Gaio Giulio Cesare
Statua di Giulio Cesare in via Dei Fori Imperiali a Roma

Gaio Giulio Cesare, nato a Roma il 12 luglio del 100 a.C. dalla nobilissima gens Iulia (ormai impoverita e decaduta), era alto, ben proporzionato e di colorito chiaro; aveva un viso un po’ troppo pieno, scrive Svetonio, ma occhi neri e vivaci. Dedicava grandissima attenzione alle cure del corpo, non solo facendosi tagliare i capelli e radere la barba con estrema cura, ma anche facendosi depilare, cosa considerata a dir poco eccentrica per un uomo se non addirittura sconveniente. Non tollerando la calvizie, che lo aveva precocemente colpito, egli cercava di nasconderla pettinandosi i radi capelli in avanti.

Gaio Giulio Cesare amava moltissimo il lusso e l’eleganza, e dilapidava per questo cifre imponenti. Nelle città che conquistava faceva staccare i mosaici, che portava a Roma dopo averli fatti montare su appositi telai. Il suo amore per le cose belle era tale che, dopo aver dilapidato una cifra enorme per costruire una casa nel quartiere Nemorense, la fece distruggere fino alle fondamenta, perché non era di suo gusto. E fece questo, come racconta Svetonio, in un momento in cui non solo aveva pochi soldi, ma era oberato di debiti.
In realtà egli fu perseguitato per tutta la vita dai creditori. Per pagare i suoi debiti, mentre era governatore in Spagna arrivò fino a mendicare denaro agli alleati, e saccheggò città che non erano nemiche. Si diceva addirittura che durante il suo primo consolato (59 a.C.) avesse rubato dal Campidoglio tremila libbre d’oro, sostituendole con altrettanto bronzo dorato.

Con i suoi soldati aveva un rapporto eccellente. Nonostante non esitasse a punire con estrema severità le mancanze gravi, come il tradimento e la sedizione, sapeva perdonare le colpe meno gravi e talvolta, dopo la vittoria, dava alle truppe il permesso di abbandonarsi a ogni licenza: «I miei soldati – era solito vantarsi – sanno combattere anche se profumati».

Gaio Giulio Cesare trattava gli amici con bontà e cortesia estrema. Una volta, durante un viaggio, essendosi Caio Oppio ammalato mentre si trovavano in una foresta, cedette all’amico il suo piccolo alloggio e dormì per terra sotto le stelle [da Il ritratto di Cesare, da Vite parallele di Plutarco].
Divenuto potente, Gaio Giulio Cesare innalzò ai più alti onori persone di origini umilissima, e a chi lo rimproverava per questo così rispose: «Se avessi chiesto aiuto a ladri e assassini per difendere il mio onore, avrei ringraziato anche loro nello stesso modo».

Per tutta la vita godette di ottima salute, ma negli ultimi anni soffriva di svenimenti, di incubi notturni e di crisi epilettiche. Quando morì a 56 anni, la sua salute era così cagionevole che, secondo alcuni, avrebbe volutamente ignorato indizi e presagi che lo mettevano in guardia contro la congiura. Tutti concordavano comunque che avesse subìto il tipo di morte che desiderava. Il giorno prima delle Idi di marzo (15 marzo del 44 a.C.), secondo quanto si raccontava, essendo il discorso caduto su quale fosse la morte migliore, egli avrebbe dichiarato di preferire a ogni altra una fine rapida e improvvisa.

La morte di Giulio Cesare in un dipinto (1793 - 98) di Vincenzo Camuccini
La morte di Giulio Cesare in un dipinto (1793 – 98) di Vincenzo Camuccini

 

Il mito di Cesare

La leggenda racconta che Gaio Giulio Cesare fosse venuto al mondo con un parto cesareo, un avvenimento questo che gli antichi interpretavano come un presaggio negativo e infausto. Infatti, i nati per parto cesareo erano sempre dei sopravvissuti, poiché in un mondo ancora molto arretrato dal punto di vista delle tecniche chirurgiche, nascere così significava sopravvivere alla morte della madre. In tutta l’antichità, più o meno fino al Seicento, i nati da cesareo furono visti come dei “non – nati”, degli individui che occupavano uno spazio intermedio fra la vita e la morte. Per tali ragioni, Gaio Giulio Cesare fu considerato anche un eroe negativo e inquietante, tanto che lo si accostava addirittura all’Anticristo.

Dunque Gaio Giulio Cesare è stato, nel tempo, sempre una figura controversa, capace di suscitare nei suoi contemporanei, ma anche nei posteri, entusiastiche ammirazioni o intransigenti rifiuti. A chi ha visto in lui il simbolo della forza e della decisione politica che contraddistinguono il grande leader si è contrapposto chi lo ha condannato come usurpatore e cinico tiranno. In ogni caso, l’immagine di Gaio Giulio Cesare ha attraversato la letteratura e l’arte in ogni tempo, sino a divenire una vera “icona” del mondo classico.

Cesare sul carro trionfale, particolare di un dipinto (1486 - 1501) commissionato ad Andrea Mantegna dai Gonzaga di Mantova per esaltare simbolicamente, attraverso la gloria di Cesare, la propria grandezza
Cesare sul carro trionfale, particolare di un dipinto (1486 – 1501) commissionato ad Andrea Mantegna dai Gonzaga di Mantova per esaltare simbolicamente, attraverso la gloria di Cesare, la propria grandezza

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