Dichiarazione di Indipendenza Americana

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Dichiarazione di Indipendenza americana
Affresco al Campidoglio di Washington nella Sala dell'Indipendenza: "Sottoscrizione della Dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti d'America, Philadelphia 4 luglio 1776"

La Dichiarazione di Indipendenza Americana è considerata l’atto di nascita degli Stati Uniti d’America. Fu approvata dal Congresso Continentale il 4 luglio 1776.

La Dichiarazione di Indipendenza Americana fu stilata nel giugno del 1776 da una commissione nominata dal Congresso Continentale, riunitosi a Philadelphia, in quanto rappresentanti delle tredici colonie.

La commissione era composta da Benjamin Franklin, John Adams, Roger Sherman, Robert Livingstone, Thomas Jefferson, incaricato della stesura del documento.

È un momento importantissimo non solo per la storia degli Stati Uniti (che celebrano il 4 luglio la Festa dell’Indipendenza), ma anche nella storia delle democrazie di tutto il mondo. La Dichiarazione di Indipendenza Americana rappresentò, infatti, un modello per altri documenti analoghi (come la Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino dell’89 francese) e una fonte per tutte le costituzioni liberali e democratiche.

In essa ritroviamo, innanzitutto, i principi propri dell’Illuminismo.

«Quando nel corso degli umani eventi si rende necessario ad un popolo sciogliere i vincoli politici che lo avevano legato ad un altro ed assumere tra le altre potenze della terra quel posto distinto ed eguale cui ha diritto per Legge naturale e divina, un giusto rispetto per le opinioni dell’umanità richiede che esso renda note le cause che lo costringono a tale secessione».

In queste righe, che aprono la Dichiarazione di Indipendenza Americana, si può leggere – oltre ad un accenno alla religione naturale (deismo) – con chiarezza il diritto dei cittadini alla ribellione, teorizzato dal principale filosofo liberale John Locke. Questi era vissuto in Inghilterra al tempo della Gloriosa Rivoluzione e aveva giustificato la ribellione del popolo inglese, affermandone la necessità nel caso in cui il potere politico minacci i diritti naturali dell’uomo: il diritto alla vita, all’uguaglianza, alla proprietà.

«Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità; che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo Governo, che si fondi su quei principi e che abbia i propri poteri ordinati in quella guisa che gli sembri più idonea al raggiungimento della sua sicurezza e felicità».

Assieme al diritto alla ribellione, teorizzato da Locke, ritroviamo, nella Dichiarazione di Indipendenza Americana, la necessità da parte del Governo di garantire al cittadino la sicurezza e la felicità, scopo anche del Contratto sociale di Jean-Jacques Rousseau.

«La storia dell’attuale Re di Gran Bretagna è una storia di ripetute offese e usurpazioni, aventi tutte come obiettivo immediato l’instaurazione di una Tirannide assoluta su questi Stati».

Viene ripetutamente additato il re –al tempo Giorgio III – come colpevole, anche se, di fatto, il reale colpevole non era altro che il Parlamento, da cui dipendeva la maggior parte della politica intrapresa contro gli Stati Uniti. Il motivo per cui è «Egli» (il re) che viene accusato è che gli stessi coloni avevano intenzione di ricreare nel territorio americano la struttura parlamentare della madrepatria.

Nella Dichiarazione di Indipendenza Americana si difende, poi, la tripartizione dei poteri – di cui principale teorico era stato Montesquieu – e che sempre il Re aveva minacciato.