san girolamo
Luigi Asioli, San Girolamo penitente, XIX secolo, Museo Civico di Correggio

Girolamo (347-420): monaco, eremita, dottore della Chiesa. Girolamo è l’autore della Vulgata o Volgata, la versione in latino del Vecchio e del Nuovo Testamento effettuata tra il 390 e il 404.

Girolamo nacque, probabilmente nel 347, da una nobile famiglia cristiana a Stridone nei pressi di Aquileia in Dalmazia.
Sotto la guida del grammatico Donato ebbe a Roma un’eccellente educazione.
Dopo il battesimo, ricevuto nel 366, desideroso di recarsi a Gerusalemme, intraprese il lungo viaggio, ma si fermò nel deserto siriano di Calcide, non lontano da Aleppo, dove decise di vivere da eremita. Qui perfezionò il suo greco e cominciò a studiare l’ebraico. Ben presto diventò il primo grande vir trilinguis (uomo trilingue), padroneggiando perfettamente il latino, il greco e l’ebraico.

Motivi di salute e contrasti con altri asceti obbligarono Girolamo ad abbandonare il deserto. Fu prima ad Antiochia, dove nel 379 fu ordinato sacerdote, e poi a Costantinopoli.

Nel 382 troviamo Girolamo di nuovo a Roma sia come guida spirituale di un gruppo di nobili romane infervorate dalla vita ascetica sia come segretario di papa Damaso. Proprio su richiesta del pontefice cominciò il suo immenso lavoro di traduzione in latino della Bibbia (la Vulgata).

Nel 384, dopo la morte di papa Damaso, Girolamo  partì per Gerusalemme e due anni dopo si stabilì a Betlemme. Qui visse gli ultimi 34 anni della sua vita dedicandosi agli studi biblici e polemizzando su questioni dottrinali. Morì il 30 settembre del 420.

Le fonti storiche descrivono Girolamo come un uomo dal carattere coriaceo, pronto a sferrare attacchi durissimi contro ecclesiastici indegni e corrotti, pronto a polemizzare con tutti.

Il suo vasto sapere, i suoi commenti sulla Sacra Scrittura e il vigore con cui combatté le eresie del suo tempo gli hanno meritato il titolo di Dottore della Chiesa.

Nell’iconografia viene spesso rappresentato come eremita con una folta barba bianca e seminudo, mentre con una pietra si batte il petto davanti al crocefisso. Gli attributi di Girolamo che ricorrono nelle rappresentazioni sono i seguenti:

  • il leone, perché secondo la Legenda Aurea, un leone ferito da una spina in una zampa fu guarito da Girolamo nel monastero di Betlemme e non lo lasciò più. Il leone è simbolo della forza bruta vinta con la pietà;
  • il teschio, simbolo della vanitas e meditazione sulla morte;
  • il libro, simbolo degli studiosi, che, nel caso di Girolamo, allude ai suoi scritti esegetici e alla Vulgata;
  • il manto rosso cardinalizio e in alcuni casi il cappello cardinalizio. Essi sono frutto di un’errata interpretazione medievale. Infatti Girolamo non rivestì mai tale carica in quanto non esistevano, ai sui tempi, i cardinali.