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Dolce Stil Novo caratteristiche e autori

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Il Dolce stil novo (detto anche Stilnovismo) è il movimento poetico nato a Bologna con Guido Guinizzelli, la cui canzone Al cor gentil rempaira sempre amore è considerata il manifesto del Dolce stil novo. Nel canto XXVI del Purgatorio, Dante incontrerà Guinizzelli e lo chiamerà «Padre mio», riconoscendogli così il ruolo di iniziatore della nuova poetica, caratterizzata da «rime d’amor dolci e leggiadre».

Guinizzelli verrà quindi riconosciuto come caposcuola dagli altri esponenti del movimento, ma sarà a Firenze che si svilupperà, tra il 1280 e il 1310. Fiorentini sono infatti i due principali esponenti della nuova scuola, Dante Alighieri (che in seguito se ne stacca, prendendo altre direzioni) e Guido Cavalcanti, e toscani gli altri stilnovisti di rilievo, come Lapo Gianni, Gianni Alfani, Dino Frescobaldi, e un pistoiese, Cino da Pistoia.

Perché lo Stilnovo si sviluppa in Toscana, e in particolare a Firenze?

In Toscana, e in particolare a Firenze, è presente una classe dirigente borghese, ricca e raffinata, che fa riferimento a una nuova idea di nobiltà, non più legata alla discendenza, ma basata sulle qualità morali e intellettuali dell’individuo.

Dolce stil novo caratteristiche

Chi sono gli stilnovisti?

Gli stilnovisti provengono quasi sempre dalle file della nuova borghesia urbana e non da quelle della vecchia nobiltà feudale. Essi si distinguono dalla tradizione siciliana e provenzale: per l’adozione di uno stile più limpido e piano; dal punto di vista dei contenuti, si distinguono perché propongono una visione più spiritualizzata della donna (presentata come una donna-angelo); si concentrano poi sugli effetti che l’amore produce sull’interiorità del poeta innamorato; sviluppano inoltre il tema dell’identificazione tra amore e “gentilezza”: solo chi è “gentile”, cioè nobile d’animo e dotato di grande cultura, può amare e scrivere poesie d’amore.

Gli stilnovisti sono consapevoli di costituire un’élite. Proprio per questo, uno dei temi dello Stil novo è l’amicizia tra poeti, cioè il sodalizio fra persone che condividono le stesse idee, la stessa cultura, la stessa ricerca estetica e filosofica.

È singolare che, per quanto essi siano attivamente impegnati nelle lotte comunali, nello scontro delle fazioni e degli interessi materiali e ideali, di tutto ciò non resti traccia nei loro versi. Ma è appunto in questa capacità di astrazione e di rarefazione, in questa assoluta fedeltà ad Amore, concepito come momento di elevazione spirituale, va cercato il vero punto forte della “novità” del Dolce stil novo.

I poeti stilnovisti rinnovano in parte anche il linguaggio della poesia; infatti abbandonano il linguaggio oscuro dei poeti siculo-toscani e usano il “volgare illustre“, come lo chiama Dante. Si tratta del volgare fiorentino, arricchito di espressioni adatte a descrivere gli stati d’animo e di termini filosofici.

Cosa s’intende per Dolce Stil Novo?

Il termine «Dolce» allude allo stile elegante e armonioso nella forma, lontano dalle asprezze e dalle difficoltà retoriche dei predecessori; il termine «stile» va a designare il modo di scrivere; infine «novo» perché rivendica una sorta di rivoluzione letteraria portatrice di alcune importanti novità rispetto alle scuole poetiche precedenti (la Scuola siciliana e la scuola siculo-toscana).

La definizione di Dolce stil novo, e la stessa designazione di quel movimento, vengono formulate per la prima volta nel canto XXIV del Purgatorio. Qui Dante incontra Bonagiunta Orbicciani, iniziatore della scuola poetica Siculo-Toscana. Egli si rivolge a Dante chiedendogli se è proprio lui ad aver iniziato le nove rime, con la canzone Donne ch’avete intelletto d’amore (contenuta nel capitolo XIX della Vita nuova). Dante risponde dicendo di essere un poeta che, quando scrive, è ispirato direttamente da Amore e compone sotto la sua dettatura.

Bonagiunta a questo punto dichiara di aver compreso quale è il nodo (cioè il motivo) che ha trattenuto lui, Giacomo da Lentini e Guittone d’Arezzo di aderire al Dolce Stil Novo, rimanendo legati a una forma di poesia precedente: era la loro incapacità di cogliere l’spirazione amorosa come motore creativo, come invece faceva Dante.

I temi del Dolce stil novo

Nella poesia stilnovista il tema principale è soprattutto l’amore. Rispetto alla scuola siculo-toscana viene abbandonato il tema politico e civile.

L’amore nella poesia stilnovista assume una dimensione assolutamente spirituale. Viene inteso come perfezionamento morale e non può nascere che in un cuore «gentile», cioè nobile d’animo, virtuoso. La nobiltà d’animo non dipende dalla ricchezza e dalla nascita, ma dalle qualità umane e intellettuali dell’individuo.

La donna è considerata un angelo, una creatura perfetta capace di suscitare nell’uomo sentimenti profondi nobilitanti e di elevare la sua anima fino a Dio, liberandola così da ogni miseria e bruttura terrena.

Questa nuova concezione della vita e dei sentimenti richiede ai poeti stilnovisti una forma linguistica altrettanto nuova e originale.

Ecco allora che, alla lingua aspra e difficile dei loro predecessori, sostituiscono una lingua «dolce», cioè leggiadra, elegante, armoniosa, senza troppi scontri consonantici o rime troppo complicate e costruzioni sintattiche complesse.

 

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