Giordano Bruno, la vita, le opere, il pensiero

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Giordano Bruno, la statua in Campo dei Fiori a Roma
Giordano Bruno, la statua in Campo dei Fiori a Roma.

Il frate domenicano Giordano Bruno è tra quelle grandi personalità che si opposero allo spirito repressivo della Controriforma.

Giordano Bruno (nato Filippo in onore del re di Spagna e mutato nome in Giordano una volta entrato nell’ordine) nacque nel 1548 a Nola. A circa 15 anni entrò nel chiostro domenicano di Napoli, dove per le sue qualità eccezionali di memoria e di ingegno crebbe come un ragazzo prodigio. Nel 1572 fu ordinato sacerdote.

Studioso di teologia, ma anche di filosofia, cercò di conciliare il cristianesimo ortodosso con il neoplatonismo. Fu allora accusato di eresia e costretto a fuggire a Ginevra (1576). Qui abbracciò la fede calvinista. Ben presto però scoprì che il calvinismo non era meno intollerante del cattolicesimo. Lasciò allora Ginevra e si trasferì a Tolosa e poi a Parigi. Qui pubblicò nel 1582, la commedia Il candelaio e il primo scritto filosofico, Le ombre delle idee, dedicato al re Enrico III, che gli fece ottenere la cattedra alla Sorbona.

Nel 1583 si trasferì in Inghilterra. A Oxford tenne lezioni sull’immortalità dell’anima, negando le tesi aristoteliche. Ciò gli provocò l’ostilità da parte dell’ambiente universitario. A questo periodo appartengono i Dialoghi e anche alcuni dei poemi latini, che egli terminò in seguito.

Nel 1585, ritornò a Parigi ma fu costretto ad andar via per l’ostilità degli ambienti aristotelici, che egli aveva aspramente attaccato. Si trasferì allora in Germania (1586), a Marburgo, a Wittenberg e a Francoforte sul Meno, dove terminò e pubblicò i poemi latini (De minimo, De monade, De immenso e Liber imaginum) avendo come modello Lucrezio.

Nel 1591 giunse a Venezia su invito del nobile Giovanni Mocenigo. A Venezia Bruno conobbe Galileo e Paolo Sarpi.

Denunciato da Mocenigo con accusa di eresia, Giordano Bruno venne arrestato il 23 maggio 1592 dall’Inquisizione e processato. L’anno seguente fu trasferito all’Inquisizione di Roma. Rimase in carcere sette anni. Rifiutò i ripetuti inviti a ritrattare le sue opinioni in materia filosofica e religiosa, affermando di non avere nulla da ritrattare. Si ricordano le parole pronunciate da Giordano Bruno ai suoi inquisitori: «Avete più paura voi di pronunciare la sentenza che io di riceverla».

Il 17 febbraio 1600 Giordano Bruno venne arso vivo in Campo dei Fiori a Roma, con il morso in bocca per impedirgli di parlare. Muore senza essersi riconciliato con il Crocefisso, dal quale, negli ultimi istanti, distolse lo sguardo.

Per Bruno la religione era un insieme di superstizioni direttamente contrarie alla ragione e alla natura: «essa vuol far credere che è vile e scellerato ciò che alla ragione pare eccellente; che la legge naturale è una ribalderia; che la natura e la divinità non hanno lo stesso fine; che la giustizia naturale e quella divina sono contrarie; che la filosofia e la magia sono pazzie; che ogni atto eroico è vigliaccheria; che l’ignoranza è la più bella scienza del mondo».
In questa astiosa avversione accomuna il cristianesimo cattolico, il luteranesimo e il calvinismo.

Ovunque Giordano Bruno professò con coraggio le sue idee (l’amore per la vita nella sua infinita espansione, l’interesse per la natura tutta viva e tutta animata, la predilezione per la magia che rende capaci di dominare le forze dell’universo) e ovunque affrontò reazioni e ritorsioni (i suoi scritti, solo per fare un esempio, furono inseriti nell’Indice dei libri proibiti).

Giordano Bruno, pertanto, è divenuto il simbolo del libero pensiero che si vuole affermare contro ogni tirannia religosa e politica.

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