Mappa delle prime tredici colonie inglese

Le tredici colonie americane occupavano, attorno alla metà del Settecento, la fascia costiera atlantica, limitata a nord dalla regione dei Grandi Laghi, a sud dalla Florida spagnola, a Ovest dalla catena di Appalachi.

Le tredici colonie erano abitate da un milione e mezzo di coloni (di cui 300.000 erano schiavi neri), che crescevano rapidamente in numero e ampliavano gradualmente i loro domini a danno delle tribù dei Pellerossa.

La colonizzazione inglese del Nord America si era svolta in tempi piuttosto lenti, tra l’inizio del 1600 e la metà del 1700, ed era stato il risultato di una serie di azioni e spinte diverse. Le motivazioni erano prevalentemente tre:

  • motivazioni economiche: molte compagnie commerciali, ma anche piccoli proprietari cercarono fortuna nel Nuovo Continente
  • motivazioni di politica interna: molti furono i dissidenti politici e religiosi – in particolare i puritani in conflitto con la Chiesa anglicana – che emigrarono
  • motivazioni di politica estera: l’espansione territoriale, nell’epoca delle grandi monarchie nazionali, era necessaria per garantirsi in Europa il ruolo di prima potenza

Le tredici colonie del Nord America erano differenti per religione ed etnia, organizzazione sociale ed economica. Si potevano distinguere tre zone: le colonie del Nord, del Sud e del Centro.
Le quattro colonie del Nord – Massachusetts, Rhode Island, Connecticut, New Hampshire – furono fondate tra il 1620 e il 1680 da gruppi di puritani in dissenso con la Chiesa anglicana. Esse presentavano condizioni climatiche simili a quelle dell’Europa nord – occidentale, che avevano permesso la coltivazione dei cereali e la costituzione di villaggi rurali che riproducevano il modello originario della comunità puritana. Sulla costa, però, fiorivano anche centri urbani, in cui compariva una prima industria cantieristica, che forniva circa il 50% del tonnellaggio alla flotta britannica.
Le cinque colonie del Sud -Virginia, Maryland, Carolina del Nord e del Sud, Georgia – presentavano, invece, un’economia fondata sulla piantagione, sulla grande proprietà e sul lavoro degli schiavi neri di origine africana.
Le quattro colonie del Centro – New York, New Jersey, Pennsylvania, Delaware – non costituivano un blocco omogeneo, ma avevano caratteristiche sia del Nord che del Sud.

I rapporti tra le tredici colonie e la madrepatria erano piuttosto positivi inizialmente: i coloni si sentivano inglesi, sudditi della corona britannica, l’identità americana – protagonista della Rivoluzione – nascerà solo in seguito.

Sotto il profilo economico le tredici colonie erano del tutto dipendenti dall’Inghilterra. Questa, infatti, deteneva il monopolio sui commerci da e per le colonie. Solo le navi inglesi potevano commerciare con il Nord America e tutte le merci dirette alle colonie dovevano passare per la Gran Bretagna. La quasi totalità della produzione americana era destinata ai mercati britannici, mentre l’industria locale, salvo quella cantieristica, era ostacolata per timore che divenisse un possibile concorrente.
Un commercio clandestino, soprattutto con i Caraibi, stava fiorendo parallelamente.

Sul piano politico, le tredici colonie godevano, invece, di una certa autonomia: accanto al governatore di nomina regia e a Consigli, anch’essi nominati dall’alto, si costituirono assemblee legislative elette dai cittadini che nel corso del tempo assunsero poteri sempre maggiori.