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Seconda Guerra Punica (218-202 a.C.) cause, battaglie e conclusione

La seconda guerra punica fu combattuta tra Roma e Cartagine tra il 218 e il 202 a.C. Si concluse con la vittoria di Roma nella battaglia di Zama combattuta nel 202 a.C., tra le forze romane guidate da Scipione l’Africano e l’esercito cartaginese di Annibale.

Perché scoppiò la seconda guerra punica?

Il desiderio di Cartagine di recuperare la potenza perduta e la politica di espansione dei Cartaginesi in Spagna

Dopo la sconfitta subita nella prima guerra punica (per un approfondimento leggi qui), Cartagine venne fortemente penalizzata dalla perdita dei domini siciliani, dalla fine del monopolio dei commerci marittimi e dalle indennità di guerra imposte da Roma.

L’oligarchia dei mercanti e degli armatori, capeggiata dalla potente famiglia dei Barca, che guidava la politica di Cartagine, intraprese allora una politica di espansione in Spagna, attratta dalle ricchezze minerarie e dalle risorse umane, utili nel caso di un nuovo conflitto con Roma.

Il trattato dell’Ebro

I successi del generale Amilcare Barca, che conquistò buona parte della penisola iberica, suscitarono però forti preoccupazioni a Roma. Fu allora stipulato tra Romani e Cartaginesi il cosiddetto trattato dell’Ebro (226 a.C.), così chiamato perché limitava l’espansione punica in Spagna ai territori a sud del fiume Ebro.

Il casus belli: la distruzione di Sagunto

A sud del fiume, e quindi in piena sfera d’influenza punica, si trovava tuttavia la città iberica di Sagunto, con la quale i Romani avevano stretto rapporti di amicizia. Nel 219 a.C. Annibale, il giovane figlio di Amilcare (deceduto nel 228 a.C.), educato sin da bambino all’odio implacabile verso Roma (dopo che Cartagine era stata sconfitta nella Prima guerra punica), come azione certamente provocatoria, assediò e conquistò Sagunto: la rase al suolo e uccise tutti i suoi abitanti. I Romani allora dichiararono guerra ai Cartaginesi. Era il 218 a.C. iniziava la seconda guerra punica.

Seconda guerra punica – le battaglie

218 a.C. Annibale giunge in Italia e sconfigge ripetutamente l’esercito romano

Annibale, sfuggito a un esercito romano inviato a bloccarlo in Gallia, raggiunse a tappe forzate le Alpi e le valicò, con circa 70 mila uomini e diversi elefanti.

La marcia fu massacrante e costò gravi perdite di uomini e animali. Giunto nella Pianura Padana, Annibale ottenne però l’appoggio dei Galli e sconfisse gli eserciti romani in due battaglie, prima presso il Ticino, poi presso il Trebbia. Avanzò quindi verso sud e l’anno seguente inflisse ai Romani una terza, grave sconfitta, presso il lago Trasimeno (217 a.C.).

Per fronteggiare la gravissima situazione, a Roma venne eletto dittatore Quinto Fabio Massimo. Egli decise di evitare altre battaglie in campo aperto e di puntare invece su una tattica di logoramento del nemico, con azioni di guerriglia che ne disturbassero la marcia e i rifornimenti. Ma era un modo di combattere estraneo alla tradizione romana, che suscitò forti resistenze e valse al dittatore il soprannome spregiativo di Temporeggiatore.

Annibale sconfigge i Romani nella battaglia di Canne – seconda guerra punica

Così, scaduto il semestre della dittatura di Fabio, vennero nominati consoli Marco Terenzio Varrone e Lucio Emilio Paolo, ma il 2 agosto del 216 a.C. l’esercito romano, al comando dei due consoli, subì una tremenda sconfitta a Canne (oggi chiamata Canne della Battaglia), in Puglia. La Battaglia di Canne rappresentò una delle peggiori disfatte della storia di Roma, che perse 40 mila uomini tra caduti e prigionieri, tra cui lo stesso console Lucio Emilio Paolo, morto in battaglia.

Dopo Canne, l’esercito cartaginese, pur reduce da quattro vittorie, era stanco e logorato, e non trovò tra gli italici un supporto sufficiente. Annibale si era infatti presentato alle popolazioni e alle città italiche come liberatore dal dominio di Roma e numerose città italiche, tra cui Capua (la seconda città della penisola), passarono in effetti dalla sua parte; la maggior parte della federazione romana rimase però compatta e fedele a Roma.

Annibale pose il suo quartier generale a Capua, in attesa di aiuti da Cartagine. Però la presenza romana in Spagna limitava le possibilità di fargli giungere forze via terra, mentre la flotta romana intercettava buona parte degli aiuti inviati da Cartagine. I Cartaginesi finirono per trascorrere a Capua cinque anni, dal 216 al 211 a.C.

Roma si riprende

Intanto nel 212 a.C. Siracusa, che Annibale aveva tirato dalla propria parte, fu assediata e conquistata dai Romani, nonostante le macchine belliche inventate a sua difesa dal grande matematico Archimede. L’anno seguente, nel 211 a.C., anche Capua venne rasa al suolo dai Romani, punita per aver ospitato l’esercito di Annibale.

Publio Cornelio Scipione costringe i Cartaginesi a ritirarsi dalla Spagna e porta la guerra in Africa

Nel 210 a.C. Roma inviò in Spagna un esercito guidato dal giovane Publio Cornelio Scipione: nel 206 a.C. Scipione espulse completamente i Cartaginesi dalla penisola iberica. Poi, per costringere Annibale ad abbandonare l’Italia, decise di portare la guerra in Africa. Sbarcato in Africa, nel 205 a.C. si alleò con Massinissa, il re della Numidia (più o meno nell’odierna Algeria), che i Cartaginesi avevano spodestato dal regno, e ottenne una serie di vittorie che costrinsero i Cartaginesi a richiamare Annibale in patria, come Scipione aveva previsto e voleva.

La resa dei conti: la battaglia di Zama

Annibale e Scipione si scontrarono nella battaglia di Zama, il 18 ottobre del 202 a.C., nell’entroterra tunisino. La battaglia fu vinta dai Romani. Annibale si rifugiò in Oriente, dove tentò senza fortuna di suscitare nuove guerre contro Roma, mentre Scipione a Roma celebrò un grandioso Trionfo e prese il soprannome onorifico di Africano (per un approfondimento leggi Chi era Publio Cornelio Scipione Africano).

Le condizioni di pace imposte a Cartagine e le conseguenze della seconda guerra punica

Le condizioni di pace per Cartagine furono durissime:
– la cessione a Roma della Spagna e la rinuncia a ogni possedimento fuori dall’Africa;
– la consegna della flotta da guerra e il pagamento di un’enorme indennità;
– la subordinazione al consenso di Roma su qualunque iniziativa di politica estera.

Cartagine non fu distrutta ma la sua potenza sì. Roma era padrona del Mediterraneo occidentale.

Fu nel corso della Terza guerra punica (149-146 a.C.) che Cartagine venne assediata e completamente distrutta. Per un approfondimento leggi qui.

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