Giuseppe Verdi
Giuseppe Verdi ritratto da Giovanni Boldini nel 1886.

Giuseppe Verdi nasce il 10 ottobre del 1813 a Le Roncole, piccola frazione del paese di Busseto, nel Ducato di Parma governato dagli Austriaci. La sua famiglia è di umili origini: il padre oste e la madre filatrice.
Il giovane Verdi manifesta un precoce talento musicale. A Busseto incontra Antonio Barezzi, un ricco commerciante del paese. Questi, appassionato intenditore di musica, si accorge della straordinaria predisposizione musicale del ragazzo, sostiene le spese per fargli dare lezioni dal maestro Ferdinando Provesi, organista di Busseto, e lo ospita a casa sua.

All’età di diciotto anni Giuseppe Verdi, su suggerimento di Barezzi, si reca a Milano per sostenere l’esame di ammissione al Conservatorio, dove viene clamorosamente respinto. La bocciatura al Conservatorio passa alla storia, anche se, a parziale scusante degli esaminatori, Giuseppe Verdi viene giudicato come pianista e non come compositore.
Barezzi lo sostiene ancora, garantendogli un sussidio per rimanere a Milano e pagarsi le lezioni.

Nel 1836 il musicista, terminati gli studi, vince il concorso come maestro di musica a Busseto. Qui sposa Margherita, figlia di Barezzi, da cui ha due figli. La vita a Busseto trascorre serena, ma il suo sogno è quello di conquistare con la musica il grande palcoscenico della Scala. Così la famiglia si trasferisce a Milano. Sono gli anni più duri della sua vita, segnati dalla morte dei due bimbi e della moglie, e il successo, poi, stenta ad arrivare.

L’opera che cambia il destino di  Giuseppe Verdi è il Nabucco, rappresentato per la prima volta il 9 marzo 1842 alla Scala di Milano. Fra gli interpreti dell’opera vi è la celebre cantante Giuseppina Strepponi, a cui Verdi, anni dopo, si legherà sentimentalmente.
Dopo il Nabucco le opere di Giuseppe Verdi si succedono con grande frequenza e il compositore conquista progressivamente il gradimento del pubblico italiano. Nel salotto della contessa Maffei conosce letterati, intellettuali e patrioti che vogliono liberare l’Italia dalla dominazione straniera e fare di un Paese diviso in tanti stati un’unica nazione. Le aspirazioni di libertà e indipendenza lo coinvolgono: Giuseppe Verdi non si impegna direttamente nella causa risorgimentale, ma affida gli ideali patriottici alle sue opere, scegliendo i soggetti e controllando i testi dei libretti. I cori dei suoi melodrammi si trasformano in veri e propri inni per la riscossa del popolo italiano.

L’11 febbraio del 1843 il compositore presenta alla Scala I lombardi alla prima crociata, che ricalca lo schema dell’opera precedente (Nabucco), questa volta in modo ancora più palese, trasformando i crociati che liberarono la Terra Santa nella gente lombarda. Grande è l’attesa del pubblico e il successo trionfale: Giuseppe Verdi diventa il musicista simbolo del Risorgimento italiano.

Nel 1844 viene messa in scena al Teatro La Fenice di Venezia l’opera Ernani, dramma d’amore tratto da un romanzo di Victor Hugo.

Nel 1847, durante un viaggio a Londra, incontra Giuseppe Mazzini con cui condivide le idee repubblicane e nello stesso anno rappresenta il Macbeth tratto dall’omonima tragedia di William Shakespeare, per cui Verdi nutre grande ammirazione.

Nel 1849 scrive La battaglia di Legnano, anch’essa ricca di allusioni alla causa patriottica (rievoca la battaglia [di Legnano] dei Comuni dell’Italia settentrionale nel XII secolo contro l’imperatore Federico Barbarossa).

Dal 1851 al 1853 Giuseppe Verdi compone la famosa «trilogia popolare» costituita da Rigoletto, Il trovatore e La traviata, tre delle sue opere più amate.

Nell 1855 Verdi rappresenta all’Opéra di Parigi (considerato allora il teatro più importante del mondo) l’opera I vespri siciliani.

Nel 1859 compone uno dei suoi massimi capolavori, Un ballo in maschera, per il Teatro San Carlo di Napoli, poi rappresentato a Roma, dove ottiene un successo senza precedenti.

La sua opera successiva, La forza del destino, gli viene commissionata dal Teatro Imperiale di Pietroburgo in Russia, dove si reca per la rappresentazione dell’opera nel 1862.

A Parigi Giuseppe Verdi scrive un altro dei suoi capolavori, il Don Carlos, rappresentato nel 1867 e tratto da un dramma di Schiller, sul senso amaro dell’inutilità e vanità della vita.

Con l’opera successiva, Aida, rappresentata la prima volta nel 1871 al Cairo,  Giuseppe Verdi tocca il culmine della sua carriera.

Giuseppe Verdi è ormai il musicista più popolare ed eseguito nei teatri europei. Nel 1887 scrive l’Otello, tratto dall’omonima tragedia di Shakespeare, che ha, come sempre grande successo. Dopo quest’opera Verdi decide di dare l’addio alle scene, ma nel 1893 l’editore Ricordi lo convince a comporre il suo ultimo capolavoro, Falstaff, la sua unica opera buffa.

Negli ultimi anni della sua vita si dedica alla musica sacra. Il suo capolavoro assoluto in questo genere è la Messa da requiem, che compone nel 1874 per onorare la morte di Alessandro Manzoni, una delle grandi figure del Risorgimento letterario, per il quale nutre grande stima e amicizia.

Fra il 1888 e il 1897 compone l’Ave Maria, le Laudi alla Vergine, lo Stabat Mater e il Te Deum. Di questi brani, poi raccolti nei Quattro pezzi sacri, il Te Deum, scritto per doppio coro e orchestra, è il brano più celebre.

L’ultima creazione di Giuseppe Verdi è la costruzione di una Casa di riposo per i musicisti meno fortunati di lui. La Casa, che prende il suo nome, esiste tuttora a Milano ed è sopravvissuta grazie ai proventi dei diritti d’autore per la rappresentazione delle opere verdiane.

Giuseppe Verdi trascorre gli ultimi anni a Sant’Agata, la tenuta vicino a Busseto acquistata nel 1848: i vecchi amici si spengono uno dopo l’altro e così pure Giuseppina, che muore nel 1897.

Il musicista si spegne in un albergo milanese il 27 gennaio 1901. A testimonianza del grande affetto di cui gode, i Milanesi, per non disturbare gli ultimi suoi giorni di vita, cospargono di paglia la strada che costeggia l’albergo per attutire il rumore delle carrozze e dei cavalli. Giuseppe Verdi aveva dato disposizione per una cerimonia funebre semplice e senza corteo, ma una folla immensa accorre ugualmente al passaggio del feretro per tributare al grande musicista l’ultimo saluto.