Le lingue romanze (da romànice loqui, “parlare in lingua romana”) anche dette lingue neolatine (cioè “latine nuove”), cui appartengono l’italiano, il francese, il provenzale, lo spagnolo, il catalano, il portoghese, il rumeno, il ladino, sono il frutto dell’evoluzione nel tempo del latino parlato dal popolo, distinto dal latino classico (scritto e letterario), di cui ci rimangono preziose testimonianze nelle opere di autori come Cicerone, Orazio, Seneca, Tacito e Virgilio, vissuti nel periodo più fiorente della civiltà latina.
Come sono nate le lingue neolatine?
Per un lungo periodo, l’antica Roma aveva imposto la sua lingua (il latino) su tutti i territori conquistati in Europa e nel Mediterraneo. Il latino parlato, ovviamente, era diverso da zona a zona: il latino parlato a Roma non poteva certo essere identico a quello parlato in Gallia, o nella penisola iberica o lungo il corso del Danubio; anche nell’ambito della stessa Roma, il latino parlato dalle classi più colte era diverso da quello parlato dalle masse popolari.
Il processo di trasformazione del latino parlato, il suo progressivo differenziarsi da luogo a luogo e il suo distacco dal latino scritto accelerò poi con la caduta dell’Impero romano d’Occidente nel 476 d.C.
Il passaggio dal latino alle lingue romanze o neolatine
La frantumazione politica che derivò dalla caduta dell’Impero romano d’Occidente, così come la disgregazione dell’amministrazione e della scuola, la difficoltà delle comunicazioni, la quasi totale scomparsa degli scambi fecero sì che ogni regione restasse praticamente isolata: ne derivò un’estrema frammentazione linguistica. Non bisogna trascurare infine gli apporti delle lingue dei popoli invasori, che lasciarono tracce considerevoli.
Quali sono le lingue neolatine?
Subito dopo l’Anno Mille, la situazione linguistica in Europa era ormai chiara. Erano nate le lingue romanze o neolatine, in dieci varietà principali:
- nella penisola iberica, c’erano il castigliano (e cioè il moderno spagnolo), il catalano (parlato nella zona orientale) e il portoghese;
- in Francia, nel Meridione e nel Centro-sud, il provenzale (o lingua d’oc o occitanico), nel Nord e nel Centro-nord, il francese (o lingua d’oil);
- in Italia, l’italiano e il sardo;
- nella Dalmazia e nelle isole dell’Adriatico, il dalmatico, oggi estinto;
- nell’Alto Adige, in alcune zone del Friuli, nel Cantone dei Grigioni in Svizzera, il ladino (o retoromanzo);
- nell’attuale Romania, il romeno, sviluppatosi dal latino della colonia romana della Dacia.
Le lingue romanze, data la loro comune discendenza dal latino, sono insomma “lingue sorelle“. Per questa ragione molte parole italiane, francesi, spagnole, portoghesi si assomigliano. Per esempio:
Notte (italiano) nuit (francese) noche (spagnolo) noite (portoghese) noapte (romeno) noctem (latino).
Otto (italiano) huit (francese) ocho (spagnolo) oito (portoghese) opt (romeno) octo (latino).
Latte (italiano) lait (francese) leche (spagnolo) leite (portoghese) lapte (romeno) lactem (latino).
Fatto (italiano) fait (francese) hecho (spagnolo) feito (portoghese) fapt (romeno) factum (latino).
Nei territori in cui la dominazione romana non si era consolidata, come in Germania e in Inghilterra, si originarono, invece, lingue che, pur avendo anche elementi in comune con il latino, sono tributarie degli idiomi dei popoli invasori. Nel caso dell’inglese, per esempio, sono gli Angli e i Sassoni, migrati in Britannia a metà del V secolo, a fornire la base per la lingua del territorio.

