Il Romanticismo italiano è strettamente connesso con le vicende del Risorgimento e non può ritenersi concluso nel 1848, come invece accadde per le altre nazioni europee, poiché l’intreccio fra Risorgimento e Romanticismo portò a considerarsi chiusa questa esperienza solo nel 1861 con l’Unità d’Italia.
Romanticismo italiano: il punto di partenza (1816)
Il Romanticismo italiano ebbe inizio nel 1816 con la pubblicazione sulla rivista milanese “Biblioteca italiana” di un articolo di Madame de Stael (1766-1817) “Sulla maniera e la utilità delle traduzioni”. L’articolo in questione invitava gli italiani ad aprirsi alle correnti più vive della letteratura europea.
Madame de Stael (1766-1817), divulgatrice in Europa delle idee romantiche, intendeva incoraggiare gli italiani a tradurre le opere della più moderna cultura del nord Europa, in particolare quelle inglesi e tedesche. Solo in questo modo gli intellettuali italiani avrebbero potuto, a suo avviso, recuperare il divario che li separava dal resto della realtà culturale europea rispetto alla quale si chiudevano in una gelosa imitazione dei classici.
Il dibattito tra romantici e classicisti
Da qui chiaramente scaturì un dibattito acceso tra i sostenitori del classicismo e quelli del romanticismo. I primi, i classicisti, sostenevano che la vera arte poteva essere solo imitazione della perfezione raggiunta in età greca e latina; inoltre, la lingua utilizzata dagli scrittori e dai poeti doveva essere sempre ispirata ai modelli trecenteschi e alle regole dell’Accademia della Crusca. Gli interventi più illustri in questo primo schieramento furono quelli di Pietro Giordani, Vincenzo Monti e Giacomo Leopardi (com’è logico aspettarsi da un giovane che ha da poco scoperto l’amore per la poesia traducendo i classici).
Ai classicisti si opposero molti giovani intellettuali del calibro di Giovanni Berchet, a cui si unì in seguito anche Alessandro Manzoni.
Il Manifesto di Berchet e la rivista Il Conciliatore
Berchet con la Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliolo (1816) sosteneva che la poesia doveva essere moderna, ovvero ispirare la nuova realtà borghese fortemente legata alle tradizioni nazionali. Condannava così le regole classiche e l’imitazione dei modelli e proclamava la necessità di una poesia spontanea, popolare, ispirata a sentimenti vivi e attuali, educativa, morale, nazionale e cristiana.
La Lettera di Berchet divenne il più celebre manifesto del Romanticismo italiano, uno strumento di battaglia intellettuale soprattutto grazie alla polemica ironica e dissacrante nei confronti della cultura accademica che dominava ancora fortemente l’ambiente letterario italiano.
I giovani romantici diedero vita (dal settembre 1818 all’ottobre 1819) al «Il Conciliatore», una rivista bisettimanale diretta da Silvio Pellico. Finanziato da esponenti della nobiltà progressista milanese, «Il Conciliatore» proponeva l’apertura alla cultura europea attraverso traduzioni e recensioni, e la diffusione delle conoscenze utili allo sviluppo economico e al progresso civile. La battaglia letteraria era dunque inserita in un progetto dai chiari risvolti politici, liberali e patriottici, che fu subito guardato con sospetto dal governo austriaco. Continuamente perseguitato dai tagli della censura, «Il Conciliatore» fu soppresso dopo appena un anno e mezzo di vita. L’anno successivo molti suoi redattori furono coinvolti in uno dei primi processi alla Carboneria: alcuni, come Silvio Pellico, furono arrestati, altri, come Berchet, riuscirono a riparare in esilio.
Il Romanticismo in Italia caratteristiche
Non si trovano tra gli scrittori romantici italiani quegli atteggiamenti di delusione, di insofferenza violenta, di rivolta che caratterizzano tanti scrittori europei. Al contrario, l’orientamento dominante del Romanticismo italiano è l’impegno per il progresso civile, sociale, economico; vi si trova l’intento di rivolgersi al pubblico delle classi medie con forme letterarie “popolari”, per interpretarne i gusti e i valori.
Il Romanticismo italiano s’intreccia e si fonde con le tematiche risorgimentali, indirizzandosi verso un’idea di letteratura civile che possa modificare la realtà attraverso la sua utilità e verità. Il realismo, l’aderenza al vero in quanto moralmente utile, come afferma Alessandro Manzoni nella Lettera sul Romanticismo (1823), l’impegno civile, l’esigenza di mettere in versi la realtà contemporanea o la storia passata intesa come insegnamento per il presente, sono gli elementi che caratterizzano il nostro Romanticismo rispetto a quello europeo, connotandolo come movimento squisitamente politico.
In questa prospettiva si delineano altri caratteri principali del Romanticismo italiano: la funzione pedagogica della letteratura concepita come strumento per educare il popolo, il concetto di nazione e il ruolo principalmente civile del letterato, cui spetta il compito di costruire un sistema di valori comuni per la futura nazione.
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