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Montesquieu: chi era, le opere e cosa sosteneva il filosofo illuminista

Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu, a tutti noto semplicemente come Montesquieu, è stato un filosofo, un giurista, uno storico e un pensatore politico francese. Per le sue idee riformiste e laiche è considerato uno dei grandi illuministi europei: un precursore del liberalismo e dell’idea moderna dello Stato. Nella sua opera più famosa, Lo spirito delle leggi, sostiene che il potere deve essere diviso e bilanciato tra persone diverse per evitare la tirannia e garantire la libertà dei cittadini. Perciò, per garantire la libertà dei cittadini, Montesquieu teorizza la separazione dei poteri nello Stato: in potere legislativo (crea le leggi e spetta al Parlamento); potere esecutivo (applica le leggi e spetta al Governo o al Re); potere giudiziario (giudica chi non rispetta le leggi e spetta ai giudici).

Montesquieu – la vita e le opere

Montesquieu nasce a La Brède, presso Bordeaux, il 18 gennaio 1689 da una famiglia di magistrati che lo avviò agli studi giuridici. Dopo gli studi in legge entrò alla Corte di Giustizia della sua città, divenendone a ventisette anni presidente.

Al 1721 risale la pubblicazione ad Amsterdam del fortunato romanzo epistolare, Lettere persiane. In esse svolse una satira mordente e spiritosa della vita a corte e a Parigi. Nello stile dell’opera confluiscono due mode letterarie allora in voga: le relazioni documentarie su paesi stranieri e le impressioni di immaginari stranieri ignoranti sugli usi e i costumi del tempo; accorgimento, quest’ultimo, che permetteva di esprimere per interposta e inafferrabile persona critiche e stupori sulla struttura sociale e politica del proprio paese. Il successo delle Lettere persiane fu strepitoso; si registrarono persino una dozzina di imitazioni.

I viaggi in Europa (Austria, Italia, Germania, Olanda, Inghilterra) tra il 1728 e il 1731 gli fornirono preziosi spunti di riflessione per la sua opera. Visse successivamente a Parigi, e dal 1736 si ritirò nella tenuta di La Brède, completamente assorbito dalla stesura delle opere storiografiche della maturità. Morì a Parigi, durante uno dei suoi soggiorni, il 10 febbraio 1755, all’età di 66 anni.

Montesquieu – Considerazioni sulle cause della grandezza dei Romani e della loro decadenza

Nel 1734 pubblicò le Considerazioni sulle cause della grandezza dei Romani e della loro decadenza. Si tratta di un’opera storica in cui Montesquieu analizza e spiega il successo e la decadenza di Roma, sulla base di cause del tutto umane e naturali. I Romani furono grandi e prosperi finché si governarono secondo alcuni principi: amore per la libertà, per il lavoro e la patria, la severa disciplina militare, la saggia politica del Senato nei confronti dei popoli vinti. Decaddero invece quando, dopo aver esteso smisuratamente i confini dell’Impero, dovettero cambiare il metodo di governo, sostituendo agli antichi princìpi consolidati una nuova visione del mondo. Le nuove abitudini portarono a guerre civili e corruzione.

Grazie a quest’opera Montesquieu ha cambiato il modo di studiare il passato. Prima si pensava che tutto accadesse per destino o per miracolo. Dopo questo saggio, gli studiosi hanno cercato le cause reali degli eventi. Si tratta di un’impostazione che deve molto a Machiavelli.

Montesquieu – Lo spirito delle leggi

Ancora più importante è il trattato Lo Spirito delle leggi, la sua opera fondamentale, pubblicata nel 1748 e posta all’Indice dei libri proibiti nel 1751. L’opera illustra la teoria della separazione dei poteri a cui si ispirano ancora oggi tutte le costituzioni democratiche, compresa quella italiana. In ogni Stato vi sono tre poteri – legislativo (fare le leggi), esecutivo (farle rispettare), e giudiziario (giudicare i trasgressori) – che devono essere affidati a organi diversi e rimanere distinti al fine di salvaguardare la libertà del cittadino.
Nell’opera sono inoltre trattati i diversi tipi di governo che, secondo Montesquieu, sono tre: la repubblica, la monarchia e il dispotismo (ovvero assolutismo); ognuno di essi – sostiene Montesquieu – agisce in base a un suo peculiare principio:

  • la repubblica è mossa dalla virtù, intesa come virtù politica, cioè amor di patria e dell’uguaglianza;
  • la monarchia fondata sull’onore, cioè nel pregiudizio personale o di classe;
  • il dispotismo fondato sulla paura. Il dispotismo è il governo in cui “un solo uomo, senza legge e senza regola, trascina tutto e tutti dietro la sua volontà e i suoi capricci”. Per correggere questa stortura, Montesquieu studiò il Bill of Rights inglese del 1689 e propose due interventi:
  • creare leggi e organismi costituzionali che limitino il potere del re trasformando la monarchia assoluta francese in monarchia parlamentare e costituzionale all’inglese;
  • realizzare l’equilibrio fra i tre poteri fondamentali dello Stato – legislativo, esecutivo, giudiziario – attraverso la loro separazione; in questo modo, ogni potere controlla gli altri due, impedendo gli abusi e garantendo i diritti di tutti.

Montesquieu collaborò anche all’Enciclopedia di Diderot, per la quale scrisse il Saggio sul gusto, apparso postumo, nel 1757, nel settimo volume dell’opera.

 

 

 

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