Lord Byron, eroe romantico
Lord Byron, eroe romantico

George Gordon Byron nacque a Londra il 22 gennaio del 1788 da famiglia nobile, ma decaduta e impoverita. A dieci anni ereditò il titolo di Lord Byron.
Nel 1809 occupò il seggio che gli spettava per nascita alla Camera dei Lords; nonostante ciò assunse atteggiamenti radicali, difendendo ad esempio il movimento dei luddisti, operai che distruggevano le macchine perché vi vedevano la causa della disoccupazione (per un approfondimento leggi Luddismo: movimento di protesta operaia clicca qui).

Come ogni altro giovane aristocratico del tempo, Lord Byron partì per il Grand Tour attraverso l’Europa, considerato allora un indispensabile coronamento per l’educazione di un giovane nobile. Visitò la penisola Iberica, la Grecia, l’Oriente. Il viaggio gli ispirò i primi due libri del Pellegrinaggio del cavaliere Harold (1812), che incontrarono un enorme successo. Molta parte della popolarità del personaggio si dovette al fatto che esprimeva un sentimento largamente diffuso: Harold, infatti, nonostante la posticcia cornice medievale, è una figura tipica del primo Ottocento, un esemplare di quella “generazione perduta” che, allevata in epoca rivoluzionaria e napoleonica, si trovò a vivere nel clima intorpidito della Restaurazione. Harold, giovane di anni ma vecchio di esperienze, incarna il tipo del perfetto eroe romantico, come il quasi contemporaneo Jacopo Ortis di Ugo Foscolo e come molti altri personaggi letterari e anche storici. Generoso ed egoista, malinconico e facile agli entusiasmi, ora cinico e satanico e ora istintivo e appassionato, la figura di Harold, in cui lo stesso Lord Byron si identificò, creò una vera e propria moda e fu imitato da schiere di giovani.

Sposatosi nel 1815, Lord Byron si separò dalla moglie dopo un anno, suscitando vasto scandalo (incrementato anche dalla voce che la separazione fosse causata da un rapporto incestuoso di Lord Byron con la sorella, voce probabilmente diffusa dal poeta stesso, che amava creare intorno a sé un alone maledetto).

In conseguenza dello scandalo, nel 1816 Lord Byron lasciò l’Inghilterra e si recò in Italia (meta prediletta dei romantici inglesi, esuli dal proprio paese perché insofferenti del suo clima sociale conformistico: in Italia si recarono negli stessi anni anche due altri grandi poeti romantici, Shelley e Keats). In Italia Byron condusse vita sregolata, con molti amori, circondato dal suo mito che gli procurava entusiastica ammirazione. Spinto dalle sue idee libertarie, prese parte ad una cospirazione carbonara a Ravenna.

Nel 1823 accettò con entusiasmo la nomina del comitato per l’indipendenza della Grecia, che si era allora sollevata contro il dominio turco. Si recò in Grecia, ma morì il 19 aprile 1824 a Missolungi di febbri reumatiche.

Nell’Europa del tempo Lord Byron incarnò un vero e proprio mito: il dandy aristocratico, sprezzante delle convenzioni e delle norme morali comuni; l’uomo fatale, dal fascino tenebroso e maledetto; il ribelle insofferente ad ogni costrizione, il simbolo della lotta per la libertà contro l’oppressione e la tirannide. I giovani dell’epoca si riconobbero in lui, guadagnandosi la loro ammirazione.

Tra le sue opere, che gli diedero grande fama in Inghilterra e in Europa, ricordiamo oltre al poema Il pellegrinaggio del giovane Harold, i racconti in versi Il giaurro (1813) e Il corsaro (1814) e il poema Don Giovanni (1823-24) rimasto incompiuto.