Optimates e Populares, Ottimati e Popolari

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Optimates e Populares, Ottimati e Popolari

Optimates e Populares (Ottimati e Popolari) erano i due schieramenti politici che si formarono a Roma nel I secolo a.C.

Qual era la differenza tra gli Optimates e i Populares?

Gli Optimates, cioè gli Ottimati, erano i patrizi conservatori, coloro che controllavano la vita politica della città, pertanto erano contrari ai cambiamenti.

I Populares, cioè i Popolari, comprendevano invece i cavalieri, i commercianti, i piccoli contadini e la plebe più ricca, che portavano avanti le idee dei Gracchi.

Guerra civile tra Mario, capo dei Populares, e Silla, capo degli Optimates

Dopo anni di scontri tra Optimates e Populares, si giunse a una guerra civile (88-82 a.C.) che vide contrapposti Lucio Cornelio Silla, capo degli Optimates, e Gaio Mario, capo dei Populares.

La guerra civile si concluse nell’82 a.C. con la vittoria di Silla. Egli si fece nominare dittatore e governò Roma per tre anni.

Quali furono i cambiamenti apportati da Silla una volta diventato dittatore?

Diventato dittatore, Silla cancellò tutte le riforme a favore dei plebei ed emanò le liste di proscrizione, elenchi dei suoi avversari che potevano essere uccisi da chiunque e i cui beni furono confiscati e distribuiti fra i sostenitori e i soldati di Silla.

Dopo la morte di  Silla, si forma il primo triumvirato

Alla morte di Silla, nel 79 a.C., Gneo Pompeo e Marco Licinio Crasso, appartenenti agli Optimates, e Gaio Giulio Cesare, capo dei Populares, strinsero un’alleanza per governare la Repubblica: formarono così un triumvirato e si divisero i poteri dello Stato. Era il 60 a.C.

Seconda guerra civile tra Pompeo e Cesare

Alla morte di Crasso, però, Pompeo e Cesare si trovarono in disaccordo e scoppiò una seconda guerra civile (49-45 a.C.).

Ne uscì vincitore Giulio Cesare, che si fece nominare dittatore a vita.

Subito dopo, Cesare diede inizio a delle riforme per una migliore organizzazione sociale e politica dello Stato romano: distribuì terre pubbliche ai soldati e ai contadini; concesse la cittadinanza romana alle città della Gallia e ad altri popoli non italici; permise anche agli abitanti delle province romane di partecipare al governo.