La battaglia di Zama si svolse presso l’attuale Tunisi il 19 ottobre 202 a.C. tra le truppe romane comandate dal generale Publio Cornelio Scipione e le truppe cartaginesi comandate dal generale Annibale. La battaglia fu vinta dai Romani. La battaglia di Zama segnò la fine della seconda guerra punica e il ridimensionamento di Cartagine quale potenza militare e politica del Mar Mediterraneo. Il console Scipione, in onore di quella straordinaria vittoria, da allora conquistò il titolo onorifico di Africano.
La battaglia di Zama fu un mirabile esempio di strategia militare romana
Il generale cartaginese Annibale aveva schierato in prima linea ottanta elefanti, convinto di disperdere facilmente i Romani con una loro carica. Il generale romano Publio Cornelio Scipione intanto aveva disposto le sue truppe in retrovia in colonne verticali. Quando Annibale lanciò la sua carica di elefanti, i Romani presero a spaventarli con il suono delle trombe, con urla e battendo le mani sugli scudi. L’espediente funzionò e fu rovinoso per la cavalleria cartaginese, perché la prima linea di Scipione semplicemente si aprì per creare un passaggio e gli elefanti passarono tra gli spazi liberi creati dai legionari romani, che uccisero coloro che li manovravano e indirizzarono gli elefanti contro i ranghi dei Cartaginesi, schiacciandoli.
Annibale dovette arrendersi all’evidenza. Riuscì a fuggire, mentre metà esercito cartaginese rimase sul campo e l’altra metà fu fatta prigioniera, a fronte di soli 1500 caduti tra i Romani.
Cosa fece Annibale dopo la battaglia di Zama
Annibale, tornato a Cartagine, dopo aver continuato per qualche tempo a servire la patria come accorto amministratore, nel 195 a.C. si rifugiò presso Antioco III di Siria, nel timore di essere consegnato ai Romani. Il governo cartaginese provvide immediatamente alla confisca dei suoi beni, ne distrusse la casa e lo dicharò esule.
Presso la corte di Antioco III, Annibale divenne consigliere militare nella guerra, ancora una volta, contro i Romani. Ma i Romani sconfissero Antioco III e chiesero la consegna di Annibale. Egli allora si rifugiò a Creta e poi in Armenia. Poi passò in Bitinia e anche stavolta fu messo al comando di una flotta, che egli guidò al successo contro le navi di Pergamo, alleata dei Romani. Poi, fece giungere a Rodi un libello in greco per denunciare la rapacità dei Romani. I Romani mandarono quindi Tito Quinzio Flaminio ad arrestarlo. Annibale era vecchio (era il 182 o il 183 a.C. e aveva circa 63 anni, molti per quel tempo). Quando seppe che le spie dei Romani avevano circondato la sua casa, si avvelenò.
Cartagine dopo la battaglia di Zama
All’indomani della battaglia di Zama, Roma impose a Cartagine condizioni di pace durissime:
- la cessione a Roma della Spagna e la rinuncia a ogni possedimento fuori dall’Africa;
- la consegna della flotta da guerra, con l’eccezione di dieci triremi;
- pagamento in cinquant’anni di 260 tonnellate d’argento a titolo di risarcimento;
- divieto di intraprendere guerre senza prima aver ricevuto il permesso da Roma.
Dopo la sconfitta di Annibale a Zama, Cartagine non rappresentava più una vera minaccia per Roma, ma molti senatori romani incitavano il Senato affinché la città africana fosse definitivamente distrutta: primo fra tutti Marco Porcio Catone con la sua famosa affermazione Carthago delenda est (Cartagine deve essere distrutta). L’occasione giunse quando Cartagine violò il trattato di pace attaccando la vicina regione della Numidia (alleata di Roma). L’esercito romano ebbe allora l’ordine di radere al suolo la città. Nel 146 a.C., dopo una tenace resistenza, Cartagine fu distrutta; i suoi abitanti per avere salva la vita dovettero accettare la schiavitù. Per un approfondimento leggi Terza guerra punica e distruzione di Cartagine.
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