Lucrezio e il De rerum natura

Riassunto di Letteratura latina su Tito Lucrezio Caro: notizie biografiche e il De rerum natura (struttura, contenuti dei sei libri, stile, lessico, metrica).

Su Tito Lucrezio Caro si hanno notizie molto scarse, derivanti dal Chronicon di san Gerolamo (347-420 d.C.), dalla Vita Vergili del grammatico Elio Donato (IV secolo d.C.) e dalla Vita Borgiana dell’umanista Girolamo Borgia (1475-1550).

La data di nascita più verosimile è il 98 a.C. e quella di morte il 55 a.C.

Incerto è anche il luogo di nascita. La famiglia dei Lucretii è testimoniata tanto a Roma quanto a Pompei. Tuttavia ad avvalorare l’ipotesi campana c’è la considerazione che a Napoli sorgeva una fiorente scuola epicurea, e che proprio a Pompei era molto diffuso il culto di Venus phisica cantata nel proemio del De rerum natura.

Non è certo il ceto sociale di appartenenza. L’amicizia con l’aristocratico Gaio Memmio, al quale dedicò il De rerum natura, tenderebbe a far considerare Lucrezio di origine nobile, ma alcuni studiosi, sulla base della presenza diffusa nel poema di volgarismi e popularismi, hanno ipotizzato per il poeta origini umili.

Secondo san Gerolamo la causa della morte sarebbe stata l’assunzione di un filtro d’amore che prima avrebbe portato Lucrezio alla follia e successivamente al suicidio. Anche secondo la Vita Borgiana, Lucrezio si sarebbe suicidato o gettandosi sulla spada o impiccandosi, ma sempre in conseguenza della pozione ingerita.

Secondo lo storico Tito Livio la pratica di somministrare intrugli velenosi era molto in voga allora. Tuttavia, oggi si tende a considerare queste affermazioni come un’invenzione nata in ambiente cristiano, e in particolare in un periodo (il IV secolo d.C.) in cui la nuova religione (il cristianesimo) aveva come fine quello di screditare la dottrina epicurea.

Il De rerum natura di Lucrezio: la struttura

Di Lucrezio ci è pervenuto il De rerum natura in 6 libri. Si tratta di un poema didascalico in esametri in cui l’autore espone i principi fondamentali della filosofia epicurea.

Il poema didascalico è un genere che dal maestro Epicuro (e prima di lui da Platone e Aristotele) era stato considerato inadatto come strumento di educazione filosofica e morale. Per Lucrezio è invece cruciale affidare la sua dottrina di salvezza a una forma linguistica suggestiva, che risultasse familiare e al contempo piacevole al pubblico aristocratico a cui si rivolgeva, non sprovvisto di cultura, ma poco disposto ad apprezzare un’arida prosa tecnica come quella di Epicuro. Viene a questo punto inserita la celebre similitudine del miele delle Muse (De rerum natura, Libro I, vv.921-950): il messaggio di Lucrezio viene addolcito dalla soavità della poesia così come gli orli della tazza, che contiene la medicina amara da far assumere ai ragazzi, viene cosparsa di biondo miele.

Il poema è diviso in tre coppie. La prima coppia ha per tema la struttura atomica del cosmo; la seconda coppia ha per tema l’uomo e la teoria della conoscenza; la terza coppia ha per tema il mondo e i suoi fenomeni.

Ogni coppia è introdotta da un proemio che contiene un elogio a Epicuro ed è conclusa da un epilogo che contrasta nel tono con il proemio. Il poema è infatti percorso da due linee conduttrici: da una parte la testimonianza delle angosce che opprimono l’uomo, dall’altra l’ottimistica prospettiva di liberarsi di esse grazie alla filosofia epicurea.

Tra i primi mali da sconfiggere Lucrezio pone la paura degli dèi e la paura della morte. Il saggio epicureo riesce a sconfiggere tali mali realizzando l’assenza di turbamento: atarassia.

Il De rerum natura di Lucrezio: i contenuti

Libro Primo. Invocazione a Venere; elogio di Epicuro; esposizione degli errori commessi in nome della religione tramite l’esempio del sacrificio di Ifigenia; eternità della materia; natura atomica del mondo; il vuoto; solidità, indivisibilità e indistruttibilità degli atomi; confutazione delle teorie filosofiche naturalistiche di Eraclito, Empedocle ed Anassagora; breve esortazione a Memmio (a cui l’opera è dedicata) affinché continui, sotto la guida del poeta, nel cammino della conoscenza.

Libro Secondo. Si apre con un elogio della filosofia epicurea; quindi viene presentato l’argomento del libro. Rifiutata l’idea di una provvidenza che governi il cosmo, Lucrezio illustra il moto degli atomi e la dottrina del clinamen o “deviazione”, presentata come fondamento stesso del libero arbitrio: gli atomi si muovono dall’alto al basso e, grazie al clinamen, cioè all’inclinazione rispetto alla verticale, rimbalzano, si incontrano e si aggregano: la diversità delle loro forme e la molteplicità delle combinazioni generano la varietà delle cose. Questi corpi primi si muovono infiniti in uno universo infinito creando infiniti mondi. Il libro si chiude con l’immagine che tutti i mondi sono soggetti al ciclo di nascita e di morte.

Libro Terzo. Dopo il secondo elogio di Epicuro, si annuncia l’argomento del libro, ovvero lo studio dell’anima umana finalizzato a cancellare il timore della morte.
Dopo aver distinto fra animus (la parte razionale dell’uomo) e anima (principio vitale), si dimostra che entrambi sono materiali e che quindi nascono e muoiono come il corpo e con il corpo. La morte perciò non è una tragedia, ma una liberazione. Le credenze sulle pene dell’oltretomba non sono altro che favole o simboli.

Libro Quarto. In un breve proemio il poeta difende i meriti della propria opera. Poi passa al problema della conoscenza, sviluppando la teoria dei “simulacri” e analizzandone le caratteristiche e le interazioni con i sensi. Le sensazioni sono provocati da gruppi di atomi sottilissimi (simulacra) che si staccano dai diversi oggetti ed entrano nel corpo, dando origine alla vista, al tatto, all’udito, all’odorato, al gusto. Le diversità che si riscontrano nei sensi sono dovute alle varie forme dei simulacra e alla differenza dei corpi riceventi. Simulacra sottilissimi, vaganti per l’aria, sono all’origine non solo delle idee stesse, ma anche dei sogni, delle illusioni e delle cose inesistenti. Dopo aver spiegato che anche il bisogno di mangiare e di bere e la passione amorosa dipendono dagli atomi, il libro termina con la condanna dell’amore fisico.

Libro Quinto. Il libro si apre con il terzo elogio di Epicuro e la riaffermazione della mortalità del mondo, a cui gli dèi sono estranei.
Il poeta passa quindi a trattare la nascita e la formazione delle varie parti dell’universo, affrontando una serie di questioni particolari come il movimento e le dimensioni degli astri, l’immobilità della Terra, la successione del giorno e della notte, le fasi della Luna, le eclissi.
L’ultima sezione del libro è dedicata a una grandiosa storia della Terra, dalla comparsa dei primi vegetali e animali sino all’affermazione dell’uomo. Si descrivono lo stadio primitivo dell’umanità e i primi passi verso la civiltà, con le prime aggregazioni, l'”invenzione” del linguaggio, la scoperta del fuoco, l’origine del potere e della ricchezza, la nascita del diritto e della giustizia.
La nascita della religione suggerisce al poeta una spietata requisitoria contro i mali da essa provocati all’umanità. Seguono la descrizione della nascita della metallurgia e la denuncia del progresso scientifico applicato in primo luogo alla guerra; poi si tratta delle altre arti e tecniche umane.

Libro Sesto. Ancora un elogio di Epicuro apre il libro, dedicato ai fenomeni fisici come il tuono e il lampo, le nuvole, la pioggia, l’arcobaleno, i terremoti, le eruzioni vulcaniche, le inondazioni del Nilo, i fenomeni di magnetismo, tutti attribuiti dall’umanità ignorante e superstiziosa alle divinità.
Chiude il libro e il poema un’esposizione delle origini e delle cause delle malattie, conclusa dalla drammatica descrizione della peste di Atene del 430 a.C., durante la Guerra del Peloponneso, che determinò la perdita di ogni senso religioso e di ogni umanità, il che contrasta con la visione epicurea della vita serena e con quello della primavera e della nascita nell’iniziale invocazione a Venere.

Il De rerum natura di Lucrezio: stile, lessico e metrica

Oltre alle immagini, ritroviamo nei versi di Lucrezio tutta una serie di figure retoriche, come l’allitterazione, l’assonanza, l’antitesi, il chiasmo, l’ipallage che servono ad accompagnare i concetti espressi.

Lucrezio si dimostra anche un grande coniatore di parole composte (silvifragus, frugiferens, fluctifragus, navigerus ecc.).

Frequenti sono inoltre gli arcaismi, in omaggio al poeta Ennio a cui Lucrezio si ispira: abbiamo così, per esempio, il genitivo singolare della prima declinazione in -ai (patriai per patriae), gli accusativi plurali della terza in -is (montis per montes), gli infiniti passivi della terza coniugazione in -ier (tradier per tradi).

A Lucrezio va infine riconosciuto il merito di aver individuato parole latine con cui tradurre i termini greci. Per esempio il greco átomos è reso dal poeta con semen, corpus primum, primordium rerum, exordium, primum elementum; il greco klísis con clinamen; il greco éidolon con simulacrum; il greco kenón con inane.

Per quanto riguarda il metro, Lucrezio continua sulla via tracciata da Ennio, che aveva introdotto a Roma l’esametro greco.