Riccardo III di William Shakespeare, trama e commento

Riccardo III di William Shakespeare è il dramma storico in 5 atti che chiude la tetralogia dedicata al regno di Enrico VI d’Inghilterra (Enrico VI, parte 1 e continuato con Enrico VI, parte 2 e Enrico VI, parte 3).

L’intera tetralogia è stata composta probabilmente tra il 1591 e il 1592, mentre tra il 1592 e il 1593 Shakespeare avrebbe scritto Riccardo III, rappresentato forse per la prima volta nel 1594.

Dopo l’Amleto, Riccardo III è l’opera teatrale più lunga di Shakespeare.

La vicenda storica rappresentata è realmente esistita; si svolge durante la Guerra delle Due Rose (1455-1485) tra la casata degli York e la casata dei Lancaster, per il trono d’Inghilterra.

Riccardo III di William Shakespeare – la trama

Il dramma ha inizio con il gobbo e sciancato Riccardo, duca di Gloucester, che elogia il fratello maggiore, Edoardo IV di York, re d’Inghilterra. In realtà Riccardo, uomo feroce e molto ambizioso, prova rancore e invidia nei confronti del fratello amato da tutto il popolo.

Riccardo ha un solo scopo: sedersi sul trono. Per questo cospira perché l’altro suo fratello, Giorgio, che lo precede come erede al trono, venga imprigionato nella Torre di Londra e ucciso.

Successivamente, Riccardo entra nelle grazie di Anna Neville, vedova di Edoardo di Lancaster, principe di Galles, che accetta di sposarlo.

Si mostra a tutti come un uomo devoto e modesto; riesce così a farsi scegliere come protettore del regno e reggente alla morte (naturale) del fratello Edoardo IV, in attesa che il figlio e legittimo successore compia la maggiore età. Ma la sua follia omicida e il suo desiderio di potere lo spingono a far rinchiudere il ragazzo e il fratello di questi nella Torre di Londra e assassinarli.

Gli intrighi e i delitti per conquistare il trono d’Inghilterra non finiscono qui. Fa infatti uccidere tutti coloro che ostacolano la sua ascesa al potere, compresa la moglie Anna, uccisa per far posto a un matrimonio più conveniente dal punto di vista dinastico: quello con sua nipote Elisabetta, figlia di Edoardo IV; ma ogni suo tentativo in questa direzione risulta vano, venendo sempre rifiutato.

A poco a poco viene abbandonato da tutti coloro che lo avevano sostenuto. Intanto la sua coscienza è ormai molestata dai fantasmi di tutte le vittime cadute per sua mano.

Infine, nella battaglia di Bosworth Field, Riccardo si trova ad affrontare Enrico Tudor e muore trafitto dalla spada di questi. Poco prima aveva urlato sconsolato uno dei versi più famosi della letteratura inglese: «Un cavallo, un cavallo, il mio regno per un cavallo».

Enrico Tudor diventa così il nuovo re con il nome di Enrico VII; sposa la principessa Elisabetta di York, la giovane figlia di Edoardo IV, riunificando così i due rami dell’antica stirpe plantageneta, gli York e i Lancaster.

Riccardo III di William Shakespeare – il commento

Riccardo III è tra i personaggi più negativi del teatro shakespeariano.

È in scena per 2/3 dell’azione. Quando è solo in scena con il pubblico, egli manifesta la sua vera natura malvagia, mentre in presenza degli altri personaggi sa mascherarla grazie alla sua grande capacità di fingere, nutrita da quell’ironia maligna, da quello spirito beffardo e crudele che costituiscono la caratteristica psicologica del Riccardo III di William Shakespeare.

Riccardo stabilisce da subito un dialogo aperto con il pubblico, lo mette a parte dei suoi piani, fornisce il ritratto di sé e della sua storia, dichiara inoltre il proprio intento: la conquista del potere.

Fin dall’inizio, dunque, il monologo di Riccardo è un mezzo tramite cui anticipare al pubblico le sue intenzioni, solo nella parte finale del dramma, quando le sue incertezze inizieranno a incrinarsi, esso sarà un momento di riflessione: è ciò che accade nell’Atto V, al risveglio dopo la notte tormentata dagli spettri, prima della battaglia di Bosworth.

Riccardo con la sua grande maestria retorica, con il suo vigore drammatico travolge lo spettatore, lo avvince e lo turba, imponendosi come figura grandiosa del Male.