John Keats
John Keats

Il movimento romantico in Inghilterra nacque nel 1798 con le Ballate liriche di William Wordsworth e Samuel Taylor Coleridge e con il programma teorico scritto da Wordsworth nella seconda edizione dell’opera, uscita due anni dopo. L’intento è di unire immagini e toni fiabeschi, magici, sovrannaturali a temi quotidiani. Una seconda generazione di poeti romantici inglesi emerge nel secondo decennio del secolo: si tratta di George Byron, Percy Bysshe Shelley, John Keats. Essi cantano la tendenza alla fuga e alla ribellione, la bellezza mediterranea, la perdita della serenità classica, il rifiuto della società borghese.

Shelley e Byron hanno caratteri simili e comunque sono molto diversi da John Keats. Infatti essi rappresentarono, nell’immaginario europeo, i prototipi stessi del poeta romantico, ribelle, anarchico e individualista. Invece John Keats unisce allo spirito romantico una tendenza classicista, e privilegia un tipo di poesia più intimo, sofferto, malinconico. La struggente nostalgia per il mondo greco si esprime in immagini di classica compostezza e con un linguaggio ricco di parole inusuali e di musicalità.

Nonostante il mancato successo presso i suoi contemporanei, John Keats è oggi considerato il maggior poeta romantico inglese; è l’unico poeta romantico che si rifaccia alla mitologia come fonte di ispirazione e il suo gusto della bellezza non è lontano da quello neoclassico. Sono però del tutto romantici la sensibilità, la poetica fondata sul culto della sensazione, il sentimento del Medioevo e il suo stesso ellenismo, pervaso da un esotismo ignoto alla cultura neoclassica.

La vita di John Keats – A differenza degli altri due grandi poeti della seconda generazione romantica inglese, George Byron e Shelley, John Keats, nato a Londra il 31 ottobre 1795, era di famiglia modesta e non studiò in scuole prestigiose, ma fu posto come apprendista presso un chirurgo (che allora non era una professione prestigiosa come adesso, ma era ritenuto un mestiere manuale).

Entrato in contatto con Leigh Hunt, uomo politico radicale e poeta eclettico, abbandonò questa attività per la poesia, pubblicando un volume di versi a ventidue anni, nel 1817, e, nel 1818, il poema Endimione, stroncato dai recensori che, attraverso di lui, intendevano attaccare Hunt. Demoralizzato dalle critiche, costretto ad assistere il fratello affetto da tubercolosi, tormentato dall’amore per Fanny Brawne, cominciò presto a dare segni di cedimento fisico.

Nel febbraio 1820 si manifestarono i primi sintomi della malattia, la tisi, che lo condurrà alla morte. Consigliato dai medici, partì per l’Italia, alla ricerca di un clima più mite, e si stabilì a Roma, ospite dell’amico Shelley, ma qui morì dopo pochi mesi, il 23 febbraio 1821. Shelley ne pianse la morte nel poemetto Adonais. John Keats è sepolto nel cimitero protestante di Roma. Su sua volontà la lapide non riporta il nome, ma un epitaffio da lui stesso voluto: “Qui giace un uomo il cui nome fu scritto sull’acqua”.

La produzione poetica degli anni 1818-1820 – Fra il 1818 e il 1820 si colloca il periodo più fervido della sua creazione: il poema Iperione, ispirato alla mitologia e precisamente alla sconfitta dei Titani, ma rimasto interrotto nelle due diverse versioni tentate dall’autore; La vigilia di sant’Agnese, che si rifà al tema epico medievale della passione che sfida ogni pericolo; la ballata La Belle Dame sans Merci [La bella dama senza pietà]; le grandi odi scritte nel maggio 1819 A un usignolo, Su un’urna greca, Sull’indolenza, Sulla malinconia e nell’autunno dello stesso anno All’autunno.

Nei componimenti del 1819 i temi predominanti sono quelli della caducità della vita e dell’eternità dell’arte e del loro rapporto. La bellezza è fissata dall’arte in forme eterne, immodificabili, sottratte all’azione del tempo. A queste forme eterne si contrappone la vita reale dell’uomo segnata dal dolore, dal desiderio struggente di quell’eternità che è per lui irraggiungibile, dalla delusione. Alla bellezza eterna e incorruttibile dell’arte si contrappone dunque la realtà umana, sottoposta all’azione del tempo, soggetta alla decadenza e alla vecchiaia. Ma nel succedersi delle generazioni umane, sempre dominate dall’affanno, l’arte continuerà a diffondere il suo messaggio: «la Bellezza è Verità […] la Verità è Bellezza».