Mosaico: definizione, origini, storia, tecnica
Mosaico con bambini che cavalcano un cammello guidato da un servo, dal Gran palazzo imperiale di Istanbul, VI sec. d.C.

Il mosaico cos’è? – definizione

Il mosaico è una tecnica antica decorativa già in uso presso gli Egizi; godette di particolare favore tra Greci e Romani (specie per i pavimenti) e poi soprattutto nell’arte bizantina (per le superfici murarie).

Consiste nel comporre un disegno o un’immagine accostando piccole tessere, cioè minuti tasselli di pietra, di marmo o di pasta vitrea colorati.
Le tessere di pasta vitrea colorati permettono di avere una più vasta gamma di colori. L’introduzione delle tessere in pasta vitrea risale ai Romani: il vetro, ottenuto dalla solidificazione di ossido di silicio, è reso opaco con un composto di piombo e stagno, e colorato con l’aggiunta di sali minerali; le tessere dorate, invece, si ottengono inserendo una foglia d’oro fra due strati di vetro: quello sottostante rosso o verde, quello sovrastante trasparente.

Origini e storia del mosaico

Il mosaico è una tecnica molto antica, già usata in Mesopotamia e in Egitto e perfezionata da Greci e Romani. Con i Romani conobbe grande fortuna, soprattutto in epoca imperiale, quando sovrani, nobili e ricchi cittadini chiesero ai maestri di decorare i pavimenti e le pareti delle loro lussuose dimore.

I soggetti potevano essere semplici motivi geometrici in bianco e nero, immagini di fiori, foglie o nastri, scene mitologiche, marine o particolareggiate raffigurazioni di gare e celebrazioni. Uno dei complessi meglio conservati è quello della Villa del Casale a Piazza Armerina in Sicilia.

Dal IV secolo d.C. il mosaico è utilizzato anche per la decorazione di volte e cupole e conosce la massima diffusione proprio nell’arte paleocristiana e nell’arte bizantina. Le più importanti testimonianze dell’arte musiva bizantina si trovano oggi nelle chiese di Santa Sofia nella odierna Istanbul; di San Vitale, di San Apollinare Nuovo e di San Apollinare in Classe a Ravenna; di San Marco a Venezia.

Per gli effetti tipicamente bidimensionali, questa tecnica perde d’importanza con il Rinascimento e il recupero della prospettiva, mentre ha destato l’interesse di alcuni artisti del Novecento, come Gustave Klimt e Joan Miró.

La tecnica del mosaico – descrizione

Si parte da un disegno a grandezza definitiva su un cartone; il cartone viene riportato sulla superficie che ospiterà il mosaico.

Alle linee e ai colori del disegno si sostituiscono le tessere. Le tessere vengono:

  • tagliate;
  • disposte con inclinazioni differenti per determinare diversi effetti di riflessione della luce, in particolare nelle zone dorate, e per sottolineare l’andamento di panneggi, barbe e capigliature;
  • fissate via via su piccole sezioni di superficie intonacata, di modo che questa resti sempre fresca mentre le tessere vengono disposte fino al completamento dell’opera.

La realizzazione di un mosaico richiede la partecipazione di artisti con competenze diverse:

  • il pictor imaginarius, che disegna la composizione;
  • pictor parietarius, che riporta e adatta il disegno sul muro;
  • il pictor musivarius, che colloca le tessere su uno strato cementizio.

Nel Medioevo, a partire dal XII secolo, si adottò una nuova tecnica accanto a quella tradizionale. Le tessere si incollavano su un pannello di legno sul quale si applicava una tela.

La tela veniva poi appoggiata sulla parete fresca di intonaco. L’intonaco, seccando, tratteneva le tessere e la tela veniva infine tolta.