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Guittone d’Arezzo poeta: vita, opere, stile

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Guittone d’Arezzo, figura tipica d’intellettuale comunale, è il poeta principale della Scuola Toscana, che si colloca tra la Scuola poetica siciliana e il Dolce stil novo.

Nacque ad Arezzo tra il 1230 e il 1235 da un certo Viva di Michele, camerlengo (cioè tesoriere) del Comune.

Guittone apparteneva al partito guelfo e partecipava attivamente alla vita politica e culturale di Arezzo. Per contrasti politici, intorno al 1263, dovette abbandonare in volontario esilio Arezzo e la Toscana e si recò a Bologna.

La conversione

Nel 1265, colto da una forte crisi spirituale, maturò la decisione di abbandonare la moglie e i tre figli per entrare nell’Ordine dei Cavalieri della Beata Vergine Maria, fondato a Bologna nel 1261, comunemente detti “frati gaudenti” (ricordati nel canto XXIII dell’Inferno, fra gli ipocriti). Si trattava di un ordine religioso-cavalleresco, che permetteva l’ingresso anche a uomini ricchi sposati e con figli. Tale ordine si proponeva di mantenere l’ordine e la pace nella città e la difesa delle fasce più deboli.

La morte e i giudizi di Guinizzelli e Dante

Guittone d’Arezzo morì nel 1294, lasciando dietro di sé uno stuolo di imitatori in ogni città dell’Italia centrale e centro-settentrionale (i cosiddetti “guittoniani”). Guido Guinizzelli riconobbe in lui un maestro, mentre Dante, giudicando negativamente le scelte sintattiche e lessicali di Guittone (troppo incline all’uso della lingua popolaresca), ne diede un giudizio negativo sia nella Commedia (Purgatorio canto XXIV, vv. 55-60; Purgatorio canto XXVI, vv. 124-126) che nel De vulgari Eloquentia.

Le opere di Guittone d’Arezzo

Di Guittone restano 50 canzoni e 250 sonetti, che egli stesso distinse in rime amorose, anteriori alla conversione, e in rime religiose e morali a essa posteriori, fra le quali alcune ballate-laudi, cioè ballate di argomento religioso (di quest’ultimo genere egli sarebbe stato, secondo alcuni studiosi, l’inventore).

Scrisse anche un Trattato d’Amore in dodici sonetti e le Lettere (circa una trentina, in prosa), nelle quali dimostra tutta la sua arte di cultore dell’ars dictanti (l'”arte del dettare”, che raccoglieva le norme retoriche e oratorie del latino).

Lo stile

La sua lirica d’amore deriva dai Siciliani ma anche dai Provenzali, dai quali Guittone d’Arezzo riprende nella tecnica versificatoria, la tendenza al trobar clus (“poetare chiuso”, consiste in uno stile elaboratissimo, artificioso e fortemente allegorico).

Ma l’apporto più originale di Guittone d’Arezzo alla poesia del Duecento va individuato nella canzone politica e civile. Anche in questo caso, egli si rifà alla tradizione provenzale sirventese¹ e del planh² (compianto). Tuttavia l’alta eloquenza, il vibrante sarcasmo, la sdegnata passione che animano il suo testo più celebre, la canzone politica Ahi lasso, or è stagion de doler tanto, che rivelano la viva e diretta partecipazione del cittadino comunale che s’impegna nella lotta politica, lo distinguono dall’analoga poesia provenzale prodotta da letterati che esprimevano invece gli interessi del proprio signore.

¹sirventese componimento poetico e musicale di origine provenzale di argomento per lo più didattico, moraleggiante, politico, satirico che si “serve” dello schema metrico della canzone, che tratta invece argomenti amorosi.

²planh (compianto) componimento poetico dei trovatori di contenuto amoroso, storico, in morte di un personaggio e per altri dolorosi avvenimenti.

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