La volta della cappella sistina
La Volta della Cappella Sistina, 1508-1512, affresco, Città del Vaticano, Roma

Il cantiere della Cappella Sistina fu inaugurato nel 1477. Fu Papa Sisto IV a celebrare la messa inaugurale il 15 agosto 1483. Prima che Michelangelo mettesse mano agli affreschi della volta della Cappella Sistina e poi della parete di fondo (Giudizio Universale), il soffitto era decorato con un cielo stellato d’oro su sfondo blu, e al posto del Giudizio c’erano due finestre.
Le pareti erano state affrescate con Storie di Mosè e di Gesù da artisti chiamati a Roma appositamente per questa impresa, come Botticelli e Perugino.
Solo nel 1508 le pressioni papali condussero Michelangelo a Roma, per dedicarsi agli affreschi della volta della Cappella Sistina, la cui struttura architettonica era stata da poco restaurata dal Bramante.
Dal maggio 1508 alla festa d’Ognissanti del 1512, giorno in cui il soffitto venne svelato, Michelangelo mise in opera uno schema di smisurata ambizione, destinato a raccontare la Genesi.

Quando comincia a lavorare nella Cappella Sistina, Michelangelo aveva all’incirca trent’anni. Lavora da solo, di notte, alla sola luce delle candele. Si dice che Raffaello, che lavorava in quegli anni negli appartamenti di Giulio II, realizzando affreschi quali, ad esempio, la Scuola di Atene, lo spiasse.
Un contemporaneo dichiarò che Michelangelo nella Cappella Sistina avesse dipinto «tutto quanto il Testamento Vecchio».

Ad essere raffigurate sono soprattutto le storie della Genesi: la separazione della terra dall’acqua, la Creazione di Adamo, la Creazione di Eva, il Peccato originale, la Cacciata dal paradiso.

Sono presenti archi a sesto acuto ribassati, in cui vengono raffigurati 7 sibille e 5 profeti. E la veduta dal basso riesce a comprendere tutto l’affresco.

Nel primo registro degli affreschi della volta della Cappella Sistina erano presenti degli arazzi, realizzati dai fiamminghi. Ora sono stati spostati, per evitare che si consumassero o rovinassero.

Michelangelo era un uomo piuttosto devoto, lesse le Sacre Scritture e, sebbene fu sicuramente qualcuno a suggerirgli il soggetto da raffigurare, fu Michelangelo ad interpretare indipendentemente le scene descritte dalla Bibbia.

Dopo i restauri compiuti negli anni ’80 i giudizi sugli affreschi della Cappella Sistina sono mutati. Prima dei restauri, infatti, gli affreschi apparivano molto scuri ed erano stati interpretati come riflesso della personalità cupa, scontrosa e drammatica di Michelangelo. I restauri hanno, in realtà, mostrato degli affreschi dalle tonalità pastello, colori accesi, a tratti innaturali, onirici.