neoplatonismo e neoplatonici

Neoplatonismo e neoplatonici, riassunto di Filosofia antica.

Il neoplatonismo si sviluppò dal III secolo d.C. fino al 529, quando l’imperatore d’Oriente Giustiniano decretò la chiusura della Scuola di Atene.

Nel pensiero dei neoplatonici confluirono motivi diversi:

  • il cosiddetto medio-platonismo che si era affermato nel II secolo d.C., quando le idee erano state interpretate come «pensieri della mente divina»;
  • il neo-pitagorismo, che aveva sviluppato il significato teologico e metafisico della dottrina dei numeri;
  • dottrine e religioni orientali di carattere soteriologico, alle quali non erano estranei né gli oracoli caldei né l’ebraismo ellenizzante di Filone, che interpretava la Bibbia alla luce del pensiero di Platone.

In questo sincretismo di idee, alcuni elementi di fondo rimasero costanti: fra questi, l’autorità indiscussa di Platone e l’attribuzione alla filosofia di un compito di rinnovamento morale e religioso.

Ammonio Sacca (175-242 d.C.) è considerato l’iniziatore del neoplatonismo. Fondatore della scuola di Alessandria, come Socrate, non lasciò nulla di scritto. Gli si attribuisce una distinzione del cosmo in tre piani: il superiore (con Dio creatore, entità celesti e altri dèi), l’intermedio (con le nature eteree e i Demoni buoni), e l’inferiore (con gli uomini e le loro anime, e gli animali). Ebbe fra i suoi discepoli Plotino, il più insigne rappresentante del neoplatonismo.

Anche Plotino (205-268 d.C. circa) non scrisse nulla, ma a uso interno della scuola permise una sistemazione delle sue dottrine, sopravissuta nella raccolta compilata dal suo biografo Porfirio col titolo Enneadi, in quanto egli riunì in sei gruppi di nove i 54 trattati compresi nella stesura originale.
Per Plotino, il principio creatore e ordinatore dell’universo è l’Uno, cioè Dio: il primo grado della sua attività creativa è l’Intelletto, che è al tempo stesso essere e pensiero. Da esso si origina l’Anima, una e molteplice, che dà vita a tutto il mondo sensibile, composto di forma e di materia: dalla prima gli derivano bellezza e razionalità, dalla seconda, irrazionalità e imperfezione. L’anima umana, che avverte in sé questo conflitto, tende a liberarsi dalla prigione della materia, per ricongiungersi con l’Uno, attraverso un processo che inizia con la speculazione filosofica e culmina con l’estasi, grazie alla quale l’anima si idenitfica con la divinità.

Discepolo di Plotino fu Porfirio di Tiro (III secolo d.C.), editore delle Enneadi e autore della biografia del maestro. Porfirio fu interessato soprattutto all’aspetto religioso, una delle caratteristiche salienti del movimento, come appare evidente nelle dottrine della scuola di Siria e quella di Pergamo, fondate entrambe nel IV secolo d.C. Alla seconda di esse si formò l’imperatore Giuliano, detto l’Apostata, per aver rinnegato la religione di Cristo per il suo tentativo di restaurare il paganesimo.

Delle numerose scuole neoplatoniche quela sorta ad Atene ebbe il suo maggiore esponente in Proclo (V secolo d.C.) autore di Elementi di teologia e Sulla teologia di Platone, quella di Siria in Giamblico (nato a Calcide, in Siria, circa 250-325 d.C.), autore di Vita di Pitagora e Esortazione alla filosofia.