ellenismo e la cultura ellenistica
Scultura in marmo di Alessandro, Lisippo

Il termine “ellenismo” fu coniato dallo storico tedesco Johann Gustav Droysen, che intorno al 1840 pubblicò per primo una Storia dell’Ellenismo. “Hellenismós” in greco significa “imitazione dei greci”. Droysen utilizzò questo termine proprio per indicare che nell’età ellenistica si ebbe la massima diffusione della cultura greca.

Più propriamente si definisce “età ellenistica” il periodo compreso fra il 323 a.C. (anno della morte di Alessandro Magno) e il 30 a.C. (anno in cui l’Egitto, dopo la battaglia di Azio, fu ridotto a provincia romana).

Durante questo periodo, che abbraccia i secoli III-I a.C., la Grecia (con le sue poleis) decadde politicamente, ma la sua cultura si diffuse in tutto l’Oriente unificato da Alessandro Magno, restandone influenzata a sua volta.

La caduta dell’ideale della polis greca, l’intenso movimento emigratorio dalla Grecia, la moltiplicazione dei centri urbani causarono un profondo cambiamento dal punto di vista culturale.

La vita delle poleis non comportava più una costante, attiva e decisiva partecipazione dei cittadini alla vita politica. La perdita di legami e di identità si tradusse in un’esaltazione della dimensione individuale del destino di ciascun individuo.

Questo nuovo atteggiamento produsse reazioni diverse. Da un lato, lo sconfinato orizzonte del mondo ellenistico e l’incontro concreto con popoli e culture diversi fece maturare un atteggiamento mentale di curiosità e apertura che oggi definiamo con la parola cosmopolitismo (dal greco kòsmos, «mondo», e polìtes, «cittadino»): non si era più solo cittadini della polis ma cittadini del mondo. Dall’altro, la dipendenza dalla volontà di sovrani potenti e lontani e il declino delle poleis esaltarono il senso di isolamento e di insicurezza degli individui, che cercarono risposte nella religione, nella magia, nell’astrologia. In ciò decisivo fu il sincretismo religioso, ossia la mescolanza di culti e pratiche soprattuttto di origine orientale.

Veicolo di questo nuovo universo culturale era la lingua greca comune, la koiné (in greco «comune»), il dialetto attico semplificato. Imposto da Alessandro Magno e inizialmente diffuso negli atti ufficiali e commerciali, il greco divenne la lingua degli uomini di cultura. Grazie a questa lingua comune, realtà lontane e fino ad allora isolate poterono entrare in comunicazione.

I sovrani ellenistici ebbero un ruolo importante nel processo dello sviluppo culturale: l’affermazione della loro grandezza e popolarità passava anche attraverso la promozione delle attività culturali, in cui essi investirono ingenti risorse. Con offerte allettanti attirarono a corte poeti, filosofi, pittori, scultori. L’esempio grandioso fu quello di Alessandria d’Egitto, sede del famoso Museo. Nel Museo, scienziati e ricercatori di tutto il mondo ellenistico lavorarono avvalendosi delle strutture di ricerca più avanzate (l’osservatorio astronomico, il giardino zoologico, l’orto botanico, le sale di dissezione anatomica, oltre naturalmente alla biblioteca) e usufruendo della possibilità di comunicazione con ricercatori e scienziati di ogni angolo del mondo allora conosciuto.

Fu grazie a queste condizioni che la ricerca scientifica conobbe in età ellenistica grandi progressi, testimoniati da nomi come quello di Euclide, i cui Elementi di geometria (300 a.C. circa) si studiano ancora oggi; di Archimede di Siracusa (287-212 a.C.), autore di scoperte fondamentali di meccanica e di ottica; di Aristarco di Samo (inizio del III secolo a.C.), l’astronomo che per primo immaginò un universo con il Sole al centro; di Eratostene di Cirene (275-195 a.C), il geografo che calcolò con procedimenti matematici la lunghezza dell’Equatore.

Notevoli furono anche le indagini nel campo dell’ingegneria meccanica che portarono a realizzare congegni e macchine di concezione avanzatissima. Tuttavia queste conquiste della scienza non ebbero particolari applicazioni, se non nel campo della teconologia militare e, più in particolare, in quello delle macchine da guerra.