Boston tea party, evento fondamentale della Rivoluzione americana

La rivoluzione americana viene generalmente affiancata alla rivoluzione francese. Tuttavia, esse presentano caratteristiche differenti. Il termine “rivoluzione” sta ad indicare un cambiamento repentino e violento da una situazione di equilibrio. E, infatti, la rivoluzione francese vede l’affermazione di una nuova classe sociale, la borghesia, e il rovesciamento del vecchio regime. L’obiettivo della rivoluzione americana, invece, è quello di costruire un ordine analogo a quello di cui i compatrioti godono nella madrepatria.

I rapporti tra le tredici colonie e la madrepatria era piuttosto positivo, inizialmente: i coloni si sentivano inglesi, sudditi della corona britannica. I problemi cominciarono nel 1763, quando la Pace di Parigi sancì la fine della guerra dei Sette anni, con cui la Francia perse i possedimenti d’oltremare (Canada, Indie) e la Gran Bretagna affermò la supremazia coloniale. Aveva, dunque, bisogno di maggiori entrate economiche per mantenere l’impero che stava costruendo. Impose una serie di dazi doganali, che altro non erano che tasse indirette, essendo i coloni obbligati a commerciare con l’Inghilterra, e lo Stamp Act, una tassa di bollo.

Queste misure provocarono una serie di provvedimenti da parte delle colonie: furono organizzate manifestazioni di piazza, soprattutto ad opera di organizzazioni segrete, quali, ad esempio, I Fratelli della Libertà, e azioni di boicottaggio delle merci provenienti dalla madrepatria.

I coloni si appellavano al diritto espresso nella Magna Charta Libertatum del 1215: «No taxation without representation». I più radicali affermavano fosse necessario dare alle assemblee legislative lo stesso potere del Parlamento.

Nel 1773 il governo inglese affidò alla Compagnia delle Indie il monopolio del commercio del tè nel continente americano, danneggiando gravemente i commercianti locali.

Conseguenza di questo intervento fu il noto episodio Boston Tea Party: il 16 dicembre 1773 alcune navi della Compagnia furono assalite e il carico di tè fu gettato in mare. L’Inghilterra rispose con le Leggi Intollerabili: nel 1774 il porto di Boston fu chiuso, il Massachusetts perse l’autonomia, in tutte le colonie i giudici americani furono sostituiti da funzionari britannici. Evento, questo, da annoverare tra le cause principali della rivoluzione americana.

Nel settembre 1774 si riunì il primo Congresso Continentale, a cui non partecipò solamente la Georgia. I coloni erano divisi, ma alla fine concordarono per mandare avanti il boicottaggio delle merci e per difendere con ogni mezzo le loro autonomie.

In un primo momento l’Inghilterra sembrò voler scendere a patti con i coloni, ma nell’aprile 1775 ci fu un primo scontro armato tra coloni e inglesi.

Nel maggio 1775 si riunì un secondo Congresso continentale, nel corso del quale fu costituito il Continental Army e ne fu dato il comando a George Washington.

Il 4 luglio 1776 il Congresso continentale approvò la Dichiarazione d’indipendenza, stesa da Thomas Jefferson, e considerata l’atto di nascita degli Stati Uniti d’America.
Siamo nel pieno della rivoluzione americana.

Le prime fasi della rivoluzione americana non furono favorevoli agli ex coloni.

Gli inglesi avevano dalla loro più esperienza militare e una maggiore disponibilità economica tale da garantire armamenti e viveri. Inoltre, mentre l’esercito inglese contava 35.000 uomini, gli americani raggiungevano gli 8.000.
Washington, perciò, evitò gli scontri campali, preferendo le azioni di guerriglia. In un primo momento gli inglesi occuparono New York, ma furono sconfitti per la prima volta a Saratoga nel 1777.

La situazione degli insorti rimaneva precaria economicamente, per via dei costi del conflitto, tanto che erano dovuti ricorrere ad alcune imposte straordinarie.
Avevano, però, dalla loro la solidarietà dell’opinione pubblica europea. I paesi europei erano, infatti, intenzionati ad indebolire il potere dell’Inghilterra: molti furono i volontari che partirono per combattere fianco a fianco agli insorti; la Francia riconobbe l’indipendenza delle tredici colonie e si alleò con essi.

Nell’estate del 1781, in coincidenza con l’arrivo di una flotta francese, gli americani occuparono Yorktown, in Virginia, dove si era concentrato il gran numero delle forze britanniche. La rivoluzione americana volgeva al termine.

La resa di Yorktown, nell’ottobre 1781, segnò la fine della guerra e il successo della rivoluzione americana. Col trattato di Versailles del settembre 1783 la Gran Bretagna riconobbe l’indipendenza delle tredici colonie.

Questo argomento è tratto da Riassunti di Storia volume 7. L’EBook è in vendita su Amazon Kindle.