Scipione Africano
Busto di Publio Cornelio Scipione Africano, collocato nel Museo Puskin di Mosca

Publio Cornelio Scipione, detto in seguito Scipione Africano, nacque nel 235 a.C. a Roma. Apparteneva a una famiglia patrizia della gens Cornelia, uno dei più nobili casati romani. Suo padre Publio Cornelio Scipione morì in Spagna nel 211 a.C. durante la seconda guerra punica.

Scipione Africano cominciò la carriera militare giovanissimo, durante la seconda guerra punica, distinguendosi nella battaglia del Ticino (218 a.C.) e nella battaglia di Canne (216 a.C.).

Lo storico Tito Livio narra che dopo la battaglia di Canne, in cui era stato decimato quasi tutto l’esercito romano, Scipione Africano, forte del suo ascendente sui soldati, chiese loro di affidarsi a lui, perché li avrebbe condotti in salvo. Così fu. Riuscì non solo a eludere i nemici che perlustravano il territorio per far strage dei sopravvissuti, ma li fece giungere sani e salvi a Canosa.

Scipione Africano, nel 211 a.C., l’anno della morte di suo padre, con una procedura d’eccezione (dovuta alla giovane età, 24 anni) fu nominato comandante proconsolare in Spagna; dimostrò subito le sue capacità impadronendosi nel 209 a.C. di Carthago Nova, l’attuale Cartagena, una città importante per gli approvvigionamenti cartaginesi.

L’anno successivo, nel 208 a.C., Scipione Africano ottenne una nuova vittoria sconfiggendo nella battaglia di Baecula (oggi Santo Tomé), in Spagna, Asdrubale Barca (fratello di Annibale). Asdrubale, radunati quanti più fuggiaschi poteva, con alcuni elefanti oltrepassò il Tago e si diresse verso i Pirenei e verso l’Italia.

Nella Battaglia di Baecula, a supporto delle armate cartaginesi, era intervenuto Massinissa, re della Numidia e alleato di Cartagine. Durante la battaglia il suo giovane nipote, Massiva, venne fatto prigioniero e portato al cospetto di Scipione Africano. Non appena questi seppe chi fosse, lo trattò con il massimo rispetto e lo rimandò dallo zio senza chiedere alcun riscatto. Riconoscente del gesto, Massinissa combatté nella battaglia di Zama, al fianco di Scipione Africano.

Nel 206 a.C. Scipione Africano ottenne la vittoria nella Battaglia di Ilipa, nella Spagna sud-occidentale, spezzando definitivamente il potere cartaginese dalla Spagna e mettendo al riparo l’Italia da ulteriori invasioni. Scipione Africano tornò a Roma e, non ancora trentenne, venne eletto console nel 205 a.C.

L’anno successivo Scipione Africano condusse un esercito di appena 25 000 uomini in Africa, dove sconfisse due volte i Cartaginesi, che richiamarono Annibale dall’Italia, proprio come Scipione aveva previsto e voleva. La vittoria definitiva su Annibale ebbe luogo il 18 ottobre del 202 a.C. a Zama, nell’entroterra tunisino. Annibale si rifugiò in Oriente, dove tentò senza fortuna di suscitare nuove guerre contro Roma, mentre Scipione a Roma celebrò un grandioso Trionfo e prese il soprannome onorifico di Africano.

Nel 199 a.C. Scipione Africano venne eletto censore e di nuovo console nel 194. Nel 190 fu accanto a suo fratello Lucio Scipione, che aveva il comando della guerra contro Antioco III di Siria; i Romani, grazie soprattuttto al contributo dell’Africano e alle sue capacità strategiche, ottennero una splendida vittoria a Magnesia, in Asia Minore.

A Roma intanto gli esponenti politici guidati da Catone il Censore, che vedevano con preoccupazione il prestigio sempre più alto degli Scipioni, si posero decisamente contro i due fratelli: in un primo momento intentarono processi ai danni di seguaci degli Scipioni; successivamente, intentarono ripetuti processi contro l’Africano e suo fratello Lucio (sono i cosiddetti “processi degli Scipioni”, 187-184 a.C.).

Accusarono di corruzione Lucio Scipione, chiedendogli conto del denaro ottenuto da Antioco III come risarcimento della guerra. L’Africano, che difendeva suo fratello, intervenne sdegnosamente, strappando i registri dei conti che dimostravano la correttezza della gestione della indennità di guerra ottenuta da Antioco. In mancanza di prove concrete l’azione giudiziaria, dopo alcune sedute e rinvii, alla fine venne annullata. Tuttavia, Scipione Africano, deluso e amareggiato, si ritirò in una sorta di volontario esilio nella sua villa di Literno, in Campania, presso Cuma (in questa occasione gli viene attribuita la famosa frase “Ingrata patria non avrai le mie ossa”).
Nel 183 a.C. Publio Cornelio Scipione detto Africano morì a Literno.

Scipione Africano ebbe una moglie, Emilia Paola; del matrimonio non si conosce la data certa; ebbero due figli e due figlie; la più giovane fu Cornelia, la madre dei famosi Tiberio e Caio Gracco.