Marzo 1821, spiegazione e commento

L’ode Marzo 1821 fu composta da Alessandro Manzoni in appena tre giorni, tra il 15 e il 17 marzo di quell’anno, allorché sembrava che, in seguito ai moti carbonari piemontesi del 1821, il reggente Carlo Alberto (che il 14 marzo aveva concesso lo Statuto albertino) passasse il Ticino per liberare la Lombardia dagli austriaci.

In realtà le cose non andarono così e Carlo Felice, l’erede designato dal re Vittorio Emanuele I, aiutato dagli austriaci, rinnegò i provvedimenti presi da Carlo Alberto e sbaragliò il movimento rivoluzionario.

Manzoni, nell’ode Marzo 1821, precorrendo i tempi, immagina che l’esercito piemontese sia ormai passato in Lombardia e sia in procinto di liberare l’intera regione dallo straniero.

Ad alimentare in Manzoni, come in molti italiani dell’epoca, una simile speranza è la constatazione del fatto che la libertà e l’unità nazionale sono ormai una necessità improrogabile, anzi un diritto maturato in tutti gli italiani, non più «volgo», ma popolo finalmente cosciente delle proprie tradizioni e della propria identità nazionale, e, soprattutto, un diritto garantito da Dio stesso che da sempre ha sancito il principio che ogni popolo abbia una patria e da sempre ha aiutato gli oppressi contro gli oppressori. Secondo Manzoni, infatti, la guerra diventa sacrosanta e trova una salda giustificazione morale quando la libertà di un popolo e il suo diritto a decidere della propria vita e della propria organizzzione statale sono calpestati o addirittura negati.

Per questo Manzoni non può trattenersi dal pronunciare un’aspra invettiva contro gli austriaci, rei di non aver rispettato il principio di nazionalità da loro stessi invocato contro Napoleone, trasformandosi in spregiatori del diritto dei popoli alla libertà e all’indipendenza, un diritto sancito da Dio stesso. Ed è in nome di quei medesimi princìpi che va letto l’appello agli italiani perché non ripongano fiducia nelle promesse degli stranieri, ma piuttosto ricerchino in se stessi la forza per lottare.

Marzo 1821 è dedicata a un patriota tedesco, Teodoro Koerner, che morì combattendo contro Napoleone per l’indipendenza del proprio popolo. Con tale dedica Manzoni vuole significare il rifiuto di ogni gretto patriottismo e di qualsiasi atteggiamento di chiuso nazionalismo: tutti i popoli che lottano per l’indipendenza nazionale sono egualmente dalla parte della ragione e dunque devono essere solidali tra loro.

L’ode, composta nel 1821, fu pubblicata, insieme al Proclama di Rimini¹, nel 1848, durante le Cinque giornate di Milano. Circolò tuttavia manoscritta. Per temi e ritmi metrici va collegata al coro «S’ode a destra uno squillo di tromba» del Conte di Carmagnola, che d’altronde era stato terminato solo da pochi mesi.

¹ Il Proclama di Rimini è un frammento di canzone politica che risponde all’appello indirizzato agli italiani, appunto da Rimini, il 30 marzo 1815, dal re di Napoli Gioacchino Murat, perché si desse inizio a una guerra di liberazione nazionale. L’opera non fu mai terminata dal Manzoni a causa della sconfitta militare e politica del re di Napoli.