Romanticismo in musica: caratteri e autori

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Romanticismo in musica: caratteri e autori

Nel Romanticismo la musica è l’arte per eccellenza, perché è ritenuta capace di esprimere sentimenti e tensioni in modo immediato e comprensibile a tutti.

Nell’Ottocento la musica è apprezzata da un pubblico sempre più numeroso, per il quale si costruiscono teatri e sale da concerto sempre più vasti. Nelle più importanti città europee (Vienna, Parigi, Londra) si formano orchestre stabili che svolgono regolari attività. A Vienna, verso il 1860, nasce l’Orchestra Filarmonica, attiva ancora oggi.

In Italia, è il teatro d’opera che occupa un ruolo centrale nella vita culturale e sociale, sia nelle grandi città sia nelle cittadine di provincia; alla fine dell’Ottocento si contano in Italia più di mille fra teatri lirici e di prosa.

Il comportamento del pubblico che assiste cambia. Se in passato era abitudine chiacchierare e addirittura consumare cibi e bevande durante le esecuzioni, ora si diffonde l’abitudine di ascoltare la musica in silenzio, per meglio comprenderla e apprezzarla.

La musica vive anche una dimensione più intima e raccolta. Nei salotti delle ricche famiglie borghesi, si organizzano piacevoli serate nelle quali i musicisti (e anche un sempre maggiore numero di dilettanti) suonano per un numero limitato di ascoltatori.

Nell’Ottocento si diffonde il gusto per la danza e in tutta Europa nascono le prime sale da ballo. Il valzer è la danza più in voga. A Parigi hanno grande successo i caffé concerto, locali che offrono, insieme alla consumazione, uno spettacolo musicale.

L’istruzione musicale diventa pubblica e i conservatori nascono un po’ ovunque in Europa.

Cresce l’interesse per il canto e per la musica popolare e i grandi musicisti fondano le scuole nazionali, ciascuna con proprie caratteristiche particolari.

Nel Romanticismo nasce il desiderio di riscoprire la musica antica, dimenticata nei manoscritti polverosi, custoditi negli archivi e nelle biblioteche. Si scrivono le prime biografie sui grandi musicisti del passato.

Cresce il commercio di strumenti musicali. Il pianoforte è lo strumento più importante: notevoli perfezionamenti tecnici, come la costruzione del telaio in ghisa e l’adozione di corde a maggiore tensione, portano lo strumento alla sua struttura definitiva, quella che conosciamo oggi. Generalmente legata al pianoforte, si afferma la forma breve del notturno, una composizione strumentale dal carattere intimo e raccolto, ispirata alla notte.

La chitarra gode di buona fama: soprattutto in Spagna, Parigi e Vienna i chitarristi hanno grande successo.

Le dimensioni delle sale da concerto aumentano: perciò i costruttori di strumenti tendono in generale a incrementare la potenza sonora. Si aumenta l’estensione degli strumenti sia nel grave sia nell’acuto per assecondare i compositori, che prediligono un’orchestra sempre più ricca.

I musicisti romantici impiegano molto il corno inglese (un oboe dal suono più grave), il clarinetto basso, il controfagotto, il trombone e la tuba. In questo periodo compaiono anche nuovi strumenti: la fisarmonica verso il 1830; il sassofono nel 1846; la celesta nel 1886.

E così l’orchestra aumenta il numero degli esecutori: dall’orchestra classica di circa 30 elementi si passa nel Romanticismo a un’orchestra di oltre 60 strumenti, in cui la famiglia dei fiati ha un ruolo più importante che in passato. L’aumento del numero degli strumentisti determina il ruolo sempre più rilevante della figura del direttore d’orchestra.

Le regole e i rigidi schemi formali del passato sono a poco a poco abbandonati a favore di una creatività più libera e spontanea. Alle frasi musicali regolari e simmetriche del Classicismo si sostituiscono frasi e melodie più lunghe e sciolte. Il ritmo diventa più libero e ricco di variazioni di velocità; molto utilizzata è la tecnica del rubato, che consiste nel ritardare leggermente l’attacco di una nota o di un motivo per aumentarne l’attesa.
Si impiega l’intera gradazione delle intensità con crescendi e diminuendi e decisi contrasti di sonorità.

Il Romanticismo è l’epoca dei grandi virtuosi: il pubblico richiede un’abilità strumentale sempre maggiore, che spesso si accompagna alla teatralità e al modo di atteggiarsi al pubblico; l’aspetto “demoniaco” di Niccolò Paganini, grande virtuoso del violino, e lo stravagante abbigliamento del pianista Franz Liszt, sono i due esempi più eclatanti di questo fenomeno.

Nei Paesi di lingua tedesca la musica strumentale diventa la musica per eccellenza. Si afferma il Lied, composizione per canto e pianoforte dal carattere intimo e poetico; Franz Schubert è il massimo esponente di questa forma musicale.

In Italia ha particolare successo il melodramma: vicende drammatiche e sentimentali; ritmo incalzante dell’azione; interesse per la storia e patriottismo sono le sue caratteristiche principali.

In Francia il melodramma si esprime nella forma spettacolare del grand-opéra: un melodramma in quattro o cinque atti in cui delle vicende storiche sono rappresentate in modo spettacolare, con diversi personaggi protagonisti, grandiose scenografie, scene corali di massa e presenza di parti danzate.

Tra i musicisti più rappresentativi e importanti del Romanticismo:

  • Fryderyk Chopin (Varsavia, 1810 – Parigi, 1849), uno dei pianisti più acclamati e famosi. Molte sue composizioni, come le mazurche e le polacche, sono pervase da ritmi e melodie tipiche della musica popolare della sua terra. Altre, come i preludi e i notturni, hanno un carattere più intimo e personale. Famosi sono anche gli studi e i valzer (sempre per pianoforte) e i due concerti per pianoforte e orchestra.
  • Niccolò Paganini (Genova, 1782 – Nizza, 1840), grande violinista. Sostanzialmente autodidatta, comincia lo studio del violino in tenera età e a 15 anni inizia la carriera concertistica. Si dedica anche alla chitarra, di cui è un eccellente virtuoso; incanta gli ascoltatori con la sua tecnica prodigiosa e la sua bravura all’improvvisazione. Grandi pianisti come Chopin e Liszt cercano di trasferire sul pianoforte alcune delle sue scoperte tecniche al violino. Tra le sue opere ricordiamo i 24 capricci e i 6 concerti per violino e orchestra, tutti pezzi di difficilissima esecuzione. Notevoli sono anche i brani per chitarra sola, le sonate per violino e chitarra e i quartetti per violino, viola, violoncella e chitarra.
  • Richard Wagner (Lipsia, 1813 – Venezia, 1883), si accosta alla musica da autodidatta. È il compositore più importante del melodramma tedesco. Personaggi e vicende sono abbinati a melodie ricorrenti (leitmotiv), inserite in una cornice sonora potente e suggestiva. I melodrammi di Wagner si ispirano a personaggi storici, come I maestri cantori di Norimberga, o mitologici, come L’anello del Nibelungo tetralogia (ciclo di quattro melodrammi) formato da: L’oro del Reno, La valchiria, Sigfrido e Il crepuscolo degli dèi. Molto importanti sono anche Tannhäuser, Lohengrin, Tristano e Isotta e Parsifal.
  • Franz Schubert (Vienna, 1797 – 1828), compositore e pianista. Trascorre tutta la sua breve vita a Vienna, tranne qualche sporadico soggiorno in Ungheria. Pur godendo di una buona reputazione nell’ambiente musicale viennese, non conosce il successo in vita. Schubert è il massimo esponente del Lied – composizione per canto e pianoforte dal carattere intimo e poetico – ne ha composte oltre seicento. Schubert è anche autore di otto sinfonie (tra le quali la famosa Incompiuta), di opere teatrali, messe, trii, quartetti, quintetti, sonate e fantasie per pianoforte.
  • Pëtr ll’ic Ciaikovski (Votkinsk, 1840 – San Pietroburgo 1893) compositore e direttore d’orchestra. La sua produzione non risente molto degli influssi nazionali legati al canto e alle tradizioni popolari, che caratterizzavano la maggior parte della musica russa nel Romanticismo, ma ha un’impronta più cosmopolita, vicina alla cultura musicale europea. Compone 6 sinfonie, concerti, poemi sinfonici e musica da camera. Si dedica alla musica per balletto scrivendo 3 capolavori: Il lago dei cigni, La bella addormentata e Lo schiaccianoci. È anche autore di melodrammi fra i quali ricordiamo Eugenio Onieghin e La dama di picche.
  • Gioacchino Rossini (Pesaro, 1792 – Parigi, 1868), compositore. Dal 1810 al 1823 fa rappresentare 30 melodrammi (in maggiornaza opere buffe) fra cui Il barbiere di Siviglia, La Cenerentola, la Gazza ladra, Semiramide, dominando incontrastato la scena italiana. Dopo brevi soggiorni a Vienna e a Londra, si stabilisce definitivamente a Parigi. Qui compone melodrammi di grandi proporzioni, nel gusto francese per il grand-opéra e con caratteristiche più romantiche, fra cui il capolavoro Guglielmo Tell. A 37 anni, all’apice della notorietà, si ritira dalla carriera teatrale e scrive composizioni per lo più sacre, fra cui lo Stabat Mater e la Piccola Messa solenne. Rossini è fra i primi compositori a scrivere personalmente i vocalizzi che arricchiscono le melodie, non lasciandoli più all’improvvisazione dei cantanti. Fra le caratteristiche della sua musica, di grande effetto sono i famosi crescendo: si tratta di una tecnica che consiste nel suonare più volte lo stesso passaggio, ogni volta con un’intensità maggiore dovuta all’aggiunta di nuovi strumenti.
  • Giuseppe Verdi – Musicista del Risorgimento
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