Amleto di William Shakespeare, riassunto

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Amleto di William Shakespeare

Amleto, dramma di William Shakespeare, si intitola, per intero, The Tragicall Historie of Hamlet, Prince of Denmarke (La tragica storia di Amleto, principe di Danimarca).

La fonte principale del dramma è il quinto volume delle Histoires tragiques (Storie tragiche, 1576) di un narratore francese, François de Belleforest, a sua volta basato sulle  Historiae Danicae (Storie della Danimarca) scritte da Saxo Grammaticus in latino attorno alla fine del XII secolo.

Non sembra che William Shakespeare conoscesse il testo di Saxo Grammaticus e probabilmente, dunque, la storia del principe di Danimarca gli è giunta tramite il volume di Belleforest.

Amleto di William Shakespeare: la storia

L’Amleto fu scritto fra il 1600 e il 1601. Il testo venne pubblicato per la prima volta nel 1603. Questa prima edizione a stampa non era stata autorizzata dalla compagnia drammatica di Shakespeare, si trattava della trascrizione di alcune recite di provincia, ovvero una versione “popolare” nella quale prevalevano le scene d’azione e i personaggi pittoreschi.

La compagnia di Shakespeare s’affrettò allora a dare alle stampe la versione “autentica” del testo, che apparve verso la fine del 1604.

Dell’Amleto esiste un’ulteriore e finale redazione pubblicata nel 1623 dalla compagnia di Shakespeare sette anni dopo la sua morte e che raccoglie tutte le sue più importanti opere teatrali. La versione del 1623 contiene 200 battute in meno della precedente ma vi appaiono molti più brani. Quella che leggiamo oggi si basa sulle ultime due.

La struttura

L’Amleto è una tragedia in cinque atti, in versi e in prosa. È la più lunga delle opere drammatiche di Shakespeare. È senz’altro una delle opere drammaturgiche più conosciute al mondo, tradotta in quasi tutte le lingue esistenti.

Il tono è crepuscolare, cimiteriale, malinconico. Il dramma infatti ci parla continuamente di morte, di omicidio, di suicidio, e su di esso sovrasta la presenza costante dell’aldilà e dell’oltretomba. Del resto la tragedia è essa stessa il prodotto di un’epoca di dubbio: La gloriosa età elisabettiana andava incontro al declino.

La trama

Sugli spalti del castello di Elsinore compare lo spettro del vecchio Amleto, re di Danimarca da poco morto per un veleno che gli è stato versato nell’orecchio. Egli rivela al figlio, di nome anch’egli Amleto, di essere stato avvelenato dal proprio fratello, Claudio, che poi ne ha sposato la vedova, Gertrude, ed è diventato suo successore. Il principe Amleto deve perciò vendicarlo, ma da allora in poi fingerà di essere pazzo, per evitare il sospetto che egli voglia minacciare la vita del re Claudio.

Subito dopo aver recitato il monologo più famoso della storia del teatro («Essere o non essere…» atto terzo, scena prima) – nel quale riflette sul destino umano, sul timore della morte, sulla sua incapacità di passare immediatamente all’azione – compare Ofelia, la giovane amata, alla quale il re Claudio ha dato l’incarico di spiare Amleto per comprendere la natura e le origini della sua follia. Con lei il principe è duro e ironico, nega di averla mai amata e la allontana da sé.

L’arrivo di una troupe di attori a Elsinore gli offre l’occasione per verificare il racconto dello spettro. Decide infatti che farà recitare dinanzi al re un dramma che riproporrà le circostanze del delitto dello zio.

Così avviene e re Claudio, in preda all’agitazione, non sa dominare le proprie reazioni e si tradisce, rivelando così la propria colpa ad Amleto; allo stesso tempo, però, Amleto ha fatto capire allo zio di essere a conoscenza della verità circa la morte del padre.

Da quel momento in poi, sia Amleto sia Claudio congiurano l’uno contro l’altro.

In un drammatico dialogo con la madre, il principe Amleto la accusa di essere traditrice e incestuosa. Convinto che il re stia ascoltando dietro un arazzo, trae la spada e trafigge invece Polonio, padre di Ofelia.

Claudio, deciso più che mai a sbarazzarsi del nipote, lo invia in missione in Inghilterra con Rosencrantz e Guildenstern. Questi hanno ricevuto l’ordine di ucciderlo, ma il gruppo è catturato dai pirati; Amleto si salva, gli altri muoiono. Ofelia, addolorata perché Amleto non solo l’ha ripudiata ma le ha anche ucciso il padre, impazzisce.

Amleto, tornato dall’Inghilterra, scopre che Ofelia, impazzita e in preda al delirio per essere stata respinta, si è lasciata scivolare nel fiume, morendo annegata. Il fratello di lei, Laerte, è giunto dalla Francia per vendicare la morte del padre e della sorella.

Amleto e Laerte s’incontrano nel cimitero, dove si sta svolgendo il funerale di Ofelia. Claudio, fingendo di voler riappacificare Amleto e Laerte, propone loro di misurarsi in una specie di prova d’armi incruenta che suggelli il perdono. In realtà però la spada di Laerte ha la punta avvelenata, così come è avvelenato il vino da offrire ad Amleto.

Amleto è ferito, ma, avendo scambiata l’arma con quella avvelenata di Laerte, lo uccide; quindi colpisce il re suo zio e fa bere a lui il vino avvelenato. Anche Gertrude, che ha bevuto dalla stessa coppa destinata ad Amleto, muore.

Prima di morire, Amleto affida all’amico Orazio l’incarico di narrare la sua storia tragica. Il dramma si chiude con l’arrivo di Fortebraccio, principe di Norvegia, che rende omaggio alla salma di Amleto concedendogli gli onori di un funerale militare. Sarà lui il nuovo sovrano della Danimarca.