la vulgata di girolamo
Lionello Spada, San Girolamo, 1610, Galleria Nazionale d'Arte Antica, Roma

La Vulgata è l’opera alla quale è legata la fama di Girolamo. È la versione in latino del Vecchio e del Nuovo Testamento, effettuata tra il 390 e il 404.

A quel tempo era diffusa la traduzione greca della Bibbia detta dei “Settanta”, così chiamata perché, secondo una leggendaria tradizione, 72 dotti avrebbero tradotto simultaneamente il Pentateuco, cioè i primi cinque libri della Bibbia, giungendo, per ispirazione divina, ad una traduzione identica. In realtà si trattava di un lavoro compiuto da più autori, in tempi diversi, e poi unitariamente organizzato.

Girolamo tradusse il Vecchio Testamento direttamente dagli originali ebraici. Dei testi del Vecchio Testamento furono esclusi dalla traduzione i libri del “secondo canone”, cioè i deuterocanonici, e quelli composti in lingua greca e rifiutati dagli Ebrei (Sapienza, Siracide, Baruch, Esdra III, Esdra IV, Maccabei).
Per il Nuovo Testamento Girolamo tradusse dal greco i Vangeli.

Il lavoro di traduzione si estese anche ai Salmi di cui Girolamo effettuò tre versioni: due sulla versione dei “Settanta” (la prima, prodotta a Roma nel 384 e detta “Salterio romano”; la seconda, effettuata a Betlemme nel 389 e detta “Salterio gallicano” perché si diffuse dapprima in Gallia) e una direttamente dall’ebraico, che però ebbe una scarsa diffusione. A far parte della Vulgata fu il “Salterio gallicano”.

La Vulgata, quest’opera immensa di traduzione in lingua latina, non fu da tutti accolta con favore. Espresse i suoi dubbi soprattutto Agostino il quale temeva che la versione dei “Settanta”, sulla quale si fondavano le versioni latine, perdesse tutta la sua importanza (Epistole 56).

Fatto è però che dal IX secolo la traduzione di Girolamo si affermò sempre di più e fu chiamata Vulgata per la grande diffusione che essa ebbe tra i cristiani.

La Vulgata è resa in un latino elegante che non traduce alla lettera gli originali, ma si preoccupa di renderne il senso.

La Vulgata fu dichiarata autentica sul piano dottrinale dal Concilio di Trento nel 1563 e adottata dalla Chiesa come versione ufficiale.