Il Duecento storia e letteratura

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Il Duecento: scenario storico e letterario

Il Duecento: scenario storico

Rispetto ai secoli precedenti, il Duecento fu caratterizzato da una situazione di maggiore prosperità per l’Europa. Infatti:

le invasioni di popoli stranieri erano cessate;

le innovazioni nelle tecniche agricole, diffuse a partire dall’Anno Mille, avevano accresciuto il rendimento dei campi;

grazie all’aumento della popolazione, era stato possibile dissodare e mettere a coltura nuove terre;

le città si erano ripopolate, diventando importanti centri di attività artigianali e commerciali;

era nata una nuova classe sociale, la borghesia, formata da banchieri, mercanti, artigiani, professionisti come notai e avvocati;

erano sorte le prime università, per soddisfare la domanda di cultura di una borghesia sempre più attiva e intraprendente.

Il Duecento in Italia

Nel Duecento in Italia vi erano:

città molto ricche, mercanti che commerciavano anche con il lontanissimo Oriente;

banchieri che prestavano denaro persino ai re stranieri e importanti università, tra cui quella di Bologna, la più antica di tutta Europa.

L’Italia era politicamente divisa:

al centro-nord si erano affermati i liberi Comuni, che nel secolo precedente avevano duramente lottato contro l’imperatore Federico Barbarossa per affermare la propria autonomia (la pace di Costanza del 25 giugno 1183);

al centro vi era lo Stato della Chiesa;

a sud il Regno di Sicilia, un tempo dominio dei Normanni e poi passato, per via ereditaria, all’imperatore Federico II di Svevia. Anche l’esperienza di Federico II di Svevia, imperatore dal 1220 e riorganizzatore dello Stato Normanno nell’Italia meridionale, pur avendo un’importanza fondamentale in ambito culturale, rappresenterà un ulteriore fallimento di qualunque progetto di restaurazione dell’autorità dell’Impero sulla penisola e confermerà perciò la crisi della stessa idea imperiale.

Questa divisione politica determinò una situazione di grave instabilità: erano frequenti gli scontri tra Guelfi (sostenitori del papato) e Ghibellini (sostenitori dell’Impero), e tra città diverse per strapparsi reciprocamente porzioni di territorio.

La Chiesa nel Duecento

Agli inizi del Duecento la Chiesa si trova a combattere contro alcuni movimenti ereticali che denunciano la corruzione del clero, in particolare i valdesi e i catari o albigesi.

Attraverso il Tribunale dell’Inquisizione gli eretici vengono ricercati, processati e, se non si pentono, giustiziati.

Sorgono intanto due nuovi ordini religiosi che rappresentano per la Chiesa cattolica un momento di grande rinnovamento: l’Ordine francescano, fondato da Francesco d’Assisi nel 1210, e l’Ordine domenicano, fondato dallo spagnolo Domenico di Guzmán nel 1216.

Ambedue sono caratterizzati da una rigorosa moralità e da una stretta osservanza del voto di povertà.

Il Duecento in Europa

Nel Duecento, l’assetto politico europeo vedeva due grandi centri di potere:

il regno dei Franchi, che comprendeva parte della Francia attuale;

il regno di Germania (che faceva parte del Sacro Romano Impero), che si estendeva nell’Europa centrale e includeva l’Italia centro-settentrionale.

Il Duecento letteratura

L’imperatore Federico II amava riunire, presso la sua corte di Palermo, intellettuali e artisti di ogni provenienza: nacque così la Scuola siciliana. I principali poeti della Scuola siciliana furono Jacopo da Lentini, Pier della Vigna, Guido delle Colonne, Rinaldo d’Aquino.

Il tramonto della Scuola siciliana coincise con la nascita della poesia toscana, che ereditò il patrimonio culturale della poesia siciliana adattato, però, alle nuove realtà sociali del centro Italia. Tra i poeti toscani un ruolo di primo piano spetta a Guittone d’Arezzo.

Nella seconda metà del Duecento si affermò il Dolce stil novo. Nato a Bologna a opera di Guido Guinizzelli, si sviluppò soprattutto in Toscana, in particolare a Firenze, dove trovò i suoi massimi rappresentanti in Guido Cavalcanti e Dante Alighieri.

I poeti siciliani e gli stilnovisti scrivevano per un pubblico ristretto: i primi per i raffinati frequentatori della corte di Federico II; i secondi per gli altri poeti stilnovisti.

Rivolta a un pubblico più vasto e popolare, invece, era la poesia religiosa, diffusa in particolare in Umbria, nella forma della lauda (dal latino laus=lode). Composta inizialmente in latino e poi in volgare, era una preghiera di lode al Signore, alla Vergine e ai Santi, che veniva cantata durante le processioni o in determinati momenti della giornata.

Quando parliamo di lauda non possiamo non menzionare Il Cantico di Frate Sole di Francesco d’Assisi, il primo testo poetico delle letteratura italiana. Nel Duecento, un ruolo importante nella produzione ed elaborazione delle laudi ebbero anche i poeti Jacopone da Todi e Guittone d’Arezzo.

Di argomento completamente diverso era la poesia comico-realistica, che trattava temi come il denaro, il gioco, il cibo e l’amore, quest’ultimo in termini molto concreti e spesso maliziosi; il volgare utilizzato si avvicinava così alle espressioni delle classi umili. Il maggior rappresentante della poesia comico-realistica fu Cecco Angiolieri.

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