelangelo si viene così ad imporre come nuovo canone dell’arte moderna.

I primi capolavori pittorici e scultorei

Giunto a Roma, poi, verso la fine del Quattrocento riceverà un incarico da un cardinale francese e realizzerà la prima importante commissione La Pietà.

L’inizio del nuovo secolo lo vede nuovamente a Firenze, dove riceve l’incarico della grande statua del David.

È a Firenze che riceve l’incarico per il suo primo capolavoro pittorico: è la Sacra Famiglia detta Tondo Doni (1504 circa, Firenze, Galleria degli Uffizi).

L’attività a Roma

Nel 1505 papa Giulio II della Rovere lo chiama nuovamente a Roma per il progetto del proprio monumento funebre da erigersi in San Pietro.

Nel 1508 Giulio II gli commissiona l’altro capolavoro: gli affreschi della volta della Cappella Sisitina.

Architetto e scultore a Firenze

Nel 1513 Michelangelo torna a Firenze ed esordisce come architetto con papa Leone X, figlio di Lorenzo il Magnifico. Nel 1516 lavora ai progetti per la facciata della Basilica di San Lorenzo, e poi, nello stesso complesso, alla Sagrestia Nuova (dal 1519) e alla Biblioteca Laurenziana (1523-1534).

Definitivamente a Roma

Nel 1534 lascia Firenze per recarsi definitivamente a Roma. Riceve l’incarico da papa Clemente VII Medici , e poi la conferma da papa Paolo III Farnese, di dipingere il Giudizio Universale sulla parete dell’altare della Cappella Sistina. Paolo II lo nomina primo architetto della Basilica di San Pietro; inoltre lo libera da ogni responsabilità nei confronti degli eredi di Giulio II per i quali non aveva ancora concluso la tomba del papa.

Con i successori di papa Farnese, Giulio III, Paolo IV e Pio IV, Michelangelo continua a dedicarsi a San Pietro, progettandone il tamburo e la cupola.

L’ultima produzione

Durante il pontificato di Pio IV, a pochi anni dalla morte, continua a praticare la scultura, forma artistica che preferisce e a lui più congeniale.

Le ultime sculture sono infatti tra gli esiti più alti dell’arte di Michelangelo: nella Pietà di Palestrina (Firenze, Accademia), nella Pietà Bandini (Museo dell’Opera del Duomo di Firenze) e soprattutto nella Pietà Rondanini (1552-64, Milano, Castello Sforzesco) la meditazione sulla morte come liberazione dello spirito raggiunge il massimo dell’intensità espressiva.