Don Abbondio descrizione carattere

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don abbondio

Don Abbondio è il parroco del paese in cui vivono Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, i protagonisti del romanzo di Alessandro Manzoni I Promessi Sposi. È il primo personaggio che incontriamo nella narrazione.

È pauroso, egoista e meschino; gretto, bugiardo e servile; incapace di atti generosi e caritatevoli. Così ci appare fin dalla sua entrata in scena nel primo capitolo, quando i bravi di don Rodrigo lo affrontano. Tale resterà per tutto il romanzo, conservando inalterate le sue caratteristiche, tanto che neppure l’incontro con il cardinale Federigo Borromeo riuscirà a modificarle.

Tuttavia Manzoni, introducendo degli aspetti comici nella descrizione del suo comportamento, tempera la condanna ed esprime compassione per quest’uomo poco coraggioso, costretto a vivere in un mondo di violenza e sopraffazione.

Nella società di quel periodo (il Seicento), infatti, la legge non garantiva la tutela dei diritti dei deboli e solo i più forti potevano ottenere giustizia. Le classi ricche e nobili godevano di una lunga serie di privilegi e impunità, mentre le classi popolari erano pressoché indifese. Le leggi fiorivano e abbondavano ma rimanevano inapplicate e senza conseguenza alcuna.

 

Un vaso di terracotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro

Don Abbondio, non nobile di famiglia e non ricco, poco coraggioso di natura, si era presto accorto di essere in quella società come «un vaso di terracotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro».

La sua scelta di farsi prete era scaturita, più che da una reale vocazione, dalla protezione che l’abito sacerdotale gli garantiva nei confronti dei potenti, verso i quali si comportava sempre con rispetto e sottomissione.

Egli si era fatto un suo sistema di vita che consisteva nel cercare di scansare i conflitti e nel cedere in quelli che non poteva evitare. In qualsiasi contrasto si trovasse, sceglieva sempre di essere neutrale. Questo sistema di vita gli aveva permesso di passare i sessant’anni senza grandi burrasche.

Ogni tanto dava sfogo al suo malumore, che nasceva dal dovere sempre accondiscendere alle prepotenze dei più forti, prendendosela con i deboli che stavano attorno a lui. Criticava poi duramente quanti non la pensavano come lui e si impicciavano degli affari altrui o cercavano di difendere poveri e deboli.

Spesso poi ripeteva una massima, secondo la quale se uno bada ai propri affari, non fa mai brutti incontri… fino alla sera in cui incontrò i bravi di don Rodrigo.