la primavera di sandro botticelli
Sandro Botticelli, "La Primavera" 1479 ca. Tempera su tavola, 203x314 cm. Firenze, Galleria degli Uffizi

La Primavera di Sandro Botticelli: analisi, descrizione e significato del primo quadro rinascimentale con soggetto mitologico.

Ne La Primavera otto figure sono disposte su un prato fiorito, quasi a comporre una misteriosa danza; una nona figuretta alata è posta in corrispondenza del personaggio femminile al centro. Sullo sfondo si ammirano uno splendido aranceto e un albero di alloro.

Molte ipotesi sono state avanzate per svelare il significato de La Primavera di Sandro Botticelli, una delle opere simbolo del Rinascimento italiano. Certamente si tratta di un’allegoria: il pittore vuole cioè rappresentare idee e concetti mediante figure e simboli.

L’interpretazione più ricorrente è quella legata ai princìpi della filosofia neoplatonica, diffusa alla corte di Lorenzo il Magnifico: l’arte deve rappresentare l’ideale di un mondo perfetto, e la bellezza delle forme è espressione dell’armonia e della perfezione spirituale. Stando a questa interpretazione ne La Primavera di Sandro Botticelli deve essere letto il passaggio dall’Amore terreno all’Amore spirituale e contemplativo, attraverso la mediazione di Venere.

Il dipinto La Primavera va guardato da destra a sinistra. A destra Zefiro, il vento, insegue e afferra la ninfa Cloris, trasformandola in Flora, dea della Primavera, che sparge fiori (allusione alla rinascita della natura). Venere, dea dell’amore e della fecondità, è collocata al centro: sulla sua testa volteggia Cupido (o Eros), dio dell’amore, è bendato e pronto a scoccare le frecce per colpire i cuori. Venere separa le passioni materiali, a destra, dai valori spirituali, a sinistra.
A sinistra troviamo: le Tre Grazie danzanti – interpretate anche come Muse -, che rappresentano i tre aspetti di Venere (la castità, la bellezza e l’amore); Mercurio, con il suo caduceo, dissipa le nuvole.

L’interpretazione appena illustrata deriva, in primo luogo, da un’identificazione dei personaggi realizzata nel 1500 da Giorgio Vasari, che aveva visto l’opera nella villa di Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, cugino di Lorenzo il Magnifico, e ha condizionato la maggior parte delle interpretazioni moderne.

Il dipinto è stato interpretato anche come la traduzione figurativa di opere poetiche o, ancora, come la raffigurazione dei mesi secondo il calendario astrologico. L’assenza però di documenti che ne confermino in modo certo il significato ha suggerito ipotesi diverse: vi si leggono, ad esempio, i segni della guerra tra i due rami della famiglia Medici per il predominio sulla città.

La figura di Venere, poi, è stata interpretata come espressione dell’Humanitas, ideale simbolo dell’Umanesimo, desunto dalla cultura greco-latina e teorizzata da Terenzio e dal Circolo degli Scipioni. O, più semplicemente, La Primavera è espressione di giovinezza e di rinascita.

Ne La Primavera di Sandro Botticelli non esiste la prospettiva: i personaggi, ad eccezione di Venere, sono collocati sullo stesso piano. Le figure, allungate, attraenti, prive di proporzione, poggiano su un prato costellato da più di 190 tipi di fiori, rintracciati nelle campagne toscane e molti dei quali non sono ancora stati identificati.

La luce è diffusa e non sembra provenire da una fonte ben determinata. Il chiaroscuro è delicato, tanto che le figure, dai colori chiari e delicatamente sfumati, appaiono quasi incorporee sotto la trasparenza dei veli.

La linea si svolge fluida e continua, traccia con perfezione i contorni delle figure, ne modula le forme, illustra minuziosamente le pieghe delle vesti e gli innumerevoli particolari, tra cui, ad esempio, i gioielli che adornano le Tre Grazie (o Muse), simbolo dell’attività di orafo di Botticelli, o i loro capelli rossi ora legati ora sciolti.