John Locke (1632-1704) è considerato il maggiore esponente della filosofia empirista, il padre del liberalismo moderno e uno dei più grandi anticipatori dell’Illuminismo, perché le sue idee hanno messo al centro la ragione critica, la tolleranza e i diritti naturali dell’uomo.
John Locke – vita e opere
Nacque il 29 agosto 1632 a Wrington, vicino a Bristol.
Trascorse la giovinezza in un periodo travagliato della storia inglese, segnato dalla prima rivoluzione inglese e dalla decapitazione di Carlo I nel 1649. Studiò all’università di Oxford, dove, a partire dal 1660, insegnò greco e retorica.
A 35 anni entrò nella politica militante, diventando segretario di Lord Ashley, che fu in seguito conte di Shaftesbury e Lord Cancelliere, di cui seguì le alterne vicende. Nel 1675, infatti, il conte di Shaftesbury entrò in disgrazia e John Locke si recò in Francia, dedicandosi, nei quattro anni di soggiorno francese, alla stesura del Saggio sull’intelletto umano.
Nel 1679 tornò a Londra a seguito del conte di Shaftesbury, ritornato al potere. Quando però questi venne accusato di tradimento e fu costretto a fuggire in Olanda per morire nel 1682, John Locke cadde in sospetto. Anche lui si recò allora in Olanda, nel 1683, e vi rimase per più di cinque anni. Qui prese parte alla spedizione del 1688 che portò, nel 1689, con la Gloriosa rivoluzione, Guglielmo d’Orange e la moglie Maria, al trono d’Inghilterra. La vittoria di Guglielmo d’Orange rese possibile il ritorno in patria di Locke.
Nel 1691 John Locke si ritrò nell’Essex, nel castello di Oates sotto l’ospitalità di Sir Francis Masham. Qui venne circondato dalle amorose cure di Lady Masham, figlia del filosofo Ralph Cudworth. Morì il 28 ottobre 1704.
L’opera principale di Locke è il Saggio sull’intelletto umano, pubblicata solo nel 1690, ma la cui redazione durò circa vent’anni. Altre opere sono: l’Epistola sulla tolleranza, pubblicata nel 1689; i Due trattati sul governo, pubblicati nel 1690; i Pensieri sull’educazione, nel 1693; nel 1695 uscì La ragionevolezza del cristianesimo. Postumi furono pubblicati alcuni scritti tra cui un ampio commento alle epistole di San Paolo e la Guida dell’intelligenza.
John Lock: i temi chiave
Lo studio di John Locke si basa su tre pilastri: l’empirismo (la conoscenza nasce dall’esperienza); il liberalismo (lo Stato deve proteggere i diritti naturali); la tolleranza (separazione tra Stato e Chiesa).
John Locke e l’empirismo: le idee innate non esistono, la conoscenza nasce dall’esperienza
Il punto di partenza della filosofia di Locke è l’opposizione all’innatismo. Per il filosofo inglese (sulla scia di Aristotele) la mente dell’uomo, alla nascita, è una tavola raschiata dove non c’è scritto nulla, e infatti le idee si formano sulla base dell’esperienza, che può essere rivolta verso l’esterno, e dunque si concretizza nella sensazione, o verso se stessi e le proprie emozioni, e in tal caso si tratta di riflessione. La mente umana, nella quale gradatamente si sedimentano le conoscenze tramite le esperienze, sfrutta due fonti di informazioni: una esterna, derivante dai sensi, e l’altra basata sulle percezioni interiori, che sono trasmesse alla ragione tramite la riflessione.
Questo doppio canale di ricezione di informazioni fa in modo che la mente elabori innanzitutto delle idee semplici, vale a dire concetti chiari e immediati, che non richiedono ulteriori ragionamenti per essere compresi.
Le idee semplici che derivano direttamente dai sensi sono i colori, gli odori, i suoni, mentre tra quelle che pervengono dalla riflessione figurano il timore, il credere, il dubitare ecc.
In una fase successiva, l’intelletto associa tra loro le idee semplici e dà forma alle idee complesse, che per Locke appartengono a tre categorie: il modo, la sostanza e la relazione.
Alla categoria del modo appartengono idee quali lo spazio, l’idea del tempo e l’idea dell’infinito. La sostanza è l’idea complessa che nasce dall’associazione di percezioni che si presentano sempre insieme. Ad esempio: le percezioni congiunte del colore dominante bianco, del becco giallo e del collo lungo fanno nascere nell’uomo l’idea complessa dell’anatra. La relazione, infine, costituisce la percezione di un legame di identità o di causalità tra determinati fenomeni. Ad esempio: l’individuo arriva all’idea dell’anima assemblando una serie di esperienze interne che gli comunicano l’esistenza di una sua identità; la causalità è legata ai fenomeni esterni che si presentano sempre in relazione tra loro, come ad esempio, il calore e l’ebollizione.
John Locke è considerato il padre del liberalismo moderno
Importante è la riflessione politica del filosofo britannico. Lo Stato di Locke, così come delineato nei due Trattati sul Governo (1690), si basa sulla sovranità dei cittadini, riuniti in una società a regime democratico. A fondamento della sua teoria politica ci sono il diritto naturale e il contratto sociale. Lo Stato può considerarsi “legittimo” solo se si fonda su questi due principi, in particolare: il diritto naturale si basa sulla natura dell’uomo che, in quanto razionale, induce al rispetto dell’altro, dei suoi diritti inviolabili (vita, libertà e proprietà). Il contratto sociale deriva dal consenso collettivo e costituisce un accordo tra cittadini che ricalca i principi del diritto naturale e serve a promuovere il benessere della comunità senza ledere i diritti dei singoli.
Nel formare una società, quindi, i membri sottoscrivono un patto in cui s’impegnano a rispettare i principi dettati dalla ragione, improntati al rispetto reciproco a garanzia di una civile e pacifica convivenza. La sua concezione dello Stato, inteso come garante dei diritti fondamentali dell’uomo, fa di John Locke il padre del liberalismo moderno, in cui il potere supremo è quello legislativo, che è un attributo incancellabile del popolo, che, a sua volta, lo delega ai suoi rappresentanti e al legislatore, riservandosi la facoltà di rimuoverli se costoro dovessero disattendere la volontà della collettività che li ha eletti. Al potere legislativo sono subordinati quello esecutivo, rappresentato dal sovrano, e quello federativo, deputato alla politica estera. La teoria politica di Locke è centrata sulla divisione dei poteri e rappresenta un contributo fondamentale alle posizione democratiche assunte da filosofi e teorici del Settecento.
La tolleranza
Un’altra caratteristica dello Stato di Locke è la tutela della libertà religiosa, considerata un diritto fondamentale degli individui. Lo Stato non può intromettersi nelle questioni religiose ma deve essere tollerante, vale a dire non imporre né impedire l’esercizio di nessun culto, ma limitarsi a regolamentare la vita civile dei cittadini.
La religione deve essere liberata dal fanatismo e dalla irrazionalità e limitarsi a predicare quelle verità non in contrasto con la ragione, la morale e il buon senso. Tutto ciò che attiene alla superstizione e alla irrazionalità deve essere rifiutato nettamente in quanto causa di persecuzioni e fanatismi che ledono la libertà umana e minano la pacifica convivenza. Infatti la maggior parte delle guerre del suo tempo furono scatenate da motivi religiosi.

