Rivoluzione russa riassunto facile e completo

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rivoluzione russa
L'assalto al Palazzo d'Inverno

La Rivoluzione russa del 1917 si compone di due fasi. Una prima fase nel febbraio 1917 (febbraio secondo il calendario giuliano vigente allora in Russia; marzo nel calendario gregoriano) che portò alla caduta dello zar Nicolò II; una seconda fase a ottobre (ottobre secondo il calendario giuliano vigente allora in Russia; novembre nel calendario gregoriano) che portò i Bolscevichi al potere.

Qui di seguito troverete la Rivoluzione russa riassunto in modo facile e completo. Nel riassunto Rivoluzione russa troverete le risposte alle vostre domande e una sintesi completa di aiuto per lo studio e il ripasso.

Quali sono state le cause della Rivoluzione russa?

La Russia presentava agli inizi del ‘900 un’economia fondamentalmente agricola e lo sviluppo industriale era limitato alle maggiori città.

Lo zar era ancora un sovrano assoluto; la censura imbavagliava la stampa; la polizia spiava la popolazione, stroncando sul nascere qualsiasi critica al regime; la Chiesa ortodossa predicava l’obbedienza allo zar.

Un ingombrante apparato burocratico rendeva poi difficoltosa qualsiasi libera iniziativa.

La popolazione era analfabeta, perché il governo temeva che imparando a leggere e a scrivere le masse avrebbero cominciato a criticare il regime.

Bolscevichi e Menscevichi

Nel 1898 era stato fondato un partito operaio marxista, il Partito socialdemocratico russo, che qualche anno dopo (1903) si divise in due fazioni: i Bolscevichi sotto la guida di Lenin e i Menscevichi guidati da Martov.

Semplificando le loro posizioni, si può dire che i primi restarono sempre un partito operaio rivoluzionario, mentre i secondi si trasformarono negli anni in un partito borghese riformista.

La spaccatura del partito era stata data da una diversa applicazione delle teorie marxiste alla Russia. Lenin riteneva infatti che non bisognasse aspettare l’affermazione del capitalismo e il suo crollo per prendere il potere, perché la situazione della Russia era decisamente differente da quella degli altri paesi industrializzati europei; Martov era invece del parere contrario.

Era presente, poi, il partito dei Cadetti: partito costituzionale democratico, che chiedeva riforme costituzionali; il suffragio universale; una più equa rappresentanza parlamentare, al fine di modernizzare la Russia.

Infine i Socialisti rivoluzionari che individuavano la classe rivoluzionaria nei contadini, costituendo essi la maggior parte della popolazione.

Una rivoluzione scoppiata nel 1905 (per un approfondimento leggi qui) dimostrò che i Russi non accettavano più le miserabili condizioni in cui versavano. Il Paese fu allora investito da scioperi e manifestazioni che travolsero le truppe dello zar Nicola II e, per la prima volta, la ribellione interessò tutti i ceti sociali, dai borghesi agli operai delle città, dai contadini alle forze armate.

Alla fine dell’anno, tuttavia, una spietata repressione colpì i rivoluzionari. Ne morirono a migliaia.

Nel 1916 le sconfitte della Prima guerra mondiale – nella quale lo zar era sceso in campo contro Austria e Germania senza alcuna preparazione – generarono un forte risentimento nella popolazione. I soldati non avevano munizioni, le campagne erano prive di braccia perché i contadini erano tutti sotto le armi e nelle città si moriva di fame.

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Rivoluzione russa 1917 riassunto

Nel 1917 la tragedia dell’Impero russo sfociò in una rivoluzione. In quella rivoluzione devi distinguere due fasi: la Rivoluzione russa di febbrario e la Rivoluzione russa di ottobre.

La Rivoluzione di febbraio

Il 16 febbraio 1917 (febbraio secondo il calendario giuliano vigente allora in Russia, corrispondente a inizio marzo nel calendario gregoriano) le autorità di Pietrogrado (la capitale Pietroburgo aveva mutato nome in Pietrogrado nel 1914, per eliminare l’origine germanica della desinenza – burg) imposero un razionamento del pane dichiarando che le provviste di farina bastavano per soli 12 giorni.

Il 23 febbraio 1917 molte fabbriche entrarono in sciopero. Lo sciopero degli operai di Pietrogrado ben presto si trasformò in una manifestazione politica contro il regime zarista.

Cominciarono gli scontri con l’esercito, ma il 27 febbraio 1917 i soldati si rifiutarono di continuare a sparare sulla folla; si unirono ai manifestanti e insieme saccheggiarono l’arsenale e si impadronirono delle armi che vi erano custodite.

La Duma (assemblea parlamentare russa) dichiarò decaduta la monarchia ed elesse un governo provvisorio presieduto dal principe L’vov, aristocratico liberale. Nel governo entra a titolo personale Kerenskij, appartenente all’ala moderata del movimento socialista rivoluzionario.

In tutto il Paese si formarono numerosi soviet, i consigli formati dai delegati dei lavoratori eletti a suffragio universale. Ai soviet gli operai chiedevano l’orario di otto ore (che ottennero subito); la previdenza sociale; la sicurezza del lavoro. I contadini pretendevano invece la distribuzione delle terre dei latifondi: anch’essi furono accontentati con una riforma.

Ben presto, tuttavia, il tema centrale delle discussioni divenne il problema della guerra. Il governo era deciso a proseguirla “fino alla vittoria finale”; l’opinione pubblica, invece, voleva concludere subito la pace senza concedere al nemico né territori né penali in denaro.

In seguito a questi avvenimenti, nell’aprile del 1917 il dirigente bolscevico Lenin fece ritorno dalla Svizzera – in cui era stato esiliato dopo la Rivoluzione del 1905.

Le Tesi di aprile di Lenin

Immediatamente Lenin pubblicò le Tesi di aprile, un documento in dieci punti, i cui obiettivi principali erano:

  • la necessità che la guerra imperialista dovesse diventare una guerra contro i borghesi e i gruppi dominanti;
  • il bisogno di una pace senza annessioni e senza indennità, come era stato stabilito a Zimmerwald e a Kienthal nelle conferenze socialiste tenute nell’aprile 1916;
  • l’abolizione della proprietà privata e la gestione delle fabbriche da parte degli operai;
  • la presa del potere e il rovesciamento delle teorie di Marx – questi, infatti, aveva previsto che la rivoluzione sarebbe cominciata dai paesi più industrializzati, per diffondersi poi a tutti gli Stati;
  • la costruzione di una repubblica di soviet.

Nel luglio 1917 si verificò un’insurrezione di operai e soldati contro la partenza dei soldati per il fronte in Galizia, l’ultima offensiva russa nella Prima Guerra Mondiale, destinata a fallire (anzi, i tedeschi avanzarono oltre i confini della Russia e occuparono il porto di Riga). L’insurrezione fu duramente repressa, molti Bolscevichi furono arrestati, Lenin fu costretto a fuggire in Finlandia.

Si formò un nuovo governo presieduto da Kerenskij, di tendenze conservatrici e incline a rafforzare lo sforzo bellico in guerra.

La Rivoluzione d’ottobre

Questa situazione di estremo pericolo offrì a Lenin l’occasione che aspettava. Rientrato un’altra volta in patria, infatti, organizzò i Bolscevichi per un colpo di Stato e conquistare il potere.

Nella notte tra il 24 e il 25 ottobre 1917 (secondo il calendario giuliano in uso al tempo nell’Impero russo; 6 e 7 novembre per il calendario gregoriano), a capo di qualche migliaio di armati, Lev Trotzki, suo fidato collaboratore e capo delle Guardie rosse, occupò i punti strategici della città di Pietrogrado (i ponti, la posta, il telegrafo, le stazioni, le banche). Quindi assaltarono il Palazzo d’Inverno, sede del governo provvisorio. I ministri furono arrestati, Kerenskij fuggì.

Come finì la Rivoluzione russa?

Il 26 ottobre 1917 (l’8 novembre) venne proclamata la Repubblica sovietica governata da un consiglio dei commissari del popolo presieduto da Lenin. Furono varati i primi decreti (Decreti di novembre):

  • l’abolizione del tribunale militare;
  • l’abolizione della pena di morte;
  • la separazione netta tra Stato e Chiesa;
  • l’abolizione della proprietà privata delle terre e la loro distribuzione ai contadini;
  • il controllo operaio sulle fabbriche;
  • la nazionalizzazione delle banche;
  • il partito dei Cadetti fu messo fuorilegge;
  • il conseguimento della pace senza annessione e senza indennità.

I Menscevichi, i Socialrivoluzionari e i Cadetti decisero di non agire in attesa delle elezioni per l’Assemblea costituente, fissate per novembre. A trionfare furono i Socialrivoluzionari che ottenero 400 seggi contro i 175 ottenuti dai Bolscevichi. Lenin a quel punto proclamò le elezioni una vecchia prassi borghese, sciolse l’Assemblea e dichiarò che il potere era nelle mani del proletariato che si esprimeva attraverso i soviet e il partito.

Nello stesso anno 1917 Lenin chiese l’armistizio alla Germania e ritirò le truppe dal Fronte. Nel marzo 1918, nella cittadina di Brest Litovsk, sul confine polacco, venne firmata la pace definitiva.

Quella firma non significò però la pace “senza cessioni di territori e senza penali in denaro” che la popolazione si aspettava. I tedeschi infatti imposero ai russi il pagamento di una ammenda enorme e la rinuncia alla Finlandia, alla Polonia, ai Paesi Baltici e, soprattutto, all’Ucraina, nel Sud del Paese.

In realtà l’ammenda non fu mai pagata perché, pochi mesi dopo la pace di Brest Litovsk, la Germania fu sconfitta dagli Alleati e l’Ucraina fu riconquistata pochi anni dopo.

Nota Bene: la fotografia inserita nell’articolo porta come titolo L’assalto al Palazzo d’Inverno.

La scena riprodotta si svolse però tre anni dopo, nel 1920, in pieno giorno, durante una manifestazione di piazza organizzata, per commemorare le giornate della Rivoluzione di Ottobre, dal distretto militare di Pietrogrado e con la collaborazione del teatro della «Libera Commedia». Lo scenografo fu Jurij Annenkov e il regista Nicolaj Evrejnov.

In seguito entrambi lasciarono l’Unione Sovietica e in esilio poterono raccontare la verità su quelle scene, anche se le immagini che avevano inventato sono rimaste nei libri di storia come le immagini stesse della rivoluzione.