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Il rosso e il nero di Stendhal: riassunto e spiegazione

Il rosso e il nero, romanzo storico scritto tra il 1829 e il 1830 e pubblicato nel 1831, è il secondo romanzo di Stendhal, scrittore francese (1783-1842). Il sottotitolo dell’opera è Cronaca del 1830.
Il romanzo, considerato un capolavoro del Realismo e dell’analisi psicologica, è ispirato a un fatto di cronaca nera realmente accaduto (affaire Berthet) nel 1827 in Francia. La vicenda giudiziaria che colpì profondamente Stendhal, di cui si servì per fare una radiografia spietata della società dell’epoca, riguarda il tentato omicidio in chiesa di una donna (Madame Michoud, moglie di un noto notaio dell’epoca) da parte del giovane precettore (Antoine Berthet, ex seminarista) che ne era diventato l’amante, ma dal quale in seguito la donna si era allontanata. Il giovane Berthet fu condannato a morte mediante ghigliottina. Lo sfondo storico del romanzo, scritto in parallelo con lo svolgersi degli eventi della Rivoluzione di Luglio del 1830, è quello della Francia della Restaurazione.

Il rosso e il nero – trama

Protagonista del secondo romanzo di Stendhal (dopo Armance del 1826) è un giovane provinciale Julien Sorel, proveniente da una modesta famiglia (il padre, di origini contadine, è proprietario di una segheria). Dall’apparenza timido, è dominato dall’ambizione e dall’aspirazione ad affermarsi al di là della sua condizione sociale. Ha una concezione della vita eroica ed energica, e per questo ammira ardentemente Napoleone Bonaparte.

Il soggiorno del protagonista Julien Sorel nella cittadina di provincia di Verrières

Julien entra nella casa di Monsieur de Rênal, il sindaco conservatore della sua cittadina, Verrières, località immaginaria della Franca Contea, in qualità di precettore dei suoi figli; ne seduce la moglie Louise, per un impulso in cui si mescolano il desiderio di provare la propria energia, la rivalsa sociale contro i ceti superiori che lo umiliano, ma anche la passione autentica.

Iniziano a spargersi delle voci nel paese e il sindaco Monsieur de Rênal riceve una lettera anonima che lo informa della infedeltà della moglie. Per lo scandalo suscitato Julien deve lasciare la città ed entra nel seminario di Besançon. Preso a benvolere dal direttore, l’abate Pirard, rigoroso gianseista, per sua intercessione è assunto come segretario del marchese de La Mole e si trasferisce a Parigi.

Il successivo trasferimento di Julien a Parigi

Julien riesce a conquistare la fiducia del marchese ma anche l’interesse della figlia, Matilde, dal carattere forte ma propenso alle fantasticherie. I due giovani diventano amanti: Matilde scopre in Julien quell’energia eroica che ella tanto ammira e che non riesce a trovare nei nobili che la circondano.

La giovane, che attende un figlio da Julien, riesce ad ottenere dal padre il consenso alle nozze. Il marchese, che ha procurato a Julien un titolo nobiliare e una rendita, ha però chiesto a Madame de Rênal informazioni sul giovane, e la donna, indotta dal suo confessore, lo denuncia come cinico arrivista, che ricorre alla seduzione come mezzo per raggiungere i gradi più elevati della società.

Julien, vista infranta la sua acesa sociale, e spinto da uno dei consueti impulsi istintivi, torna a Verrières e spara all’antica amante durante una funzione in chiesa, ferendola. Julien è condannato a morte, nonostante le pressioni esercitate da Matilde presso un importante prelato per farlo assolvere.

Trascorre in carcere gli ultimi giorni della sua vita, riflettendo con lucida calma sulla vanità dell’ambizione e sulla profondità del sentimento d’amore che lo aveva legato alla signora de Rênal. A confortarlo negli ultimi giorni di vita è proprio Madame de Rênal e in Julien rinasce l’amore per lei.

L’eroe affronta la ghigliottina con coraggio. Matilde seppellisce con le sue stesse mani la testa dell’amante. Madame de Rênal invece muore tre giorni dopo di crepacuore.

Il rosso e il nero – spiegazione

Il quadro storico

Il primo dei due capolavori di Stendhal, Il rosso e il nero (l’altro è La certosa di Parma), è diviso in due libri, che corrispondono alle due parti fondamentali della vicenda del romanzo: il soggiorno del protagonista Julien Sorel nella cittadina di provincia di Verrières, in casa di Rênal, e il successivo trasferimento a Parigi presso la famiglia de La Mole.

La trama del romanzo è solo apparentemente “romanzesca”: essa non ci interessa solo per le vicende narrate, ma anche perché attraverso il protagonista di tali vicende, Julien Sorel, l’autore ci offre uno straordinario affresco della Francia di Carlo X che, salito al trono nel 1824, restaurò l’Assolutismo prima che fosse nuovamente sconfitto dalla Rivoluzione di luglio del 1830.

L’ambiguità di Julien Sorel

Il fascino della personalità di Julien Sorel deriva dalla sua ambiguità, da una profonda inquietudine che lo costringe a oscillare tra essere e dover essere. In attrito con una società in cui non c’è spazio per le grandi imprese e per gli uomini generosi, e in cui non è più possibile un’ascesa sociale basata sui meriti individuali, Julien si dibatte, infatti, tra aspirazioni profonde e opportunismo, tra ingenuità e ambizioni.

Così dietro l’ingenuo seminarista che recita a memoria e in latino il Nuovo Testamento, si nasconde un ammiratore appassionato di Napoleone Bonaparte, desideroso di emularne la grandezza. Julien, ateo ma consapevole che nel clima della Restaurazione l’unica via di affermazione è la carriera ecclesiastica, sceglie dunque l’abito religioso come strumento per la sua ascesa sociale.

La ragione del titolo del romanzo Il rosso e il nero

Il titolo del romanzo è, in tal senso, emblematico. Tra le numerose interpretazioni possibili, la più probabile indica nel Rosso e il Nero la contrapposizione, posta al centro dell’opera, tra l’ambito militare e quello ecclessiastico: il rosso è il colore che Napoleone esibiva nelle uniformi di parata; simboleggia quindi l’ambizione, l’eroismo, la passione rivoluzionaria e il sangue. Il nero, invece, è il colore della sottana dei preti, è la vita ecclesiastica, fatta di calcoli astuti, cinismo, compromessi; simboleggia l’ipocrisia della società bigotta, il conformismo e, infine, la morte.

Sebbene Julien disprezzi l’ipocrisia (diventata di fatto nella società della Francia della Resturazione un valore di riferimento), perché non in armonia con la sua anima generosa, appassionata, impetuosa, orgogliosa e con un forte senso della sua dignità, è però costretto a misurarvisi in nome dell’ambizione sfrenata entro la quale tali passioni sono convogliate.

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