Francesco Hayez, Ultimo bacio di Romeo e Giulietta, 1823. Olio su tela, villa Carlotta, Tremezzo (Como)
Francesco Hayez, "Ultimo bacio di Romeo e Giulietta", 1823. Olio su tela, 291x202 cm. Villa Carlotta, Tremezzo (Como)

Romeo e Giulietta di William Shakespeare. Riassunto della trama e personaggi

Romeo e Giulietta  fu composta da William Shakespeare tra il 1592 e il 1594, durante il periodo di chiusura dei teatri pubblici a Londra a causa di un’epidemia di peste. Le uniche occasioni di rappresentazione restavano quelle di corte. Si spiega quindi il taglio che Shakespeare vuole dare al dramma, privilegiando argomenti raffinati e uno stile decisamente lirico (l’86% del testo è in versi), per incontrare maggiormente i gusti di un pubblico nobile e cortigiano.

La vicenda dei due amanti, Romeo e Giulietta, è tratta dalle Novelle di Matteo Bandello (1554), un soggetto che Shakespeare conosceva in traduzione francese (Storie tragiche estratte dalle opere italiane di Bandello, 1559) e inglese (Il  palazzo del piacere, 1567, di William Painter).

 

La vicenda di Romeo e Giulietta è ambientata in Italia, nella città di Verona, dove Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti, giovani figli di due famiglie rivali, s’innamorano nel corso di una festa. Nonostante l’odio che divide i rispettivi genitori, Romeo e Giulietta si sposano in segreto nella cella di un frate amico, Lorenzo.
Il giorno successivo Tybald, cugino di Giulietta, si scontra in duello con Mercuzio, amico stretto di Romeo, e lo uccide. Il giovane Montecchi vendica l’amico Mercuzio colpendo a morte Tybald, dopo averlo sfidato a duello.
Romeo è bandito da Verona per volere del Principe, ma prima di lasciare la città, Giulietta e Romeo passano la loro unica e ultima notte d’amore:

Giulietta: Davvero vuoi andare? Il giorno è ancora lontano. È stato l’usignolo e non l’allodola a ferire il tuo orecchio ansioso. Canta ogni notte, là, su quel melograno. Credimi amore, è stato l’usignolo.
Romeo: Era l’allodola, messagero del mattino, non l’usignolo. Guarda amore, invidiose strisce di luce orlano le nubi che si dividono a oriente. Le candele della notte sono consumate e il giorno felice appare in punta di piedi sulle cime nebbiose dei monti. Devo andare e vivere, o restare e morire. [Atto III, scena 5].

Il padre di Giulietta, credendola disperata per la morte del cugino, decide di affrettare le nozze di lei con il nobile conte Paride, già promesso sposo della fanciulla.
Spaventata da questa prospettiva e fedele all’amore per Romeo, la giovane Giulietta chiede aiuto a frate Lorenzo, il quale le consiglia uno stratagemma: le consegna una bevanda che, presa la mattina delle nozze, la farà addormentare facendola sembrare a tutti morta. Dopo qualche giorno, poi, il frate l’avrebbe prelevata dalla cripta dove sarebbe stata sepolta e quindi l’avrebbe portata a Mantova, dove si era rifugiato il suo sposo: questi, nel frattempo, sarebbe stato avvisato del piano escogitato. Tuttavia, un imprevisto fa sì che Romeo non sia messo al corrente di questa messa in scena.

Appresa la notizia della morte della sua amata, il giovane Montecchi, incurante del bando, ritorna a Verona: dopo aver ucciso il conte Paride, incontrato per caso mentre stava deponendo dei fiori sulla tomba della sua promessa sposa, Romeo si suicida nella cripta bevendo una fiala di veleno prima che il frate riesca ad avvisarlo dei fatti.

Risvegliatasi dal sonno, Giulietta vede accanto a sé il cadavere del suo sposo e si uccide con il pugnale dello stesso Romeo.

Di fronte ai corpi morti di Romeo e Giulietta, le due famiglie rivali finalmente si riconciliano sotto gli auspici del Principe di Verona.

Principe di Verona: Dove sono questi nemici? Capuleti! Montecchi! Guardate quale flagello si abbatte sul vostro odio: il cielo ha ucciso con l’amore la fonte delle vostre gioie. E io per aver tacitamente tollerato le vostre discordie ho perduto due dei miei parenti. Tutti siamo stati puniti.
Capuleti: Fratello Montecchi, dammi la mano. Questa stretta è la dote che viene a mia figlia; di più infatti non posso chiedere.
Montecchi: Ma io posso darti di più. Innalzerò a Giulietta una statua d’oro puro e fino a quando Verona sarà nota con questo nome non vi sarà effigie più onorata di quella della pura e fedele Giulietta.
Capuleti: Non meno splendida l’immagine di Romeo sarà accanto a quella della sua donna. Povere vittime del nostro odio!
Principe: Questo mattino reca una lugubre pace. Il sole, per il dolore, non vuole mostrare il suo volto. Partiamo di qua, per parlare più a lungo di questi tristi eventi. Alcuni saranno perdonati altri puniti. Perché mai vi fu storia più triste di quella di Giulietta e del suo Romeo.
[Atto V, scena III].