La Certosa di Parma dello scrittore francese Stendhal (1783-1842), scritto in poco più di un mese (tra i mesi di novembre e dicembre del 1838) e pubblicato nel 1839, è, assieme a Il rosso e il nero, ricordato tra i più importanti romanzi di formazione dell’Ottocento.
La Certosa di Parma – contesto storico
La storia si svolge in Italia tra la fine dell’età napoleonica e il periodo della Restaurazione. Il romanzo inizia con la discesa di Napoleone Bonaparte in Italia (1796-1814). Egli porta con sé gli ideali di libertà e uguaglianza della Rivoluzione francese. Per il popolo italiano, fino ad allora sotto il rigido controllo straniero, ciò rappresenta una scossa vitale. I soldati francesi vengono accolti non come nemici ma come liberatori.
Dopo la sconfitta di Napoleone nella battaglia di Waterloo (1815), però, il Congresso di Vienna (1814-1815) riporta sui troni i vecchi sovrani. Questo momento storico è chiamato Restaurazione. In Italia tornano l’oscurantismo, la censura, il potere della Chiesa e il dominio austriaco.
Stendhal usa l’immaginaria corte di Parma per descrivere il clima di oppressione, intrighi politici e polizia segreta che si respirava in Italia in quegli anni, sotto il dominio austriaco.
La Certosa di Parma – trama
Fabrizio del Dongo, il protagonista, giovane aristocratico milanese, fugge dalla tetra dimora della sua famiglia sul lago di Como e attraversa tutta l’Europa per raggiungere l’esercito di Napoleone Bonaparte (siamo nel 1815 e Napoleone è fuggito dall’isola d’Elba). Si ritrova così sul campo di battaglia di Waterloo (18 giugno 1815), dove crede di vedere l’imperatore francese al culmine della gloria e invece assiste alla sua tragica disfatta.
Di ritorno in patria, per le sue idee liberali e progressiste, Fabrizio è guardato con sospetto dagli austriaci e dallo stesso padre, che parteggia per le forze della Restaurazione. Si rifugia allora a Parma presso sua zia Gina, diventata la duchessa Sanseverina in seguito a un matrimonio d’interesse. La zia, una donna affascinante di trent’anni, modello d’impertinenza e di seduzione, votata alla felicità e alla libertà, occupa una posizione di primo piano alla corte del reazionario Ranuccio Ernesto IV, principe di Parma. Presso la corte di Parma, la Sanseverina ha per amante il potentissimo conte Mosca, primo ministro, nonché ministro di polizia. La donna riesce a convincere suo nipote a indirizzarsi alla professione ecclesiastica, grazie alla quale potrà far carriera all’interno della corte di Parma. Fabrizio si trasferisce quindi a studiare a Napoli, per poi entrare a corte come monsignore, protetto da sua zia.
In seguito Fabrizio, coinvolto in un duello in cui uccide l’attore Giletti (perché entrambi innamorati dell’attrice Marietta Valserra), viene imprigionato nella Fortezza di Parma, dove, recluso per mesi, conosce la figlia del governatore della fortezza, Clelia Conti. I due giovani si innamorano e riescono a comunicare anche durante la prigionia. La zia organizza intanto la sua evasione e poi, con un altro intrigo, fa avvelenare il principe di Parma Ranuccio d’Este.
Sotto il successore, innamorato anch’egli della Sanseverina, Fabrizio può tornare a Parma, dove intanto Clelia ha sposato il vecchio marchese Crescenzi, per adempiere a un voto per la guarigione del padre. Ma gli intrighi non finiscono: la Sanseverina, insidiata dal nuovo principe e conscia, infine, del suo amore per Fabrizio, lascia Parma e sposa il conte Mosca; mentre il protagonista, amareggiato dalle nozze di Clelia e perseguitato dai nemici del ministro e della zia, è salvato dal principe, innamorato della Sanseverina.
Clelia, infine, si abbandona a una breve relazione con Fabrizio, mettendo da parte i suoi sensi di colpa. La storia avrà però un esito tragico: il figlio dei due, Sandrino, muore in pochi mesi e la madre, divorata dall’angoscia, non gli sopravvive a lungo. Il protagonista allora si ritira nella Certosa di Parma, abbandonando il mondo, le sue passioni e i suoi onori, non tardando poi a seguire nella tomba le persone amate. Anche la Sanseverina muore dopo la notizia dell’avvenuto decesso del nipote. Unico sopravvissuto resta il conte Mosca, che eredita dalla moglie grandi ricchezze.
La Certosa di Parma – analisi del romanzo
La Certosa di Parma fu concepita e scritta in poche settimane, tra i mesi di novembre e dicembre del 1838. Questa rapidità di esecuzione per un romanzo tanto ampio e complesso spiega in parte alcune inesattezze e molte pagine un po’ sommarie e confuse, soprattutto nell’ultima parte.
Standhal, per sua precisa scelta, evita l’aggettivazione troppo ricca, i periodi complicati e le frequenti metafore. Detesta il “sentimentale”, ossia ciò che colpisce facilmente il cuore e i sentimenti. Non è possibile, poi, non ammirare l’acutezza dell’analisi psicologica delle passioni umane, il gusto per le descrizioni dettagliate e la sensibilità per i meccanismi della storia e della politica. Tutto ciò si avvale sempre di uno stile che preferisce il concreto all’astratto, l’esempio alla teoria e l’essenziale all’inessenziale.
Nel romanzo Stendhal esalta la ricerca della felicità, il coraggio, la sincerità e le passioni intense, caratteristiche incarnate da personaggi come: Fabrizio del Dongo, l’eroe ingenuo e passionale, che da ragazzo immaturo cresce grazie all’amore; Gina, (duchessa Sanseverina) donna intelligente, astuta e passionale, disposta a tutto pur di salvare il suo amato Fabrizio; Clelia Conti, l’eroina romantica per eccellenza. Pura e innocente, è combattuta tra il rispetto per il padre e il forte amore per Fabrizio.

