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William Shakespeare vita e opere principali

William Shakespeare è considerato il maggiore dei poeti inglesi e uno dei più grandi drammaturghi di tutti i tempi. La sua arte viene sentita come patrimonio comune della civiltà umana.

La nascita e l’infanzia

William Shakespeare nacque il 23 aprile 1564 a Stratford-upon-Avon, una cittadina a circa 150-160 km da Londra. Sua madre, Mary Arden, era figlia di un ricco proprietario terriero di Wilmecote, un piccolo villaggio a pochi chilometri da Stratford-upon-Avon. Il padre, John, era un borghese proprietario di terre: apparteneva cioè alla classe degli yeomen che, sotto il regno di Elisabetta I (1558-1603), ebbero grande importanza economica. I suoi affari, tuttavia, alternavano successi a insuccessi; nel 1596 ottenne comunque il titolo di gentleman, che spettava alla piccola nobiltà.

Terzo di otto fratelli, William Shakespeare compì gli studi presso la King’s New School a Stratford-upon-Avon, una grammar school (scuola di grammatica), l’istituzione scolastica introdotta dalla riforma di Elisabetta I, dove apprese il latino, i rudimenti del greco e la matematica.

Il matrimonio e il trasferimento a Londra

Nel novembre 1582, a 18 anni, sposò Anne Hathaway, di otto anni più anziana, che gli diede presto una figlia, Susan (1583). Nel 1585 nacquero due gemelli, Judith e Hamnet (il secondo morto nel 1596). Fino al 1592 non si hanno notizie attendibili, mentre le fonti indicano certo che a questa data William Shakespeare era a Londra e qui risultava già attore affermato e assiduo scrittore di teatro.

Gli esordi letterari e il sodalizio con il conte di Southampton

Tra il 1592 e il 1594 iniziò la composizione dei Sonetti che vennero pubblicati, in numero di 154, nel 1609, ma contro la volontà e senza il controllo dell’autore. Nello stesso periodo compose due poemetti narrativi di materia classica, Venere e Adone e Il ratto di Lucrezia, entrambi dedicati al conte di Southampton (1573-1624). Grazie a questo aristocratico, Shakespeare entrò a far parte come socio della compagnia teatrale The Chamberlain’s Men  (“Compagnia del Lord Ciambellano”). Per un uomo di teatro della seconda metà del Cinquecento mettersi sotto la protezione di un nobile era un fatto importante. A quell’epoca, infatti, gli attori erano considerati alla stregua di vagabondi e mendicanti. Far parte della compagnia di un patrizio, portarne la livrea, significava mettersi al riparo da eventuali bandi o persecuzioni.

Per la Compagnia del Lord Ciambellano, Shakespeare compose diversi drammi, recitando talvolta anche in ruoli secondari al fianco del celebre Richard Burbage (1568-1619), uno dei massimi attori del tempo: La bisbetica domata, Romeo e Giulietta, Il mercante di Venezia, Enrico V.

Nel 1599 la compagnia aprì un nuovo teatro il Globe, che occupò fino al 1609, quando si trasferì in quello di Blackfriars (che era un teatro coperto, mentre il Globe era – ed è ancor oggi – un teatro all’aperto). Nel 1605 il conte di Southampton fu coinvolto nella congiura delle polveri, la ribellione fallita contro la regina Elisabetta guidata dal conte di Essex. Non sembra però che Shakespeare ne venne coinvolto o danneggiato.

Il periodo dei capolavori

Nel periodo della sua attività al Globe, Shakespeare scrisse alcune delle sue tragedie più celebri: Amleto, Otello, Re Lear, Macbeth, Antonio e Cleopatra, tutte apparse tra il 1601 e il 1607.

Il ritiro e la morte

A partire dal 1610, William Shakespeare si ritirò a Stratford, dove comprò delle proprietà e condusse la vita tranquilla del gentiluomo di campagna. Continuò a scrivere e a collaborare con le compagnie teatrali di Londra.

Il 23 aprile 1616, a cinquantadue anni, William Shakespeare morì. Fu sepolto nella chiesa della sua città natale, la Holy Trinity Church (Chiesa della Santissima Trinità), nel coro della chiesa, sotto una lastra di pietra incisa con una famosa maledizione contro chiunque osi spostare le sue ossa. Sulla sua lapide si legge:«Buon amico, per amor di Cristo, non cavar fuori la polvere qui racchiusa! Benedetto chi rispetta queste pietre e maledetto colui che rimuove le mie ossa». Sua moglie Anne e altri membri della famiglia giacciono accanto a lui.

Si dice che Shakespeare fece incidere questo monito per evitare che i suoi resti venissero spostati nell’ossario comune della chiesa, una pratica molto diffusa all’epoca per fare spazio a nuove sepolture.

 

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