La Nuova Atlantide di F. Bacone, riassunto e commento

La Nuova Atlantide è l’opera lasciata incompiuta di Francesco Bacone e pubblicata postuma nel 1627 in versione latina (Nova Atlantis).

Come Utopia di Tommaso Moro e La città del Sole di Tommaso Campanella, La Nuova Atlantide di Bacone propone un modello di comunità umana ordinata secondo ragione.

La Nuova Atlantide è un’isola immaginaria del Pacifico – l’isola di Bensalem – abitata da un popolo cristiano che vive in pace, che vi si è rifugiato per dedicarsi all’approfondimento della conoscenza della natura e all’utilizzazione pratica del sapere acquisito.

Al marinaio spagnolo, costretto da una tempesta ad approdare insieme all’equipaggio sull’isola, un saggio mostra le meraviglie della «casa di Salomone», sorta di Accademia delle scienze, cervello e centro motore della ricerca. Ci sono torri alte 3 miglia per l’osservazione meteorologica, allevamenti sperimentali, centri di fecondazione artificiale, istituti per lo studio della termologia, dell’ottica, dell’acustica, dei fenomeni olfattivi ecc.

Gli abitanti della Nuova Atlantide dispongono di macchine per volare e di navi subacquee. Vengono a conoscenza dei progressi del sapere nel resto del mondo per il tramite di confratelli-spie («mercanti di luce»), spediti nei vari continenti in incognito.

I membri della Casa di Salomone sono addetti alla ricerca secondo varie incombenze, alle quali corrispondono denominazioni pittoresche («predoni» i lettori di libri, «minatori» gli sperimentatori, «benefattori» gli addetti alle applicazioni pratiche, ecc.). Essi sono mossi da una concezione di fondo che vede la natura non come la dimora dell’uomo, ma come una sorta di enorme “cava” da cui prelevare materiali utili. Modificano geneticamente piante e animali, compiono audaci esperimenti di vivisezione animale, fabbricano congegni sempre più potenti e distruttivi:

Abbiamo frutteti e giardini grandi e diversificati, dove non curiamo tanto la bellezza quanto la varietà del terreno e del suolo, adatti a diversi alberi ed erbe […]. Qui effettuiamo inoltre tutti gli esperimenti di innesto e di inoculazione, sia degli alberi selvatici, sia di quelli da frutta: e tutto ciò dà molti risultati […]. Molti di essi li modifichiamo in modo che diventino di uso medicinale. […] Abbiamo parchi e recinti con ogni sorta di animali e uccelli che usiamo  non solo per il loro aspetto o per la loro rarità, ma pure per dissezioni e prove; perché in tal modo possiamo gettare luce su cosa si può fare sul corpo dell’uomo. […] Su di essi sperimentiamo anche tutti i veleni e le altre medicine, sia per via chirurgica, sia per via medica. […] Scopriamo strumenti per fare commistioni e copulazioni tra differenti specie; e ciò ha prodotto molte nuove specie, non sterili, com’è opinioni comune

(Nuova Atlantide, pp. 87-89)

La natura è per Bacone una realtà ormai totalmente desacralizzata, sulla quale è legittimo operare ogni genere di manipolazione e che non desta alcun interesse per la sua bellezza, ma solo per i vantaggi materiali e intellettuali che può offrire all’uomo.

Francesco Bacone, nel sottolineare l’importanza delle applicazioni pratiche delle scoperte scientifiche, riteneva anche che lo Stato dovesse favorire lo sviluppo della scienza. Egli consegnò le sue idee a questo riguardo a La Nuova Atlantide.

Nell’isola infatti lo sviluppo scientifico non è lasciato all’iniziativa dei singoli ma demandato alla “Casa di Salomone”, la più importante istituzione pubblica, il cui compito è proprio quello di promuovere la ricerca e favorire scoperte utili all’uomo.

Per Bacone quindi il progresso della scienza e della tecnica dovrebbe restare sotto il controllo delle autorità pubbliche e non essere in balìa degli interessi economici privati.