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Minosse: il re di Creta tra mito, storia e Divina Commedia

Minosse è una delle figure più affascinanti della mitologia greca: re leggendario di Creta, legato al mito del labirinto e del Minotauro, ma anche giudice severo delle anime nell’Oltretomba e personaggio centrale dell’Inferno di Dante. Il suo mito nei secoli è stato reinterpretato tra storia, religione e letteratura.

Minosse nella mitologia greca: origine e famiglia

Minosse, secondo il mito greco, era figlio di Zeus e della ninfa Europa. Re di Creta, durante il II millennio a.C., ricevette dal dio Poseidone il dominio del Mar Egeo. Per la sua fama di sovrano giusto e saggio, dopo la morte divenne giudice dell’oltretomba.

Il mito di Minosse, il Minotauro e il labirinto

Da una relazione tra sua moglie Pasifae e un toro bianco venuto dal mare nacque il Minotauro, creatura mostruosa e feroce, metà uomo e metà toro. Il re di Creta lo fece allora rinchiudere in un labirinto fatto costruire dall’architetto Dedalo, nel palazzo di Cnosso. Costrinse poi la città greca di Atene, da lui vinta, a offrire, come tributo di guerra, sette fanciulli e sette fanciulle da dare in pasto al Minotauro. Dopo qualche tempo, Teseo, figlio di Egeo, re di Atene, aiutato da Arianna, figlia di Minosse e innamorata del giovane, entrò nel labirinto e uccise il mostro. Teseo e Arianna fuggirono subito dopo insieme.

L’architetto Dedalo, invece, fu rinchiuso nel labirinto assieme a suo figlio Icaro. Minosse infatti temeva che Dedalo potesse rivelare in che modo lo avesse costruito. Dedalo, però, costruì della ali per sé e per suo figlio Icaro e i due riuscirono a fuggire. Durante il volo, Icaro precipitò in mare, invece Dedalo si rifugiò in Sicilia, presso il re Cocalo. Minosse inseguì Dedalo in Sicilia, alla corte del re Cocalo. Qui, per mano del re Cocalo, delle sue figlie e di Dedalo stesso, Minosse trovò la morte durante un bagno in vasca.

Minosse nella Divina Commedia di Dante Alighieri

Dante per il suo Minosse si ispirò alla figura di questo personaggio già presente sia nel Libro XI dell’Odissea di Omero (VIII secolo a.C.) sia nel Libro VI dell’Eneide di Virgilio (I secolo a.C.). Dante lo colloca nel V canto dell’Inferno, ma viene citato anche nell’Inferno canto XIII, verso 96, nell’Inferno canto XXVII, versi 124-127 e nel Purgatorio canto I, al verso 77.

Minosse ha per Dante la funzione di giudice instancabile dell’Inferno e guardiano del cerchio dei lussuriosi. Le moltissime anime in attesa di giudizio sfilano davanti a Minosse, un essere rabbioso a metà tra l’uomo e l’animale, e a lui riferiscono tutti i peccati commessi in vita. Dopo averle ascoltate, il giudice infernale attorciglia intorno al corpo la sua coda di serpente tante volte quanti sono i cerchi che l’anima deve scendere, e subito ne avanza un’altra per avere il responso.

Minosse tra mito e realtà

La figura di Minosse nasce nel mito, ma molti studiosi ritengono che dietro questo personaggio leggendario si nasconda il ricordo di uno o più sovrani reali della potente civiltà minoica, fiorita a Creta nel II millennio a.C. Le fonti antiche raccontano di Minosse come figlio di Zeus, costruttore del labirinto e padrone dei mari, mentre archeologi e storici, sulla base degli scavi di Cnosso e dei testi di autori come Tucidide, parlano di una talassocrazia cretese e ipotizzano che “Minosse” fosse forse un titolo dinastico, simile a “faraone”, più che il nome di un singolo re.

 

 

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