Dante Alighieri vita e opere riassunto

Dante Alighieri vita e opere riassunto facile e completo.

Dante Alighieri vita: dalla nascita al 1290 (morte di Beatrice)

Nasce a Firenze tra il 14 maggio e il 13 giugno 1265. La sua famiglia appartiene alla piccola nobiltà guelfa fiorentina.

Ancora bambino perde la madre Bella (diminutivo di Gabriella) e poco dopo perde anche il padre Alighiero di Bellincione. Frequenta le scuole del trivio e del quadrivio, dove riceve la comune istruzione fondata sulle sette arti (grammatica, retorica, dialettica; aritmetica, geometria, musica, astronomia).

Nel 1274 incontra per la prima volta Beatrice (Bice di Folco Portinari), che canterà nella sua opera Vita nuova come la donna angelicata degli stilnovisti.

Tre anni dopo, nel 1277, è deciso il suo matrimonio con Gemma Donati. Si sposeranno effettivamente qualche anno più tardi e avranno tre figli.

Nel 1290 muore Beatrice.

Dante Alighieri vita: dal 1290 al 1302

La morte di Beatrice provoca in Dante una profonda crisi religiosa, che lo porta a intraprendere rigorosi studi filosofici e teologici. Al tempo stesso approfondisce la sua cultura poetica leggendo i poeti latini, in particolare Virgilio, che considera il suo «maestro»; poi Ovidio, Lucano e Stazio.

A partire dal 1295, a queste esperienze culturali si aggiunge quella politica. Si iscrive infatti all’Arte dei Medici e Speziali (l’iscrizione ad un’Arte è necessaria, in seguito agli Ordinamenti di Giano della Bella, per chi intende partecipare al governo cittadino).

In quegli anni Firenze è tormentata da lotte interne tra i Guelfi bianchi (che difendono l’indipendenza e l’autonomia del Comune) e i Guelfi neri (che assecondano le mire espansionistiche del Papato).

Dante si schiera con i Guelfi bianchi e, negli anni successivi, ricopre cariche pubbliche di importanza crescente fino a che nel 1300 è eletto Priore, la suprema magistratura cittadina.

Poco tempo dopo (novembre 1301), mentre Dante si trova a Roma in qualità di ambasciatore presso il papa Bonifacio VIII, i Guelfi neri hanno il sopravvento, s’impadroniscono di Firenze e scatenano le persecuzioni contro la parte sconfitta.

Dante è condannato, sotto la falsa accusa di baratteria (vendita dei pubblici uffici), all’esilio di due anni, al pagamento di una multa di cinquemila fiorini e alla interdizione dai pubblici uffici (27 gennaio 1302). Egli sdegnosamente non si presenta per discolparsi. Due mesi dopo un’altra sentenza lo condanna al rogo (marzo 1302).

Gli anni 1302-1304

In un primo momento si associa ai compagni Guelfi bianchi esiliati che si sono uniti ai Ghibellini fuoriusciti con l’intenzione di rientrare in Firenze con la forza. Ma dopo un tentatiivo fallito miseramente, Dante si sdegna contro la «compagnia malvagia e scempia» e preferisce «far parte per se stesso». Comincia per lui il triste e lungo esilio.

Dante Alighieri vita: gli anni dell’esilio

Dal 1304 alla morte il poeta pellegrina per varie regioni d’Italia presso varie corti e varie città. La sua funzione è quella di un uomo di corte presso signori magnanimi, che ospitano uomini di cultura per ricavarne lustro e prestigio, ma anche per servirsene per vari compiti, come le funzioni di segretario e ambasciatore.

È comprensibile perciò come Dante, che è il tipico intellettuale-cittadino, fiero del proprio valore e geloso della propria autonomia, soffra dell’umiliante condizione di dover ricorrere alla generosità altrui per vivere e di dover assoggettare ad altri la propria attività intellettuale.

Tra le tappe certe di questi primi anni di esilio si annoverano quelle nella Verona dei Della Scala (dal 1303); nella Treviso di Gherardo da Camino  (1305-06); nella Lunigiana di Moroello Malaspina (1306). Nel frattempo compone il Convivio e il De vulgari eloquentia, mentre a partire dal 1304 inizia a comporre l’opera somma alla quale lavorerà per tutta la restante vita, la Divina Commedia.

Le speranze per l’imperatore Arrigo VII di Lussemburgo

La discesa in Italia, nel 1310, del nuovo imperatore Arrigo VII di Lussemburgo, dona a Dante nuove speranze. Dall’imperatore Dante si attende il ristabilimento di un ordine supremo basato su un accordo tra autorità imperiale e papale.

Ben presto però le illusioni del poeta svaniscono di fronte alla condotta ambigua del papa Clemente V, alla resistenza delle città italiane e infine alla morte dell’imperatore, il 24 agosto 1313.

Tra la comparsa sulla scena italiana di Arrigo e la sua morte, il poeta rielabora e ordina sistematicamente i suoi principi politici, con particolare riguardo al problema dei rapporti fra l’autorità dell’imperatore e quella del papa, scrivendo il trattato De Monarchia in lingua latina.

Dante Alighieri vita: gli ultimi anni

L’essersi schierato apertamente a favore dell’impresa di Arrigo, aggrava per Dante le condizioni dell’esilio. Nel 1315 rifiuta sdegnato un’amnistia che ha come prezzo il riconoscimento della propria colpevolezza e un’umiliazione pubblica. È perciò confermata la condanna a morte per Dante e per i suoi figli.

Negli ultimi anni il poeta si stabilisce prima a Verona presso Cangrande della Scala, al quale è legato da profonda amicizia e al quale dedica il Paradiso; poi a Ravenna presso Guido Novello da Polenta, presso il quale compone le Egloghe. Guido Novello da Polenta gli affida anche alcune missioni fra le quali un’ambasceria a Venezia. Al ritorno da questa ambasceria, il poeta muore nella notte fra il 13 e il 14 settembre 1321.