Costituzione degli Stati Uniti d’America

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Gilbert Stuart, "Ritratto di George Washington", XIX sec.

La Costituzione degli Stati Uniti d’America: riassunto di Storia schematico e completo per conoscere e memorizzare rapidamente.

Terminata la Guerra d’Indipendenza (1775-1783), che aveva visto le tredici colonie americane opporsi alla loro madrepatria (il Regno di Gran Bretagna) le (ormai) tredici ex colonie non riuscivano a mettersi d’accordo sulla forma che doveva assumere il nuovo Stato.

C’era chi voleva uno Stato accentrato, con tutti i poteri in mano al governo della capitale che deliberava leggi uguali per tutto il territorio; altri volevano invece uno Stato federale, che lasciasse ai singoli Stati che lo componevano la libertà di varare proprie leggi e riservasse al governo centrale solo le questioni di interesse nazionale, per esempio le tasse o una dichiarazione di guerra.

Per superare queste difficoltà il 15 maggio 1787 si aprì a Philadelphia una Convenzione costituzionale presieduta da George Washington.  Il 17 settembre 1787 i rappresentanti dei tredici Stati votarono a maggioranza contro l’accentramento e adottarono una Costituzione che rese gli Stati Uniti una Repubblica federale, applicando la teoria dell’Illuminismo sulla divisione dei poteri teorizzata da Montesquieu.

Il potere legislativo era esercitato da due Camere. La Camera dei rappresentanti, che aveva competenza per le questioni finanziarie, era eletta in proporzione al numero degli abitanti (un deputato ogni 30.000). Il Senato, cui spettava il controllo sulla politica estera, era invece composto da due rappresentanti per ogni Stato. Questa soluzione costituiva un compromesso fra le esigenze degli Stati più popolosi e le preoccupazioni degli Stati minori, destinati a essere sacrificati in un sistema di rappresentanza basato esclusivamente sulla consistenza numerica della popolazione.

Il potere giudiziario (pur confermata l’autonomia in materia dei singoli Stati) veniva posto sotto il controllo di una Corte suprema federale, composta da giudici vitalizi nominati dal presidente della Repubblica con l’assenso del Senato.

Ma la maggiore novità della Costituzione degli Stati Uniti stava nella creazione di un forte potere esecutivo accentrato nella figura del presidente della Repubblica, eletto ogni quattro anni con voto indiretto, cioè da un’assemblea di “grandi elettori” designati dagli Stati.
Indipendente dal potere legislativo, che non concorreva alla sua elezione, il presidente era dotato di poteri amplissimi. Deteneva, tra l’altro, il comando delle forze armate, nominava oltre ai giudici della Corte suprema, i titolari di molti uffici federali, poteva bloccare con il suo voto le leggi approvate dal Congresso (termine con cui si designavano entrambi i rami del legislativo, la Camera dei rappresentanti e il Senato). il Congresso poteva però a sua volta mettere in stato d’accusa il presidente e destituirlo se questi si fosse reso colpevole di violazioni di legge, con una procedura chiamata impeachment, “incriminazione”.

La Costituzione degli Stati Uniti d'America
Gli organi federali e i poteri nella Costituzione americana

La Costituzione degli Stati Uniti fu approvata da undici Stati su tredici, per essere poi solennemente ratificata dal Congresso nel settembre 1788.

Nel febbraio seguente furono tenute le prime elezioni legislative. Un mese dopo, George Washington era eletto quale primo presidente degli Stati Uniti.

Le richieste degli antifederalisti ottennero una parziale soddisfazione con l’approvazione da parte del Congresso, fra il 1789 e il 1791, di dieci articoli aggiuntivi – o emendamenti – alla Costituzione degli Stati Uniti. Essi avevano lo scopo di ribadire e di tutelare i diritti individuali dei cittadini e le prerogative dei singoli Stati contro qualsiasi invadenza del potere federale.