Dolce stil novo riassunto
Marie Spartali Stillman, Beatrice, 1895

Il Dolce stil novo è la nuova poetica letteraria che si affermò a Firenze tra il 1280 e il 1310.

Fu Dante a impiegare per la prima volta questa definizione nel canto XXIV del Purgatorio, mettendola in bocca a Bonagiunta Orbicciani da Lucca (poeta toscano che rielaborò i temi e le tecniche della Scuola Siciliana).

Rispondendo a Dante, che gli aveva esposto la propria poetica stilnovistica, Bonagiunta dice di averne compreso la “novità” e le ragioni che la oppongono alla precedente tradizione poetica, rappresentata da Giacomo da Lentini (e cioè dalla Scuola Siciliana) e da Guittone d’Arezzo (e cioè dai Siculo-toscani) e definisce la nuova scuola appunto Dolce stil novo.

Dolce Stil Novo – significato

«Dolce» allude alla semplicità e alla soavità, lontana dalle asprezze e dalle difficoltà retoriche dei predecessori; «stile» va a designare il modo di scrivere; «novo» rivendica una sorta di rivoluzione letteraria.

Gli esponenti del Dolce stil novo

I maggiori esponenti furono Guido Cavalcanti e Dante stesso; ma fecero parte di questa tendenza tre poeti fiorentini, Lapo Gianni, Gianni Alfani, Dino Frescobaldi, e un pistoiese, Cino da Pistoia.

Precursore e iniziatore fu, però, un bolognese, Guido Guinizzelli, la cui canzone, Al cor gentil rempaira sempre amore, è considerata il manifesto del Dolce stil novo. Nel canto XXVI del Purgatorio, Dante incontrerà Guinizzelli e lo chiamerà «Padre mio», riconoscendogli così il ruolo di iniziatore della nuova poetica, caratterizzata da «rime d’amor dolci e leggiadre».

La “novità” del Dolce stil novo

Gli stilnovisti si presentano come grandi innovatori sia per quanto riguarda gli aspetti tematico – contenutistici delle loro composizioni poetiche sia per quanto riguarda il linguaggio e lo stile, a ragione definito «novo».

La novità tematica – I poeti del Dolce stil novo, infatti, concepiscono l’amore e la donna in modo del tutto nuovo rispetto ai poeti precedenti, in particolare quelli della Scuola Siciliana.
L’amore assume una dimensione assolutamente spirituale. Viene inteso come perfezionamento morale e non può nascere che in un cuore «gentile», cioè nobile, virtuoso.
La donna è considerata un angelo, una creatura perfetta capace di suscitare nell’uomo sentimenti profondi nobilitanti e di elevare la sua anima fino a Dio, liberandola così da ogni miseria e bruttura terrena.

La novità stilistica – Questa nuova concezione della vita e dei sentimenti richiede ai poeti del Dolce stil novo una forma linguistica altrettanto nuova e originale. Ecco allora che, alla lingua aspra e difficile dei loro predecessori, sostituiscono una lingua «dolce», cioè leggiadra, elegante, gentile, armoniosa, chiara, senza troppi scontri consonantici o rime troppo complicate e impervie e costruzioni sintattiche complesse.

Chi sono gli stilnovisti

Gli stilnovisti provengono quasi sempre dalle file della nuova borghesia urbana e non da quelle della vecchia nobiltà feudale. Essi si considerano una cerchia eletta che trova nella propria superiorità culturale e nella propria raffinatezza spirituale le ragioni di un prestigio sociale non più dipendente dalla nobiltà di sangue, ma solo dalla nobiltà dell’animo (che ora è chiamata «gentilezza»). Ed è singolare che, per quanto essi siano attivamente impegnati nelle lotte comunali, nello scontro delle fazioni e degli interessi materiali e ideali, di tutto ciò non resti traccia nei loro versi. Ma è appunto in questa capacità di astrazione e di rarefazione, in questa assoluta fedeltà ad Amore, concepito come momento di elevazione spirituale, va cercato il vero punto forte della “novità” del Dolce stil novo.