orfismo

L’Orfismo è uno dei più antichi culti misterici, cioè culti aperti a una ristretta cerchia di partecipanti tenuti al vincolo della segretezza.

I misteri orfici si diffusero in Grecia a partire dal VI secolo a.C. ed ebbero una notevole incidenza sulla filosofia, in particolare sul pensiero di Pitagora e di Platone.

Il termine Orfismo deriva da Orfeo, il mitico cantore sceso nell’Ade per recuperare l’amata Euridice.

Dalla discesa agli inferi alla ricerca di Euridice, si riteneva infatti che Orfeo avesse riportato informazioni sul modo di giungere al paese delle anime beate e di evitare tutti gli ostacoli che attendono l’anima dopo la morte.

L’Orfismo proclamava quindi l’immortalità dell’anima e una vita dopo la morte.

La reincarnazione

Nella visione degli orfici, seguaci dell’Orfismo, l’anima umana si reincarnava in altri corpi di uomini o di animali (questo dipendeva anche dal comportamento che si era tenuto in vita), per purificarsi delle proprie colpe. Poi, una volta purificata, l’anima era accolta in una sorta di Paradiso.

La reincarnazione rappresentava quindi un’occasione di salvezza per l’anima, che può espiare le proprie colpe attraverso un percorso di ascesi e di sofferrenza.

Una vita oltre la morte

L’Orfismo prometteva dunque una vita oltre la morte. Si trattava certamente di un destino ben diverso dalla tetra prospettiva di restare per sempre confinati nell’Ade, secondo l’insegnamento della religione ufficiale seguita in Grecia.

Gli orfici concepivano l’esistenza umana come la condanna dell’anima a vivere su questa terra in un corpo, soffrendo il dolore e l’angoscia della morte.

Per purificare l’anima e consentirle di tornare, dopo la morte, alla sua sede divina, gli orfici praticavano una disciplina di rinuncia, rifiutando l’uccisione degli animali e i pasti di carne, i sacrifici e ogni forma di violenza, compresa la guerra. Dovevano poi sottrarsi alle lusinghe alle ingiustizie del mondo; rifiutare le ricchezze, il lusso, il piacere e gli onori.