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Romanticismo: origini, contesto, caratteristiche, esponenti

Il Romanticismo fu un movimento filosofico, letterario e artistico che ebbe origine in Germania alla fine del 1700 e che dalla Germania, grazie alla rivista Athenaeum dei fratelli Schlegel, si diffuse in tutta Europa nei primi decenni dell’Ottocento, assumendo caratteri diversi nei vari Paesi a seconda delle particolari condizioni storiche, politiche e culturali. Il movimento si esaurì gradualmente in Europa tra il 1848 e il 1850, lasciando spazio al Realismo in letteratura e pittura e al Positivismo in filosofia. Per quanto riguarda l’Italia si protrasse più a lungo, legandosi profondamente alle esigenze del Risorgimento e all’Unità d’Italia.

Romanticismo: origini del termine

Il termine romantic apparve per la prima volta in Inghilterra verso la metà del 1600, per designare spregiativamente l’elemento fantastico, irreale e falso dei romanzi cavallereschi e pastorali allora in voga. Il significato negativo fu mantenuto nel Settecento illuminista, ma, nello stesso periodo, il vocabolo penetrò in Francia e venne adottato da Rousseau, prima come sinonimo di pittoresco (per indicare gli aspetti bucolici e malinconici di un paesaggio), poi per esprimere l’indefinito stato d’animo che un certo paesaggio suscita. Ma furono i tedeschi a valersene per primi in una accezione totalmente positiva, estesa a tutto un atteggiamento spirituale ed estetico.

Romanticismo: il contesto storico

Per comprendere il Romanticismo è necessario riferirsi alla particolare situazione storico-politica in cui sorse e si sviluppò. Il periodo fu caratterizzato dalla crisi dell’Illuminismo, dall’esperienza e dal fallimento della Rivoluzione francese, dall’impero napoleonico e dalla Restaurazione.

Sul piano politico la Rivoluzione francese, pur essendo nata dall’Illuminismo, ne aveva messo in crisi alcuni motivi essenziali. Aveva rivelato l’esistenza, accanto alla ragione, di una carica passionale che era esplosa nella tragica esperienza del Terrore; aveva favorito l’ingresso nella storia di masse non ancora «illuminate»; aveva messo in luce l’astratezza delle idee illuministiche (Vincenzo Cuoco, nel Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, spiegando le cause del fallimento della rivoluzione napoletana, sostenne che la vita dei popoli non è riconducibile a leggi universali e che bisogna tenere conto della realtà particolare di ciascun popolo).
Ma soprattuto il dispotismo napoleonico, rinnegando gli ideali di libertà e di uguaglianza, aveva provocato quella «delusione storica» che, travolgendo le speranze dei patrioti europei, aveva creato la più profonda sfiducia nei confronti dell’Illuminismo. Anzi, Napoleone aveva fatto nascere un desiderio di ordine che rese estremamente facile l’avvento della Restaurazione. Gli ideali rivoluzionari finirono poi con l’affermarsi nelle lotte delle varie nazioni per la libertà.

Sul piano economico e sociale il periodo romantico è pure attraversato da una profonda crisi, legata all’espandersi della rivoluzione industriale in Europa. Essa determinò la formazione del proletariato e il rafforzamento della borghesia. La questione sociale si manifestò in forme sempre più conflittuali, che accenturarono il distacco della borghesia dal proletariato.

Il rifiuto dell’Illuminismo e i temi fondamentali del Romanticismo

Il Romanticismo si alimenta di una cultura opposta a quella dell’Illuminismo. I romantici acquistano consapevolezza di una diversa concezione di vita, che rappresenta quasi un capovolgimento di valori rispetto all’epoca precedente.

Il primato del sentimento e le sue conseguenze

Nel Romanticismo, al contrario dell’Illuminismo, si afferma che è il sentimento ad avere un valore preminente nella vita umana; che gli esseri umani sono spinti ad agire prima dal sentimento che dalla fredda razionalità.
La vita affettiva rende ogni essere umano diverso dall’altro, in quanto dotato di una sensibilità originale che lo rende unico e irripetibile. All’idea egualitaria dell’Illuminismo si sostituisce quindi l’individualismo, cioè l’esaltazione dell’individualità personale; e l’eroe, l’ideale modello dell’uomo a cui il Romanticismo è proteso, non è più lo scienziato, ma è il poeta, che esprime liberamente e sinceramente i propri sentimenti.

L’arte come creazione individuale e l’illusione d’infinito

L’arte è creazione individuale e spontanea; solo in essa l’essere umano può esprimere pienamente la sua creatività; e perciò è la più nobile attività dello spirito umano. La vita è caratterizzata dall’aspirazione alla felicità, dal desiderio di assoluto, congiunti al senso del limite della condizione umana, alla consapevolezza che l’arte e la poesia non possono donare che una illusione di infinito. Ciò induce al pessimismo.

Titanismo e vittimismo

Il sentimento può esaltarsi fino a diventare furore titanico o estenuarsi in un languore malinconico, in un morboso sentimentalismo, un atteggiamento psicologico passivo che può giungere all’estrema negazione di sé (come nel Werther di Goethe). Il conflitto tra ideale e reale, fra uomo e natura si manifesta con atteggiamenti contrastanti, quali appunto il titanismo e il vittimismo.

Il senso della Natura

L’Illuminismo aveva inteso la natura in senso puramente meccanicistico. I romantici vedono in essa una grande forza spirituale, l’immagine stessa della vita nella sua totalità.

Il recupero della storia

Se gli illuministi erano antistorici (perché il passato era pieno di errori, falsità e sciocchezze), il Romanticismo considera ogni momento della storia come necessario. Il presente è un superamento del passato che però ne raccoglie, ne integra e ne continua l’esperienza più valida in un perenne divenire. Poiché il passato è in noi, ogni epoca della storia ha un grande valore; di qui l’esaltazione di alcuni periodi prima condannati come il Medioevo, considerato ora come momento “autentico” della storia, in cui si sono originate le “nazioni”.

Il concetto di nazione

Nel campo politico, al cosmopolitismo subentra il sentimento nazionale. Prima di essere cittadini del mondo si è cittadini di una patria, la terra dei padri, a cui ci legano le tradizioni, il sangue, la cultura, le usanze. La nazione diventa un valore essenzialmente spirituale. Alessandro Manzoni ne indica i caratteri quando, nell’ode Marzo 1821, definisce la gente italiana «una d’arme, di lingua, di altare, di memorie, di sangue e di cor». L’idea di nazione è il prodotto fondamentale di quella “tradizione” alla quale si attribuiscono, nell’età romantica, l’origine e la conservazione di tutti i valori che determinano il carattere di un popolo.

La religione

Al contrario dell’Illuminismo, che ha divinizzato la ragione e ha contestato la religione, il Romanticismo è pervaso da un’ansia religiosa che si manifesta in un ritorno alla fede tradizionale, o nell’immanentismo, cioè in una religione dell’umanità fondata sul culto dei valori spirituali più alti, che dirigono la storia, o in un mistico panteismo che fa coincidere Dio col mondo. La religiosità può approdare a posizioni politiche e atteggiamenti pratici molto diversi. Può assumere, ad esempio, sfumature reazionarie (Chateaubriand) o fondersi con ideali democratici e progressisti (Manzoni).

Il senso del mistero e dell’eterno

Nel Romanticismo è vivo il senso del mistero e dell’eterno che circonda l’uomo. Infatti, l’uomo percepisce qualcosa di soprannaturale intorno a sé e vi tende con tutto sé stesso. Questa tensione verso il trascendente si traduce o in una profonda fede religiosa (Manzoni) o in un anelito verso l’infinito (Leopardi).

Elementi di continuità tra Romanticismo e Illuminismo

Sarebbe tuttavia errato limitarsi semplicemente a contrapporre Romanticismo e Illuminismo. Anche per il fatto che entrambi i movimenti hanno un’origine borghese, per molti aspetti il Romanticismo è una continuazione dell’Illuminismo, il quale per primo aveva rotto con la letteratura della tradizione (Barocco, Arcadia), ricollegando la poesia alla vita (Giuseppe Parini); aveva infranto l’assolutismo monarchico, i privilegi di casta, gli idoli dottrinali. Questi motivi troveranno il più ampio sviluppo nell’età romantica. Lo stesso vale per altri aspetti, come il senso egualitario e libertario della società, il senso del vero, la concezione di un’arte utile. Il Romanticismo non fu solo il frutto della delusione storica prodotta dagli avvenimenti politici e sociali, ma una crisi spirituale interna allo stesso Illuminismo e relativa a quelle esigenze morali, affettive e culturali che nell’uomo sono urgenti come quelle di ordine pratico.

I maggiori esponenti del Romanticismo

In campo letterario ricordiamo: Alessandro Manzoni, Giacomo Leopardi e Ugo Foscolo (Italia); Johann Wolfgang von Goethe e Friedrich Schiller (Germania); William Wordsworth, Samuel Coleridge, John Keats, Percy Bysshe Shelley e Lord Byron (Regno Unito); Victor Hugo e Madame de Stael (Francia).

Nel campo dell’arte: Francesco Hayez (Italia); Eugène Delacroix e Théodore Géricault (Francia); Caspar David Friedrich (Germania); William Turner e John Constable (Regno Unito).

I generi letterari del Romanticismo

I generi letterari più praticati dagli artisti romantici furono: la poesia lirica e il romanzo storico.
Attraverso la poesia lirica i poeti esprimevano inquietudini, ansie, desideri e speranze, cioè il proprio mondo interiore. Temi cari ai poeti romantici furono, ad esempio, la contemplazione di paesaggi suggestivi e la meditazione sul destino proprio e di tutti gli esseri viventi.
Il romanzo storico consisteva in una lunga narrazione in cui le vicende di fantasia venivano calate in un’epoca storica passata (spesso il Medioevo) e ricostruita con precisione. Questo genere univa l’intrattenimento, l’impegno civile e la rivalutazione dell’idea di nazione. Il padre fondatore fu lo scozzese Walter Scott. In Italia, il romanzo storico assunse un ruolo centrale e nazionalpopolare grazie all’opera di Alessandro Manzoni, che con I Promessi Sposi offrì un capolavoro assoluto al genere.

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