Adorazione dei Magi, Giotto, 1303-1305 circa, Cappella degli Scrovegni, Padova.
Adorazione dei Magi, Giotto, 1303-1305 circa, Cappella degli Scrovegni, Padova.

Il termine Magi viene dal greco μαγοι (magoi), plurale di μαγος (magos) che significa “saggio, sapiente”.  È un titolo attribuito ai re-sacerdoti devoti al profeta Zarathustra (o Zoroastro), vissuto forse nel XII secolo a.C., che operò nel nord-est della Persia (attuale Iran). Quindi, probabilmente, i Magi erano persiani e studiosi di astronomia.

Quando si parla di Magi il pensiero va naturalmente ai tre personaggi quasi mitici della tradizione cristiana. In particolare nel Vangelo di Matteo al capitolo 2, si narra che dei Magi, saggi venuti dall’Oriente, avrebbero intrapreso un lungo viaggio, durante il regno di Erode il Grande (sovrano della Giudea dal 37 a.C. al 4 a.C.), guidati da una stella cometa.

La tradizione li vuole re e in numero di tre, perché avevano offerto in dono al bambino Gesù l’oro (che si offriva ai re), l’incenso (che si offriva agli dèi) e la mirra (un unguento profumato cosparso sui corpi prima della sepoltura).
Il Vangelo non menziona i loro nomi, ma in un manoscritto del VII secolo, conservato alla Biblioteca Nazionale di Parigi, sono indicati con i nomi di Bithisarea, Melchior e Gathaspa. Li troviamo per la prima volta menzionati con il nome di Baldassare, Melchiorre e Gasparre in un manoscritto di un autore italiano del XV secolo.

La tradizione sostiene che le loro spoglie siano state trovate sepolte a Gerusalemme da Elena, la madre dell’imperatore Costantino I e fu lei a ordinare di trasferire i resti nella chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli.
Nel 343 Costanzo II, secondogenito di Costantino I, le donò a Eustorgio, vescovo di Milano. Il vescovo Eustorgio le trasportò racchiuse nel pesante sarcofago, usando un carro trainato da buoi. Dopo un lungo e avventuroso viaggio, giunse all’ingresso della città di Milano, precisamente a Porta Ticinese, e qui il carro sprofondò nel fango e non fu possibile rimuoverlo. L’incidente fu interpretato dal vescovo Eustorgio come un segno divino e per questo fece erigere lì la prima basilica nella quale custodire le reliquie dei Magi.
Nel 1162, durante il saccheggio di Milano perpetrato dalle truppe dell’imperatore Federico I di Svevia, detto “Barbarossa”, le reliquie dei Magi furono trafugate e portate nella Cattedrale di Colonia, in Germania. Nel 1904 furono in parte restituite e attualmente conservate in una teca posta sopra l’altare della cappella dedicata ai Re Magi nella Basilica di Sant’Eustorgio a Milano, nei pressi di Porta Ticinese.

Marco Polo nel “Milione” racconta di aver visitato le tombe, bellissime e grandi, dei tre Re Magi nella città di Saba, a sud di Teheran, in Persia (attuale Iran); le salme erano ancora complete di capelli e barba (notizia confermata dal beato Odorico da Pordenone, che verso il 1320 si trovò in quella regione).

La tradizione dei Re Magi s’incrocia con una leggenda risalente al XII secolo, che racconta che i Re Magi, durante il viaggio verso Betlemme, si fermarono alla casa di una donna anziana per chiedere informazioni. Malgrado le loro insistenze, affinché li seguisse per far visita al piccolo Gesù, la donna non si mosse. In seguito, pentitasi per non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, ma non li trovò. Così si fermò ad ogni casa che trovò lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini per farsi perdonare.