antigone
Antigone condannata a morte da Creonte, Diotti Giuseppe, 1845, pittura a olio su tela, 375 cm x 275 cm

Antigone (mitologia) è un personaggio della tragedia greca e una delle figure femminili più incisive del mito.

Sorella di Ismene, Eteocle e Polinice, era nata come loro dall’unione incestuosa tra Edipo e la madre di questi, Giocasta. Accompagnò suo padre debole e cieco nella miseria del lungo pellegrinaggio con cui cercava di espiare i suoi delitti e rimase con lui finché non scomparve nel bosco di Colono. Allora tornò a Tebe, su cui regnava suo zio Creonte. Qui le toccò di assistere al sanguinoso conflitto tra i suoi due fratelli: Eteocle, che difendeva la città, e Polinice, che l’assaliva, aiutato dai suoi amici. I due si uccisero reciprocamente: Creonte ordinò che Eteocle fosse sepolto con ogni onore, e Polinice, l’aggressore, rimanesse insepolto. Antigone non volle ubbidire a questo decreto, che andava contro le leggi della religione e della pietà, e cosparse il corpo del fratello con una simbolica manciata di polvere. Allora Creonte la murò viva. Ne seguì la rovina di tutto il casato: Antigone si impiccò; il figlio di Creonte, Emone, suo promesso sposo, si uccise; la madre di Emone non resse al dolore e morì. A Creonte, responsabile di questo massacro, non rimase che suicidarsi.

Antigone è anche il personaggio principale della tragedia Antigone di Sofocle, rappresentata per la prima volta ad Atene alle Grandi Dionisie del 442 a.C.

Trama dell’Antigone di Sofocle

All’indomani della reciproca morte di Eteocle e Polinice il nuovo re di Tebe, Creonte, ha ordinato che il primo, difensore della città, sia onorato della sepoltura, e che invece il corpo di Polinice sia abbandonato agli animali da preda.
Antigone, loro sorella, trasgredisce l’ordine del re, pur sapendo che ciò potrebbe comportarle la morte, e onora della sepoltura il fratello.
Arrestata, non mostra pentimento del proprio gesto, anzi si oppone fieramente a Creonte e al suo empio bando, per cui viene condannata a morte.
Inutilmente Emone, figlio di Creonte e promesso sposo della fanciulla, tenta di far recedere il padre da quanto stabilito nel suo editto. Altrettanto vano risulta un analogo intervento del vate Tiresia. Infine, il coro riesce a far breccia nell’animo del re, ma troppo tardi: recatosi nella caverna dove Antigone era stata rinchiusa, Creonte trova che la fanciulla ha anticipato la morte per fame impiccandosi. Emone, folle di rabbia, tenta il parricidio, ma poi si suicida sul cadavere della promessa sposa, Antigone; Euridice, consorte del re, prostrata dal dolore, si uccide anch’essa.

Analisi dell’Antigone di Sofocle

L’Antigone pone in primo piano il contrasto tra Antigone e Creonte, tra legge naturale e legge umana, tra re e suddito, fra potere politico e cittadino, tra famiglia e stato come rivela Hegel.

Le usanze tradizionali permettevano la sepoltura anche dei traditori, purché avvenisse fuori dalla città. Creonte si era, perciò, spinto oltre il limite della pena prescritta; tuttavia era nel potere del re emanare editti che implicassero l’obbligo di obbedienza da parte di tutti. L’atto di Creonte è un atto di tracotanza nei confronti degli dèi, rappresentati dall’indovino Tiresia, loro interprete, insultato dal sovrano come prezzolato e bugiardo. E una società fondata sul diritto, qual era il pubblico dell’Antigone, non poteva non giudicare l’atto di Creonte come una barbarie.

Il comportamento di Antigone, che decide di violare le leggi umane in nome delle leggi del sangue, più antiche e sacre di quelle scritte, mette in discussione l’autorità di Creonte.
Antigone è un personaggio dalla grande forza d’animo, che deriva dalla sua stessa esperienza di vita: Antigone appare, nell’antefatto del dramma, l’unico personaggio con il coraggio e la forza di accompagnarsi, fra umiliazioni e patimenti di ogni tipo, all’individuo più turpemente peccaminoso che avesse mai visto la luce del sole, eppure a lei padre e fratello, Edipo.

Antigone ha visto morire i suoi fratelli, sua unica speranza. Per questi motivi non riesce a condividire i timori della sorella Ismene, né ad accettare le regole di un mondo fatto dagli uomini, l’Antigone «nata per condividere non l’odio, ma l’amore», l’Antigone che ritiene la morte solo un guadagno.

Creonte necessita di punire la nipote Antigone, non può accettare la ribellione da parte dei suoi stessi familiari, perché ne va della sua credibilità di re e della sua inflessibilità in fatto di giustizia. Quella di Creonte è la ragion di stato dei sofisti, mirante esclusivamente all’utile – che Protagora individua come criterio di scelta. Una politica, quella di Creonte nell’Antigone, che Sofocle condanna e dà come perdente: sarà, infatti, Creonte lo sconfitto.

Così, in ultima analisi, se si può affermare che Antigone sia un personaggio che rivela un certo sperimentalismo, Creonte, il cui nome in greco significa potente, signore, rimane simbolo di arroganza e strapotere.