La nascita di Venere di Sandro Botticelli (1445-1510), tra i maggiori esponenti della pittura rinascimentale, databile tra il 1482 e il 1485, è tra le opere più significative conservate nella Galleria degli Uffizi a Firenze. Si tratta di un dipinto a tempera su tela di lino (278×172 cm). Non si hanno notizie certe riguardo il committente, benché sia ragionevole ricercarlo nell’ambito della casata de’ Medici. Il dipinto è menzionato per la prima volta nel 1550 da Giorgio Vasari, che lo ricorda insieme alla Primavera nella villa medicea di Castello, che all’epoca di Sandro Botticelli era di proprietà dei fratelli Giovanni e Lorenzo de’ Medici, cugini di Lorenzo de’ Medici, meglio conosciuto come Lorenzo il Magnifico.
A differenza di quanto recita il titolo (La nascita di Venere), la Venere di Botticelli non rappresenta la dea Venere che sorge dal mare ma il suo approdo, dopo la nascita, sull’isola di Cipro o forse di Citera. Venere è rappresentata mentre fluttua leggera su una conchiglia al di sopra di un mare increspato dal vento soffiato dal dio Zefiro e dalla sua sposa Cloris. La Venere riprodotta in questo capolavoro assoluto e diventata una vera e propria icona di bellezza, è considerata da sempre come l’ideale perfetto della bellezza femminile, mentre la tela, nel suo insieme, propone la visione di un mondo ideale fatto di amore e purezza: temi cari ai neoplatonici.
La Venere del Botticelli descrizione
La dea Venere, dea dell’amore e della bellezza, secondo la mitologia nata dalla spuma del mare, è in piedi sopra una valva di conchiglia (la conchiglia di Venere è simbolo di fecondità). Il suo corpo è reso con una linea sinuosa che crea il volume in assenza di chiaroscuro. Ha la carnagione chiara e delicata. È nuda, in parte coperta dai fluenti capelli biondi. Riprende la tipologia della Venere pudica (tipica delle sculture ellenistiche), perché con le mani si copre il seno e il pube, per proteggere e custodire la propria bellezza.
A sinistra, abbracciati, Zefiro, il vento primaverile di ponente, e la sua sposa Cloris, sospingono la dea verso il suo approdo sulla terra, con il loro soffio fecondatore (l’aria infatti esce visibile dalla loro bocca). Alcuni autori, tuttavia, hanno identificato nella figura femminile alata la dolce brezza Aura.
A destra, sulla riva, una fanciulla scalza sta per coprire la dea con un manto di seta rosa ricamato con fiori primaverili. Alcuni studiosi hanno identificato quest’ultimo personaggio con una delle Ore, le caste ancelle di Venere; altri con Flora; altri ancora con una delle Grazie. Alle spalle di questo personaggio, c’è il paesaggio costituito da insenature (che ripetono le curve del manto) e promontori, e poi un boschetto di melaranci in fiore (considerati emblema della stirpe medicea per l’assonanza fra il nome della famiglia e quello con cui queste piante erano note: “mala medica”).
Dal cielo cadono rose, che, secondo il mito, comparvero in occasione della nascita di Venere.
La nascita di Venere Botticelli – analisi
La posizione della dea, in bilico nel punto più instabile della conchiglia, è priva di ogni possibile realismo. Lo stesso vale per il paesaggio, con le onde del mare che si increspano regolari e irreali. I colori chiari e delicati, senza chiaroscuro, hanno tonalità smorzate. Non c’è prospettiva geometrica: le figure, quasi prive di masse e volumi, si dispongono solo in primo piano.
Diversamente dalla Primavera, La nascita di Venere è realizzata su tela di lino, estremamente insolito nella Firenze del Quattrocento. Botticelli prepara la tela con uno strato di gesso tinto di blu, che dà al dipinto una tonalità azzurrina, e dipinge a tempera magra, ossia con colle animali e vegetali e non con l’uovo come legante dei colori. In questo modo la tela assomiglia più a un affresco che alle tradizionali tempere su tavola.
Il volto della dea è probabilmente quello di Simonetta Cattaneo Vespucci, nobildonna genovese e moglie del fiorentino Marco Vespucci (lontano cugino del navigatore Amerigo Vespucci), considerata la più bella del suo tempo.
Botticelli Nascita di Venere – Interpretazione dell’opera
Lo schema compositivo dell’opera richiama quello tradizionale del battesimo di Gesù. La posizione di Flora, infatti, è simile a quella del Battista che versa l’acqua sul capo di Gesù. Il parallelo compositivo non è casuale ma serve a marcare un’analogia simbolica: la nascita della dea dal mare diventa un “battesimo pagano” che allude all’anima che si purifica e rinasce nell’acqua. Il capolavoro di Botticelli e, in particolare, il nudo di Venere hanno quindi carattere spirituale e non sensuale e intendono celebrare la “vera bellezza”, quella cioè prodotta dall’unione della materia (natura) con lo spirito (idea).

